Tempo di controrivoluzione

Censura sul web e qualche considerazione sul governo. Giulietto Chiesa risponde a un lettore.

Tempo di controrivoluzione

Tempo di controrivoluzione

Redazione 12 agosto 2018megachip.info

di Redazione


 


Carissimo direttore dopo la censura di Info Wars, credo che anche per il vostro giornale sia arrivato il momento di raccontare come in realtà le lobby e i poteri forti mondiali cominciano ad avere una paura matta di ciò che sta avvenendo nel mondo. Il web ha creato "dei mostri" che raccontano la verità o per lo meno esprimono opinioni diverse da quelle degli establishment. In tutto ciò il nostro governo è una specie di esperimento di significato mondiale. Da questo governo partirà un mondo nuovo, un modo nuovo di fare politica. Questo ancora non lo ha detto chiaramente nessuno... o quasi. Bene!


Hanno paura, hanno paura della coscienza delle persone, che si apre sempre più a idee forti. Hanno paura che tutto gli possa scappare dalle mani. Hanno paura che ormai le coscienze siano pronte a nuove visioni e anzi ne siano affamate. Anche se spengono un canale se ne accenderanno altri 10!


Giacomo Rossi


***


Caro Rossi, rispondo a lei per rispondere a molti. E le dico che lei è troppo ottimista, come molti di coloro che qui vengono a commentare.
Pandora tv e io personalmente, come lei sa, questa storia della censura in arrivo (già è arrivata) la raccontiamo dal 2014, cioè da quando siamo nati. Pochi, molto ottimisti, avevano reagito.


È verissimo quello che lei bene dice: i “mostri” che hanno creato stanno cominciando a produrre problemi. E loro stessi non sanno come affrontarli. Non c’è dubbio che la situazione delle grandi masse mondiali sta scappando dalle loro mani e dal loro controllo, proprio a causa del funzionamento dei loro “mostri” (che sono Google, Facebook, Apple, YouTube, Spotify, Yahoo ecc.). Quello che sta avvenendo è che i Padroni Universali (dell’Occidente) stanno dando ordini precisi ai padroni di questi “mostri”, che in realtà sono parte dei Padroni Universali: dovete bloccare l’informazione critica, incontrollata. Dovete orientare in altre direzioni i cervelli. Dovete aumentare le dosi di manipolazione. E, se non ci riuscite, dovete usare il manganello elettronico: cioè chiudere, oscurare, cancellare. Ma questo, come già si vede, provoca danni economici alle possenti corporations della comunicazione mondiale. Facebook ha perso 100 miliardi di dollari in un giorno solo. Twitter ha subito un crollo analogo. ecc. Altri ce ne saranno.


È appena iniziata, in questo campo, una tempesta di turbolenze.


Ma qui finisce ogni ottimismo. Il loro potere di controllo dei canali di comunicazione è intatto. Sono tutti in mano loro. Io e lei non abbiamo strumenti per difenderci. Le leggi le fanno loro. Molte delle quali sono imperscrutabili. Siamo in balia del loro arbitrio. Il web intero è nelle loro mani. Solo la Cina e l’Iran, per il momento, si sono costruiti barriere difensive adeguate. La Russia (il pubblico russo) è per il momento, del tutto indifesa dagli attacchi esterni e si sta costruendo lentamente qualche barriera, ma è poca cosa. L’intera faccenda del Russiagate è una menzogna ridicola e gravissima al tempo stesso. Ridicola perché mostra una Russia che sembra mille anni avanti in un campo in cui è mille anni indietro e di cui non controlla neanche le macchine essenziali. Certo la Russia non può essere “spenta” dall’America (l’Italia invece sì!), ma che la Russia sia in grado, con i suoi mezzi attuali, di influire sulle elezioni americane, o italiane, o tedesche, è cosa che dovrebbe fare ridere anche i bambini. Come qualcuno ha scritto, ironicamente, erano più credibili quando raccontavano che i russi mangiavano i bambini.


Invece, come lei sa, tutti i nostri media ufficiali continuano a far finta di credere al Russiagate. E questo già dice cosa faranno: applaudiranno a ogni oscuramento, e una parte dell’opinione pubblica — contrariamente al suo ottimismo — gli andrà dietro. Ma il problema è mondiale. È attorno alla comunicazione che si sta combattendo la parte essenziale della guerra ibrida contro tutti i popoli. E il Potere ha le chiavi. Noi no. Lei dice che per ogni canale che si chiude, altri dieci si apriranno. E si sbaglia. Perché i canali sono loro e non nostri. Pandora tv, per esempio, ha un sito proprietario e una ventina di “finestre di visibilità” non proprietarie. Se queste finestre ci verranno chiuse, a me come a Messora, o a chiunque altro, la nostra “visibilità” scenderà a ben poco. I mezzi finanziari che abbiamo a disposizione si ridurranno fino a quasi nulla. Sarà la battaglia del ciclostile contro i mostri planetari. I quali hanno il vantaggio di poter produrre non solo informazione. Questa, per loro, è cosa secondaria. Loro producono “intrattenimento”, moda, gossip, scemenze varie, consumo. Che è quell’insieme di cose esattamente funzionale ad accalappiare il pubblico che loro stessi hanno preventivamente “diseducato” alla vita civile nel corso degli ultimi 40 anni almeno. Lei è davvero sicuro che la “coscienza” vigile e critica delle grandi masse si aprirà al nuovo? Io temo che la enorme differenza di potenza è tutta a vantaggio dei loro “messaggi”. E per raggiungere un adeguato livello di difesa occorreranno azioni di massa veramente rivoluzionarie.

