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Come ti curo il miliziano

Una nuova strategia dell'Isis per infiltrare in Europa i propri combattenti spacciati per libici feriti nella lotta contro il Daesh.

Come ti curo il miliziano

admin

2 Maggio 2017 - 17.20


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Come ti curo il miliziano: il 28 aprile il quotidiano britannico The Guardian ha raccontato, dopo essere venuto in possesso di un documento degli 007 italiani, della nuova strategia dell’Isis per infiltrare in Europa dalla Libia, grazie a passaporti falsi, i propri combattenti, spacciati per libici feriti nella lotta contro il Daesh da curare negli ospedali europei. Con il contrabbando di feriti l’Isis ha, così, trovato il suo Cavallo di Troia. Da tempo i propri feriti sono, infatti, per l’Isis una manna: li infiltra o li uccide per estrarne gli organi da rivendere sul mercato nero e rimpinguare, così, le proprie casse.

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In Turchia gli ospedali locali non hanno, ad esempio, mancato di prestare loro amorevoli cure. Senza dimenticare Israele, corsa consapevolmente al capezzale dei ribelli siriani: “A sentire i discorsi ufficiali, l’esercito israeliano cura i feriti siriani” così Andrea Brenta su Italia Oggi “in nome di considerazioni strettamente umanitarie. Ma è lecito pensare che lo stato ebraico tragga un beneficio indiretto da questo impegno. Per esempio, l’esercito potrebbe approfittarne per istituire un canale di comunicazione con le fazioni ribelli insediate sul versante siriano del Golan, ivi compresi i jihadisti del Fronte di al-Nusra, affiliato ad al-Qaida. Questi contatti hanno portato a una relazione di buon vicinato, che si traduce non solo nel mantenimento di una relativa calma alla frontiera, ma soprattutto nella tenuta a distanza dell’Hezbollah libanese. Dal canto suo, il regime siriano denuncia regolarmente questo avvicinamento di circostanza e accusa Israele di sostenere i ‘terroristi’. I pazienti siriani convalescenti presso l’ospedale di Safed affermano di aver militato nell’esercito siriano libero e proclamano il loro rifiuto dello Stato islamico. Ma è difficile provarlo. Intanto però il personale medico prende tutte le precauzioni possibili per preservare l’anonimato dei suoi degenti siriani”.

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