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La crisi europea, tra Ttip, Ue e Nato

All’Europa questo trattato non conviene. Potrebbe non esser firmato prima della fine della presidenza Obama e con ciò rimandato sine die. [Pino Cabras]

La crisi europea, tra Ttip, Ue e Nato
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9 Maggio 2016 - 21.26


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di Pino Cabras

Non c’è stato l’oceano di persone di Berlino di qualche settimana fa, ma la voce di migliaia di persone contro il TTIP si
è sentita anche a Roma, nella bella manifestazione del 7 maggio 2016.
La consapevolezza del pericolo rappresentato da questo trattato è
cresciuta nel corso del tempo, anche grazie ai tanti articoli che sono
stati pubblicati in proposito. Raccomando ad esempio la lettura di un articolo del 2014 di Pierluigi Fagan: Geopolitica dei trattati di libero asservimento,
che descriveva in modo esatto la fine della “prima globalizzazione” e
l’apertura di una fase del tutto nuova, che nessuno ancora sapeva
raccontare.
250mila persone in piazza a Berlino per manifestare contro il Ttip

Ora, dopo la manifestazione, Fagan ci ricorda che il TTIP non è un

trattato di libero scambio bensì “un contratto di accoppiamento

strutturale per formattare un
sistema che abbia gli Usa come centro
di gravità: è propriamente un trattato geopolitico”.

All’Europa questo trattato semplicemente non conviene e infatti
potrebbe non esser firmato prima della fine della presidenza Obama e, con
ciò, rimandato sine die.

Nel frattempo, certo, bisogna non abbassare la guardia, visto il
livello paranoico di segreto che è stato imposto alla discussione del
trattato, come è stato spiegato in dettaglio anche a La Gabbia.
Mentre in altri paesi i governi stanno opponendo resistenza, in Italia
la propensione di Matteo Renzi è quella di cedere su tutta la linea.

Cosa accadrà adesso? È il momento di immaginare qualche scenario,
confrontandolo – come già implicava l’articolo di Fagan – con l’altro
grande trattato geopolitico-economico che gli USA stanno modellando, il Partenariato Trans-Pacifico (TPP), una specie di cugino del TTIP. Cugino sì, ma non poi così somigliante.

Il TPP infatti è un trattato che lega stati “sovrani”, nella perfetta logica del cosiddetto “hub & spoke”:
ove uno di questi Stati avesse la forza politica di sfilarsi dal
trattato, il TPP sopravvivrebbe e potrebbe essere bilanciato
dall’aggiungersi di altri Stati.

Il giornalista Simone Santini sottolinea che “la base giuridica del
TTIP è diversa dal TPP, perché unirebbe USA e UE, e quest’ultima non è
(ancora) uno Stato ma a sua volta un’organizzazione che si basa su un
Trattato. Dunque, se il trattato UE dovesse rompersi, ecco che
automaticamente anche il TTIP crollerebbe, azzerando tutto. Inoltre, dal
punto di vista politico interno degli Stati aderenti alla UE, ai mal di
pancia dei settori già euroscettici si assommerebbero quelli anti-TTIP,
per cui prenderebbe grande slancio l’idea che UE+TTIP sono
irriformabili e l’unica possibilità sarebbe la rottura”.

Chi si oppone a questo mostro transatlantico? A differenza che in
passato, a muoversi non sono solo i cortei di manifestanti, ma ingenti
forze economiche “nazionali”. Santini lo sottolinea: “Sembrerebbe che ai
piani alti di qualche grattacielo americano si siano accorti di questo
pericolo e che il TTIP ora basato sull’accordo USA-UE possa essere molto
fragile. Le sollecitazioni che sta vivendo la UE (Brexit, Grexit,
Schengen, ecc.) ma anche le stesse “fughe di notizie” del TTIPleaks, potrebbero, in parte, arrivare anche da quella direzione».

In effetti sull’Europa si addensa la tempesta perfetta e cresce
ovunque la voglia di rompere la dittatura del regime europeo. Ogni crisi
– in Gran Bretagna, in Grecia, in Spagna, più la grande crisi delle
migrazioni – è la faccia di un prisma, il volume di una grande crisi
europea nel suo insieme, dove nessuno osa più parlare, a parte Laura
Boldrini, di “sogno europeo”.

Cosa implica, tutto questo? Per Santini c’è chi pensa ormai “che
sarebbe meglio disarticolare prima la UE, e solo successivamente fare un
trattato con alcuni Stati europei, quelli più affidabili,
singolarmente, come nello schema del TPP”. Una sorta di versione “light”
del TTIP. Alcuni rimarrebbero fuori, inizialmente, ma poi ne sarebbero
fatalmente (tempo al tempo) attratti dentro. Insomma, come è accaduto
con la Francia con NATO. Prima fuori, poi dentro.

In altre parole, ciò che anima il progetto contingente del TTIP è in
realtà un progetto geopolitico di lungo periodo che eviterà di
impiccarsi a una formula, se questa dovesse risultare impossibile, ma
cercherà diverse vie per arrivare a blindare un’area geopolitica legata
comunque agli USA. È un progetto che vuole formattare il sistema in
tanti modi diversi tendenti allo stesso obiettivo.

Mentre si cerca la via giuridica per la “formattazione del sistema”
dal lato dalla futuribile “NATO Economica”, vanno intanto avanti gli
atti della NATO che c’è già, quella militare:

1) aumentano le pressioni per far aderire alla NATO anche Svezia e Finlandia, che oggi ne sono fuori;

2) aumenta la stretta militare nell’area baltica,
dove si incrementano le esercitazioni militari e il tutto si salda a un
incoraggiamento della “russofobia” nelle classi dirigenti, fino alla
riabilitazione delle correnti naziste;

3) si utilizza la leva ucraina per alimentare la tensione e perpetuare il regime delle sanzioni europee antirusse provocando le contro-sanzioni antieuropee;

4) si fomentano nuove “rivoluzioni colorate” nell’area balcanica, per estendere i luoghi di separazione fra influenza russa e americana.

Ci limitiamo per ora a considerare la cortina di crisi sul suolo
europeo e tralasciamo in questa occasione le crisi che si originano nel
Medio Oriente – dove la NATO ha giocato ugualmente un ruolo perturbatore
– nonostante anch’esse si proiettino sull’Europa.

Il risultato è che i focolai si ricompongono in un sistema di
separazione artificiosa fra interessi europei e russi, che altrimenti
sarebbero complementari e reciprocamente convenienti in termini di
sicurezza militare, energetica ed economica.

Difficile che il TTIP sia firmato nel 2016, anno in cui si vota in
USA. Nel 2017 si voterà in Francia, Nel 2018 in Italia e Germania. Nel
2019 si rinnoverà la Commissione europea. L’opzione di “comprare tempo”
(temporeggiare, tirare a campare) a questo punto piacerà a molti.
Qualcuno perciò si premunisce per il momento in cui i nodi verranno al
pettine: la NATO-che-c’è-già sta creando una nuova cortina che circonda
un sistema europeo in trasformazione-disgregazione. Chissà se il tempo
che tutti compreranno basterà a far prevalere la trasformazione sulla
disgregazione. In ogni caso, il volto dell’Europa sarà cambiato,
sottoposto a una preponderanza del progetto militare. Inutile
sottolineare i pericoli di guerra. Finché i popoli europei non si
batteranno per la loro sovranità, questo pericolo incomberà, in aggiunta alle altre insicurezze economiche.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/.

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