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L'ultimo pediatra di Aleppo: una storia che non quadra

'In guerra si muore, ma il modo di raccontare quel morire fa parte di un’altra guerra ancora, la ''guerra della percezione'', in cui gran parte del giornalismo è arruolato'

L'ultimo pediatra di Aleppo: una storia che non quadra

Redazione Modifica articolo

11 Maggio 2016 - 22.40


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di Fiorangela
Altamura
.

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«L’ultimo pediatra della città di Aleppo»
funziona come un titolo che non ammette repliche. Tutti hanno sentito la storia.
La morte tragica di un estremo baluardo di salvezza per i bambini funziona come
un riassunto semplice, adatto a tutti i notiziari dell’Occidente. Sull”attacco all”ospedale Al-Quds nella città siriana di Aleppo però mancano le
certezze.

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Agenzie giornalistiche e grandi organi di
informazione, a partire dalle dichiarazioni dell”organizzazione internazionale
Medici Senza Frontiere (MSF), riportavano che il 27 aprile l”ospedale Al-Quds
di Aleppo – sostenuto proprio da MSF – subiva un pesante bombardamento nel
quale perdevano la vita diverse persone (l’ultimo bilancio parla di 55 vittime).

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Lo staff sul posto riferiva che nell”attacco
veniva «ucciso uno degli ultimi pediatri rimasti in città», il dottor Maaz, e
Channel 4 trasmetteva addirittura il video dell”interno della struttura nel
momento in cui veniva colpita.

C’erano tutti gli ingredienti per una
diffusione virale della narrazione: il dottore buono ed eroico, la catastrofe
della guerra, l’immedesimazione semplice, il gioco di specchi dei titoloni che
si citano a vicenda, TG dopo TG.

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Ci dispiace distruggere le certezze di
taluni, ma la narrazione a dir poco non convince. In guerra si muore, ma il
modo di raccontare quel morire fa parte di un’altra guerra ancora, la “guerra
della percezione”, in cui gran parte del giornalismo è arruolato. Diventa utile
fornire le coordinate per orientarsi e arrivare a comprendere autonomamente i
fatti.

Fatti
non opinabili:

– L”ospedale cui si fa riferimento, Al-Quds,
non risulta essere nell”elenco degli
ospedali pubblici e privati di Aleppo
. Medici che lavorano in altre
strutture testimoniano che non lo conoscevano; la struttura in oggetto ha un
solo numero telefonico, pochino per un ospedale, perfino in tempi di guerra;

– L”edificio che sarebbe stato bombardato si
trova in un quartiere sotto controllo dei cosiddetti “ribelli” che combattono
la Repubblica araba siriana;

РMSF non ̬ presente in Siria con proprie
strutture o personale, ma sostiene operatori in loco, e unicamente nelle zone
sotto il controllo di chi sta contro Damasco. Tali strutture sono temporanee e
naturalmente non tutelate legalmente, perché non riconosciute dal governo;

– Il personale delle strutture locali siriane ha deciso di non segnalare in alcun
modo alle autorità della Federazione Russa e della Repubblica Siriana le coordinate delle strutture mediche nelle aree
controllate dai ribelli e sostenute e finanziate da MSF, e questo per non
esporsi a rischi. Lo si dichiarava ufficialmente dalla sede centrale di MSF di Ginevra
il 17 febbraio 2016
, a seguito dell’attacco a un’altra struttura sostenuta
da MSF.

Il che significa che MSF sostiene strutture
attrezzate per attività mediche senza che possano essere conosciute o
identificate, in zone a controllo terrorista.

Si fa qui notare che MSF ha mosso diversi
appelli alla comunità internazionale dopo simili episodi, come quando,
intervenendo al Consiglio di Sicurezza dell”Onu, sempre nel febbraio di questo
anno, chiedeva «a Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti che sono parte
attiva nel conflitto» di attivarsi per la fine della guerra ed evitare i
combattimenti laddove ci sono civili.

Detta così sembra cosa giusta e sensata, ma al
lato pratico si rivela altamente ambigua e manipolabile: i presunti “ribelli”
assediano infatti quartieri civili e un tale richiamo potrebbe prestare il
fianco ad esempio alla pretesa di una “no fly zone”, cioè il vecchio
sogno di chi userebbe il divieto di sorvolo per trarre guadagno strategico con
massicce operazioni di infiltrazione terroristica e militare, come quella che
ha annichilito la Libia con il pretesto di difendere i civili. Non è un caso
che gli attacchi terroristici si manifestino maggiormente – con conseguenti
eventi tragici a danno della popolazione siriana – proprio quando il governo
siriano avanza riprendendo il controllo dei suoi territori. I comandanti
siriani ripetono quasi come un mantra che la pace non può ristabilirsi
lasciando le città nelle mani delle formazioni terroriste jihadiste e dei loro
alleati.

