Standard & Poors non taglia il rating. Ecco perché...

Siamo la vacca da mungere per i profitti delle grandi banche internazionali. Se i BTP diventassero spazzatura, delle perdite ingenti in conto capitale soffrirebbero in primis le stesse banche.

il domino del rating

il domino del rating

Redazione 26 aprile 2019megachip.info
di Alberto Micalizzi.


Standard&Poor’s (S&P) ha appena comunicato di non modificare il rating dell’Italia, che resta a livello BBB, dunque a ridosso dell’area spazzatura.


Come anticipai nei miei post del 27 Ottobre scorso (“S&P non taglia il rating”), del 21 Ottobre (“Moodys graffia ma non affonda”) e del 23 Febbraio 2019 (“Altro colpo a salve di Fitch”) le agenzie di rating hanno esaurito le frecce al proprio arco e le loro minacce sono ormai dei bluff.



Non ho la sfera di cristallo, ma conosco i meccanismi e gli equilibri che sorreggono gli operatori dei mercati finanziari.


Perché non fanno più paura?


Circa il 75% del debito pubblico italiano ad oggi è detenuto da grandi banche d’affari internazionali, da Banca d’Italia, dalla BCE e dalle altre banche dell’Eurosistema, in primis dalle banche francesi (Credit Agricole in testa). Questa percentuale è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni come denuncio da tempo, fino al punto che i titoli del Tesoro disponibili per le famiglie italiane sono passati dal 54% del 1992 al 6% del 2018!


Dunque, siamo diventati la vacca grassa da mungere per alimentare i profitti delle grandi banche internazionali. Se i BTP diventassero spazzatura si verificherebbero perdite ingenti in conto capitale di cui soffrirebbero in primis le stesse grandi banche che sono in gran parte azionisti delle agenzie di rating...


Ecco perché non possono più tagliare in rating!


Adesso occorre tirare dritto, ignorare completamente le agenzie di rating (e lo spread) ed attuare un piano di ricollocamento dei titoli del tesoro sui risparmiatori domestici. Non c'è tempo da perdere.


Così risparmieremo decine di miliardi di interessi all’anno e potremo chiudere il capitolo delle ingerenze esterne nelle decisioni politiche del Paese.