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'Israele bombarda la Siria. L'Onu: ''Tel Aviv sostiene gli islamisti'''

'L''attacco proprio nel giorno in cui un dettagliato rapporto ONU certifica che Israele ha costanti contatti con i ribelli siriani che combattono contro Bashar al-Assad'

'Israele bombarda la Siria. L'Onu: ''Tel Aviv sostiene gli islamisti'''

Redazione

9 Dicembre 2014 - 07.43


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da Contropiano.org.

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Nuovo
bombardamento Israeliano in territorio siriano. Secondo quanto affermato
da fonti anonime del cosiddetto ‘Stato Ebraico’ sabato scorso i caccia
con la stella di David hanno bombardato alcune postazioni militari in
Siria, probabilmente per colpire e distruggere missili e armi destinate a
Hezbollah, movimento di resistenza sciita libanese che combatte in
patria e anche nel paese confinante contro le milizie islamiste. Non è
la prima volta negli ultimi tre anni che le forze militari israeliane
hanno compiuto attacchi in territorio siriano. L”ultima incursione aerea
risale a marzo quando i caccia avevano preso di mira alcune postazioni
militari governative nella regione di Quneitra, vicino al Golan occupato
da Israele nel 1967.

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Dopo i bombardamenti, le autorità siriane hanno informato che “il
nemico israeliano ha attaccato la Siria prendendo come obiettivo due
regioni (controllate da Damasco n.d.r.) nella provincia della capitale:
il settore di Dimas, vicino al confine con il Libano, e quello
dell”aeroporto internazionale” di Damasco. Il governo siriano ha
denunciato “un”aggressione che dimostra il coinvolgimento diretto di
Israele nel sostenere, insieme ad altri Paesi occidentali e ad altri
Paesi della regione, il terrorismo in Siria”. Parole grosse? Macchè.

L”attacco è avvenuto proprio nel giorno in cui un dettagliato rapporto
delle Nazioni Unite certifica che “Israele intrattiene da mesi costanti e
regolari contatti con gruppi militanti di ribelli siriani che
combattono contro il regime del presidente Bashar al-Assad”.

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Secondo
i capi delle Forze militari dell’Onu della missione Undof – di stanza
al confine tra Siria e Israele e più volte obiettivo degli attacchi dei
jihadisti del Fronte Al Nusra – i militari di Tel Aviv e gli
integralisti islamici negli ultimi 18 mesi “hanno collaborato
direttamente” permettendo il transito di persone, di feriti portati in
Israele per essere curati e di “casse consegnate a combattenti” in
territorio siriano. Dallo scorso anno circa 70 siriani sono stati
ufficialmente curati negli ospedali israeliani, ma il governo ha sempre
rifiutato di indicarne l’identità, perché evidentemente non si trattava
di comuni rifugiati ma di miliziani islamisti.

Già nell’ottobre
scorso, in un articolo pubblicato sul Washington Institute for Near East
Policy, l’analista israeliano Ehud Yaari parlava degli stretti legami tra
Tel Aviv e gruppi armati siriani anti-Damasco. Secondo Yaari, “siccome
la regione ha campi di addestramento e un numero consistente di
combattenti non islamisti e gruppi tribali armati nell’area del Lajaa,
sarebbe necessario per Tel Aviv unire le sue forze militari a quelle
statunitensi e giordane così da trasformare la zona in una base
territoriale per addestrare i ribelli moderati”.

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Che poi, si è
visto, molto moderati non sono, visto che spesso pur facendo parte
dell’Esl – Esercito Siriano Libero – sono molto vicini ideologicamente
all’islamismo radicale di Al Nusra (Al Qaeda), del Fronte Islamico o
dello Stato Islamico e che in alcuni casi sono addirittura passati armi e
bagagli con gli integralisti.

Come se non bastasse esponenti di
punta della cosiddetta opposizione siriana – come Kamal al-Labwani,
fondatore della Coalizione Nazionale Siriana – hanno più volte affermato
la disponibilità a cedere l’intero Golan a Israele in cambio del
sostegno militare israeliano alle milizie ribelli siriane contro il
governo di Damasco. Quella che all’inizio era una tregua non dichiarata,
un patto di non aggressione tra Tel Aviv e milizie siriane
dell’opposizione, negli ultimi tempi sembra essere diventata una
collaborazione fattiva in nome del comune nemico.

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Racconta Maurizio
Molinari sul quotidiano La Stampa: “Sono mesi che al Ziv Medical Center
di Zefat, a 30 chilometri dal confine siriano, a una dozzina da quello
libanese (…), «arrivano i siriani». Il vicedirettore Calin Shapira,
italiano impeccabile imparato studiando medicina a Bologna, dice: «Siamo
arrivati già a 427 feriti siriani dal febbraio del 2013, circa 30
bambini, e non si vede la fine ancora». Miliziani, ribelli, gente che ha
fatto la guerra al regime. I medici del Ziv Medical Center non fanno
domande. Operano, cercano di evitare amputazioni, curano. E poi
rispediscono oltre confine. Procedura top secret. Al momento sono
ricoverati 12 siriani. Li incontriamo in una stanza, i letti in fila, le
coperte a coprire gli arti inferiori tumefatti. «Vogliamo tornare in
Siria», dicono. Là c’è la famiglia, la casa o quel che ne resta, e una
sfida. «Torneremo a lottare contro Assad». Israele per i siriani è il
nemico sionista da abbattere, sono cresciuti con questa idea. Ritrovarsi
curato da medici ebrei è uno choc. I quattro, il più giovane avrà 20
anni, il più vecchio non arriva a 35, ridono e annuiscono quando Fares
Issa, un cristiano maronita che fa da «ufficiale di collegamento» fra i
siriani e i medici, racconta un aneddoto. A un ferito chiesero: cosa
farai ora che torni in Siria? Lui rispose: combatterò Assad. E poi
quando la guerra sarà finita? Combatterò Israele”. Eppure
un ufficiale dell”intelligence militare israeliana di stanza al confine
con la Siria, intervistato da Patrizio Nissirio di AnsaMed racconta:
“Sappiamo che queste milizie, che hanno acquisito grande esperienza
militare in Siria, hanno armi sofisticate e che intendono procurarsene
altre”. “Sono gruppi difficili da infiltrare, anche se non è
impossibile. Loro ci preoccupano in questa fase più dell”Isis, il quale
naturalmente è nemico di Israele, ma in questo momento ha altro a cui
pensare”.

In realtà, secondo Ehud Yaari, è significativo che in
tanti anni i jihadisti non abbiano mai attaccato l’esercito israeliano o
i suoi interessi. “I quadri di al Nusra preferiscono mantenere una
collaborazione libera dettata dal momento con altre fazioni ribelli.
Così fa anche con Israele”. Di conseguenza – aggiungeva Yaari – lo stato
ebraico non tenterà per ora di “distruggere la forza militare” degli
affiliati al network jihadista.

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Fonte: http://contropiano.org/internazionale/item/27990-israele-bombarda-la-siria-l-onu-tel-aviv-sostiene-gli-islamisti.

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