«Gli
ospedali non sono un bersaglio, RITWITTA la nostra denuncia»
, twittava MSF Italia. Ancora una volta assistiamo a un’apparente
azione di solidarietà per la pace, ma l’etica urta con la logica: se per loro
stessa ammissione non vengono fornite le coordinate degli ospedali – contravvenendo
alla Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di
guerra, che impone che in un teatro di guerra si rendano riconoscibili gli ospedali
– che senso può avere quel tweet?

– Dopo aver negato le responsabilità proprie
e siriane nel bombardamento, il ministero alla Difesa russo ha pubblicato foto
satellitari dell’edificio in questione. Dal raffronto delle immagini risulterebbe
evidente come fosse distrutto da almeno sette mesi.
Gran parte dei media semplicemente ignora anche l’esistenza della sola controversia.

– Il video che mostra l”interno dell”ospedale
poco prima di essere bombardato e nel momento dell”attacco è fornito da un’emittente,
Channel 4, il cui operato è manifestamente ostile al governo di Bashar al-Assad,
tanto che non vengono altrettanto pubblicizzati i bombardamenti dei “ribelli”,
sempre a danno di ospedali, dei quali perfino i ribelli/terroristi stessi
girano immagini (ne è un esempio la drammatica distruzione dell”ospedale di Al-Kindi,
sempre ad Aleppo, che veniva fatto saltare in aria con due camion bomba). 

(vedi
anche su pandoratv.it/?p=7611)

– Bashar Jaafari, rappresentante diplomatico di
Damasco presso le Nazioni Unite, nel marzo di questo anno accusava pubblicamente i membri di MSF di lavorare per conto dei
servizi segreti francesi
. È naturalmente un’accusa da pesare in base alle
schermaglie diplomatiche e al netto dell’impegno autentico di moltissimi
operatori, ma è da pesare anche la lunga storia delle “porte girevoli” di molte
organizzazioni per i diritti umani, spesso contigue all’interventismo bellico
“umanitario”. Uno dei campioni mondiali di queste contiguità si chiama Bernard
Kouchner, co-fondatore di MSF, ed è uno dei politici più accanitamente
atlantisti della Francia. Le disgrazie libiche, e non solo, hanno in lui un
tragico corresponsabile.

– Ad Aleppo ci sono molti ospedali e dunque
anche molti pediatri, tanto che pochi giorni dopo veniva bombardato dai
“ribelli” Al-Dabeet, specializzato in ginecologia e ostetricia. Che
fossero quelli gli ultimi pediatri?

A partire da questi dati, il libero
convincimento di ognuno potrà orientarsi verso una narrazione più aperta del
bombardamento dell”ospedale di MSF e della “morte dell”ultimo pediatra di
Aleppo”, tanto aperta da interrogarsi se ci siano state forzature, se non
addirittura delle azioni “false flag”.

Ma perché? L”andamento della “battaglia
di Aleppo”, seconda città della Siria, assediata sin dal 2012 da ogni sfumatura
del jihadismo terrorista, tra cui quelle appoggiate dagli USA, potrebbe
determinare le sorti della guerra e il futuro della Siria. Attualmente più
della metà della città è sotto il controllo del governo, che tenta
progressivamente di liberarla attraverso attacchi che mirano alle milizie
terroriste. Essendo Aleppo fondamentale per l”approvvigionamento del terrorismo,
gli scontri nelle ultime settimane sono divenuti particolarmente cruenti.
L”esercito siriano, sostenuto da caccia e artiglieria russi, avanza verso nord,
in direzione del confine con la Turchia, per tagliare le vie ai terroristi che,
trovandosi in grande difficoltà, aumentano i loro attacchi. E in difficoltà di
fronte ai successi di Damasco si trovano le potenze occidentali, oltre a Turchia,
Israele e petromonarchie, che neppure ora sono disposte a rinunciare all”obiettivo
di estromettere Assad dal governo.

Mentre i media hanno taciuto per anni la
sofferenza degli aleppini sotto assedio, ora riportano la cronaca
esclusivamente dai quartieri infestati dai terroristi. Per sollevare ancora una
volta l’opinione pubblica contro Assad fanno leva sulle notizie
iper-semplificate, sul “meme” emozionale infinitamente replicabile (l’ultimo
pediatra ucciso) in modo da restituire innocenza alle forze anti Assad (gli
eterni “ribelli”, magari “moderati”) e puntare dritti al blocco dei colloqui di
pace, fino all’altro estremo sogno: la “no fly zone”. Perciò hanno taciuto
attacchi ad altri ospedali, perfino quando, come abbiamo visto, le immagini
erano inequivocabili e macabramente “spettacolari”. Le notizie dunque vengono
riportate solo quando “servono”, quando possono essere
strumentalizzate; il metodo consiste nell’ispirare pietismo, e più la storia è
particolare e più colpisce, più il messaggio da veicolare arriverà alla
sensibilità del pubblico obnubilando razionalità e logica.