E ora vengo al secondo punto del suo ragionamento. Anche qui c’è del vero: questo governo è un “esperimento mondiale”. Ma lei dovrebbe sapere che non tutti gli esperimenti riescono. Questo è palesemente un governo “provvisorio”. Quanto tempo durerà non lo sa nessuno. È una lotta contro il tempo. È il risultato di una drammatica e cruciale sconfitta della classe dirigente italiana, e l’arrivo al potere di forze popolari genuine. Questo è certo. Una ventata di aspettative è in corso. Ma questa rappresentanza delle forze popolari (proprio così, delle forze popolari) è in grado di soddisfare queste aspettative? Esse stesse, in primo luogo, sono contraddittorie e confuse. E non poteva essere altrimenti, poiché le masse sono rimaste senza una guida, e indottrinate dal nemico. Il sud del Paese ha espresso volontà e aspirazioni che non sono affatto omogenee con quelle espresse dal nord e dal centro. Per mettere ordine in questo magma di desideri di rivincita sociale occorrerebbe un progetto “alternativo al sistema”. Ma questo progetto non c’è e non si vede nemmeno all’orizzonte. Una rivoluzione politica sta avvenendo, ma senza una guida. E non dimentichiamo il contesto internazionale, dove l’ostilità è prevalente e pronta a cogliere al balzo ogni errore.

Non si può trascurare che questo governo è una sommatoria di due partiti diversi e, per moltissimi aspetti, antagonisti. La formazione del governo è stata una specie di miracolo e di fortuite coincidenze. Addirittura è stata una vittoria fatta di debolezze, che si sono sommate contro una élite poltica frastornata dalla sconfitta e oltremodo stupida. E ora è già evidente che le incrinature, invece di chiudersi, si allargano. Dunque sperare in una marcia trionfale di cambiamenti positivi è del tutto sbagliato. Ci vuole grande realismo. Salvini, personalmente, ha triplicato i suoi consensi in pochi mesi. Sappiamo come: mescolando buono e cattivo con grande audacia e totale spregiudicatezza. Ma sta giocando bene, nell’essenziale, interpretando la volontà — che c’è — di rottura nei confronti del “sistema”. Una critica nei suoi confronti è sensata solo se si valutano bene le sue possibilità e i suoi intendimenti. Il momento è davvero, potenzialmente rivoluzionario. In queste condizioni chi pensa di dover fare troppi complimenti è palesemente fuori gioco. Salvini ha un progetto europeo, che potrebbe rivelarsi decisivo per scardinare porte e finestre di Bruxelles. Su ciò dev’essere sostenuto. Ha aperto alla Russia, ma ha dovuto fermarsi sulla soglia della Nato. E questo dice già quasi tutto dei limiti attuali della Lega. Ma la partita di Salvini è fatta anche di grandi mosse politiche come quella della nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Questo è un gesto di enorme cambiamento, una sfida al sistema in un settore decisivo per la trasformazione del paese. Proprio nel campo di cui abbiamo parlato prima.

Il M5Stelle non ha nessun programma di alternativa al sistema. Lo si è visto in tutte le mosse fino a qui compiute, che dimostrano tutte, senza eccezione, l’intenzione di Di Maio di presentarsi come l’interfaccia del dialogo con il sistema. Con quello strategico della Nato e delle forze più aggressive dell’Occidente, e con quello non meno strategico dell’Europa, cioè della sovranità dell’Italia. Anche in questo caso la nomina 5Stelle dell’Amministratore delegato della Rai è quanto di più stabilizzante e soddisfacente per i controllori del sistema comunicativo informativo italiano. Si aggiunga l’uscita di Beppe Grillo che, in pieno bailamme contro la nomina di Marcello Foa, annucia la sua proposta di vendere due canali pubblici alla concorrenza privata. Un colossale regalo ai pifferai magici mondiali che verranno a comprare, per quattro lire, due straordinari strumenti appartenenti al popolo e che dovrebbero diventare baluardi della democrazia. Qui, davvero, non si può parlare di alternativa di sistema. Cosa pensino molti elettori del M5S lo diranno gli eventi. Ma c’è già oggi ragione di dubitare del loro entusiasmo per quanto stanno vedendo.

Mi fermo qui. L’analisi andrà fatta con molta attenzione, seguendo le mosse di amici e avversari. Ma con l’entusiasmo ci andrei piano. Per vincere ci vorrà un’analisi attenta degli eventi che si delineano nell’immediato futuro. A cominciare dalla questione del nostro debito pubblico. Draghi ha detto che smetterà di acquistare i titoli italiani (e altri). Chi sarà colui — o coloro —che acquisteranno ciò che la Banca Centrale Europea non acquisterà più? Mai sottovalutare il nemico. I generali che lo hanno fatto, hanno sempre perduto le loro guerre.


Cordiali saluti


Giulietto Chiesa