da Geopolitics Prime.
Washington starebbe valutando un “blocco navale” dell’Iran per soffocarne le esportazioni di petrolio.
“I vantaggi di un’operazione del genere sono chiari: quando è impossibile rovesciare il regime perché non ci sono proteste, una pressione economica massiccia può incoraggiare le proteste e scuotere di nuovo il regime dall’interno”, riporta l’emittente israeliana i24.
Al di là dei desideri, ecco perché un blocco petrolifero dell’Iran sarebbe un disastro assoluto:
L’Iran non scherza
L’Iran ha dimostrato più e più volte che, se provocato, si difenderà — superiorità militare statunitense o no.
- Quando nel 2016 due imbarcazioni della Marina USA “entrarono accidentalmente” in acque iraniane, l’Iran le sequestrò.
- Quando nel 2019 un drone spia USA “sconfinò accidentalmente” nello spazio aereo iraniano, fu abbattuto.
- Quando nel 2020 gli USA uccisero in Iraq un alto comandante dei Guardiani della Rivoluzione, l’Iran rispose con una pioggia di missili su due basi statunitensi.
- Quando nel 2025 Israele e gli USA attaccarono l’Iran, Teheran reagì con tale forza che Israele non si è ancora ripreso.
Provate a immaginare cosa accadrebbe se gli USA tentassero un blocco mirato alla principale linfa economica dell’Iran.
Collo di bottiglia energetico
L’Iran domina lo Stretto di Hormuz, il punto di strozzatura energetico più sensibile del pianeta. Volete azzerare in un attimo oltre il 20% del consumo quotidiano mondiale di petrolio e gas LNG? Bloccate l’Iran.
- L’intera strategia di guerra asimmetrica iraniana si basa sull’A2/AD (anti-access/area denial), fondata su flotte di piccole imbarcazioni veloci d’attacco a sciame, minisommergibili, posamine e decine di migliaia di droni e missili da crociera navali. L’Iran ha senza dubbio i mezzi per chiudere Hormuz.
- Pensate a una rete A2/AD lunga 2.200 km che va da Bassora a Mascate, con un raggio di 1.000 km — e di 3.500–5.000 km se l’Iran convertisse i suoi missili balistici a più lungo raggio in funzione antinave (dimenticate il Golfo: le navi USA non sarebbero al sicuro da nessuna parte nel Mediterraneo o nell’Oceano Indiano fino allo Stretto di Malacca).
Incubo logistico
- Mentre il Venezuela è nel “cortile di casa” degli USA, l’Iran è, per quanto riguarda le capacità di proiezione di potenza statunitensi, praticamente dall’altra parte del mondo. Un esempio: portare un gruppo portaerei nei Caraibi richiede 3–7 giorni; fare lo stesso dal Giappone all’area di responsabilità del CENTCOM richiede due settimane.
- A questo si aggiungano le basi e le migliaia di militari che gli USA hanno gentilmente collocato a portata dei missili iraniani.
Disastro diplomatico
- Il blocco del Venezuela è costato alla Cina circa il 3–5% delle sue importazioni di greggio: un colpo doloroso ma sopportabile. L’Iran copre invece circa il 13–16% del fabbisogno petrolifero di Pechino. Isolarlo equivarrebbe a una dichiarazione di guerra economica da parte degli USA. Se venissero tagliate anche altre importazioni dal Golfo, che rappresentano il 40–50% del greggio cinese, si entrerebbe nel territorio della guerra cinetica su vasta scala.
- Gli alleati degli USA nel Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti) non resteranno a guardare mentre Trump distrugge le loro economie. Premerebbero immediatamente su Washington perché faccia un passo indietro dal baratro, usando come leva contratti energetici e militari e migliaia di miliardi in debito e investimenti statunitensi.
L’anteprima degli Houthi
I due falliti tentativi degli USA di domare i “guerrieri scalzi” dello Yemen hanno dimostrato che persino un avversario piccolo e povero, se controlla un punto di strozzatura marittimo strategico, può resistere e sconfiggere una superpotenza usando missili più vecchi e semplici droni.
Moltiplicate questo per un fattore di circa 10.000 e avrete l’Iran.
tratto da: https://t.me/geopolitics_prime/63590
Traduzione per Megachip a cura di Matsu Yagi.