——— La testimonianza del medico Nabil Antaki,
medico, dei Fratelli Maristi, di Aleppo, intervistato il 1 maggio dalla giornalista Silvia Cattori,
e tradotta da M.A.C.

“A proposito dei
recenti avvenimenti, constato che i mass media continuano a mentire per
omissione. Dall”inizio della guerra ad Aleppo, quattro anni fa, non riportano
mai i fatti nella loro interezza.

Noi Aleppini siamo
disgustati per la mancanza di imparzialità e obiettività. Parlano soltanto
delle sofferenze e delle vittime nella zona est della città controllata da
al-Nusra, gruppo terrorista affiliato ad al-Qa’ida, che essi definiscono
sempre ””ribelli””: un modo per renderli rispettabili.

Ma rimangono muti
sulle perdite e le sofferenze patite quotidianamente nei nostri quartieri
della zona ovest di Aleppo, a causa dei proiettili lanciati dai terroristi.
Tacciono anche sui blocchi e la mancanza completa della fornitura di acqua ed
energia elettrica che ci infliggono.

Non raccontano niente
dei bombardamenti continui e delle carneficine che hanno luogo da una
settimana nella parte ovest, dove neppure un quartiere è stato risparmiato e
dove ogni giorno si contano decine di morti. Omissioni ancora più rivoltanti
se si pensa che questi quartieri ricoprono il 75 % dell”intera superfice
cittadina e vi risiedono attualmente 1,5 milioni di abitanti – contro i
300.000 abitanti della parte est controllata dai terroristi

[…].

Questa informazione
parziale lascia intendere che i gruppi terroristi che ci attaccano sono le
vittime.

Peggio ancora, i media
si sono appropriati del nostro appello «SALVATE ALEPPO», facendo credere che
esso esigeva l”arresto delle ostilità da parte delle «forze di Assad». Questo
è falso. D’altronde, non ci sono «forze di Assad»: sono le forze
dell”esercito regolare siriano che difendono lo Stato siriano.

I mass meda avrebbero
almeno dovuto avere la decenza di citare le carneficine causate dai tiri dei
terroristi che hanno causato numerosi morti. Come è accaduto ieri, venerdì
(29 aprile) quando degli spari hanno colpito una moschea all”ora della
preghiera. Le aggressioni e le perdite che noi subiamo sono raccontate in
maniera da lasciare il pubblico all”oscuro riguardo ai veri responsabili di
questi crimini.

Da tre giorni, i media
accusano il «regime di Assad» di avere bombardato e distrutto un ospedale
sostenuto dalla ONG ””Medici senza Frontiere””, nella zona est di Aleppo, e
di aver ucciso l”ultimo pediatra della città. Ciò dimostra bene che per i
media conta soltanto quella piccola parte occupata dai ””ribelli”” e che i
tre quarti della città di Aleppo, amministrata dallo Stato siriano, dove
esercitano ancora numerosi pediatri, non contano nulla. Abbiamo constatato la
stessa parzialità quando il più grande ospedale di Aleppo (Al-Kindi) fu
colpito dai proiettili dei terroristi e poi incendiato intenzionalmente
alcuni anni fa: i media ignorarono l”accaduto. Siamo disgustati e indignati
da questa disinformazione permanente.” ———

Per quanto riguarda MSF, sebbene non si
voglia in questo contesto condurre un”analisi esaustiva sul ruolo delle ONG nei
conflitti, è doveroso sottolineare che l”organizzazione non ha assunto un ruolo
neutrale nella guerra alla Siria. Un medico dovrebbe curare i feriti, ma se
arriva ad affermare, come avvenne all”indomani del bombardamento sull’area di Ghouta
con gas sarin (2013), che la responsabilità ricade su Assad, allora qualcosa
non quadra.

Rammentiamo che Francia e USA erano pronti ad
attaccare la Siria nel settembre 2013, mentre gli interventi del papa e della
Russia contribuirono a farli desistere.

Da allora, non è stato solo il grande
giornalista d’inchiesta Seymour Hersh a demolire
la pista Assad
per la strage della Ghouta. La mole di ricerche successive
permette di dire ormai che quello fu uno dei più gravi casi di depistaggio
degli ultimi 15 anni, talmente grave da doverci far accendere mille allarmi ogni
volta, prima di credere alle solite esche per l’«hitlerizzazione» di Assad.

Fatta salva la buona fede e l’abnegazione di
operatori e sostenitori delle cause umanitarie, almeno teniamo a mente che le ONG
nei conflitti spesso sono braccio non armato dei giochi geopolitici, così come
dobbiamo considerare che il mainstream
mediatico si assume il compito di preparare le menti della pubblica opinione
agli attacchi imperialisti. È un ammaestramento della storia che non perderà
facilmente attualità.

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