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Chi controlla il denaro controlla il mondo - Passaparola: Nunzia Penelope

Il lungo elenco di grandi imprese con una rete di società che finisce in un paradiso fiscale; ma le PMI si beccano la tassazione al 70%. [Nunzia Penelope]

Chi controlla il denaro controlla il mondo - Passaparola: Nunzia Penelope

Redazione

19 Agosto 2014 - 09.29


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di Nunzia Penelope.

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In Italia gli Agnelli, Bulgari,
Delvecchio, Marzotto, Gruppo Pesenti, Gruppo Prada, Dolce e Gabbana, la
famiglia Riva, la famiglia Rocca, i Montezemolo, i Della Valle, i
Ferrero della Nutella e persino i Delonghi del Pinguino; l’elenco è
molto lungo e tutti hanno una rete di società, di cui l’ultima sta
sempre in Lussemburgo, Olanda, in paesi a fiscalità privilegiata; però
se io ho la fabbrichetta di tubi in Valtellina non la posso portare da
nessuna parte e quindi io mi becco la tassazione al 70%, mentre i grandi
gruppi no.
Nunzia Penelope, autrice del libro: Caccia al tesoro, Ed. Ponte alle Grazie

“Stiamo come al solito, alla caccia disperata di soldi, l’Italia si
prepara a una manovra in autunno, la Germania sta rallentando anche se il suo PIL è positivo e non è in recessione come noi,
si profilano tempi durissimi, tutti a caccia di soldi e di capitali, ma
stranamente non li vanno a cercare nell’unico posto dove ci sono, cioè
nei paradisi fiscali.

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Uno pensa alle Cayman, alle palme, ai gialli americani, in realtà basta
andare molto più vicino. Ovviamente in Svizzera, ma anche in
Lussemburgo, in Lichtenstein, in Austria, persino in Germania.

Questa è
una cosa che pochi sanno, ci sono reti di banche particolari dove vige
un segreto bancario come quello svizzero. In pratica l’Europa è un grande paradiso fiscale a cielo aperto,
l’Europa che piange miseria e che sta alle prese con la crisi ormai da
sette anni, non si sa per quale motivo non fa nulla per recuperare le
sue sostanze.

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Nei paradisi fiscali c’è il più grosso bottino della storia, si parla di
circa trenta mila miliardi di dollari, una cifra che rappresenta tutta
la ricchezza prodotta in un anno in Europa e negli Stati Uniti; Noi,
come Italia, contribuiamo parecchio a questa ricchezza, perché secondo
una ricerca della Banca d”Italia, siamo in testa alla classifica di
esportazione di capitali illeciti. La maggiore parte dei nostri capitali
illeciti come è noto va a finire in Svizzera, però ci sono degli
interessi particolari che impediscono di riportare a casa i soldi
svizzeri e diciamo che lo stock di denaro italiano accumulato nei decenni in Svizzera ammonta a circa mille miliardi.
Se teniamo conto che il nostro debito pubblico è di due mila
miliardi, praticamente metà sta nascosto in Svizzera; non lo so, forse
bisognerebbe fare qualche cosa per riprenderseli.

Questi enormi capitali hanno tre origini, arrivano dalle grandi
multinazionali, che li portano lì grazie alle leggi favorevoli che
consentono loro di farlo, dall’evasione fiscale, anche lì sfuggendo alle
maglie del fisco di tutti i paesi, e poi dal crimine organizzato.

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I canali che trasferiscono i capitali da un Paese all’altro sono sempre
gli stessi: banche, istituzioni finanziarie, professionisti, come notai,
commercialisti, etc., che trattano indistintamente questi soldi che
provengono da queste tre fonti. Questo significa che la commistione tra economia pseudo pulita e sporca ormai è assolutamente totale, per cui c’è metà dell’economia mondiale che cuoce nello stesso calderone dei paradisi fiscali.

I paradisi fiscali di per sé sono legali, tanto è vero che hanno sede in
un paradiso fiscale praticamente tutte le grandi società italiane,
tutte le regine della Borsa, tutte, dall’Enel all’Eni, alle principali
banche italiane, Banca intesa, Unicredit, tanto tutte sedi in qualche
paese offshore.

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Il problema è che sono queste società a non essere trasparenti, cioè nel
momento in cui crei una società offshore poi nessuno ci può mettere il
naso, quindi ci puoi fare quello che vuoi.

Quale è la differenza? Che questi, lasciando perdere quelli del crimine,
sono capitali esentasse, perché la grande multinazionale che grazie
agli accordi con l’Irlanda oppure con il Lussemburgo, riesce a
pagare un”aliquota fiscale dello 0,05% rispetto al piccolo imprenditore
che paga il 70% del prelievo fiscale. Poi è chiaro che si può permettere
di riportare i capitali qui e di fare ulteriori investimenti. Del
piccolo imprenditore ovviamente poi uno si lamenta perché in Italia non
investe più nessuno: ti credo, nessuno ha più una lira.

In Italia si è cercato di fare una legge seria in modo che vengano
pagate tutte le tasse arretrate sui soldi portati in Svizzera o in altri
Paesi, ma soprattutto pretende che si dica come quei soldi sono stati
fatti, chi ha aiutato a portarli fuori, se sono frutto di una tangente,
se sono stati usati per pagare una tangente. Naturalmente vi rendete
conto che in Italia fare tutte queste domande è eversivo.
Tant”è vero che questa legge partorita sotto il governo Monti, è morta
lì, poi è stata recuperata sotto il governo Letta che l’ha approvata con
un decreto il 28 gennaio e il 14 febbraio è andato a casa, sarà una
coincidenza
, sicuramente.

Di seguito questa legge è stata recuperata
nuovamente dal governo Renzi, ha fatto un tour in Commissione Finanze,
alla Camera, è andata sotto, sopra, cambiata, trasformata, etc.,e
finalmente era stata approvata non molti giorni fa in Commissione
Finanze e dopodiché è di nuovo scomparsa.

Per esempio c’è una ricerca del Politecnico di Zurigo, una delle
istituzioni di studio più serie e rigorose che ci sono in Europa, che si
può trovare tranquillamente online, dove risulta che tutta l’economia mondiale è controllata da 50 multinazionali,
in testa c’è una banca, la Barclays, seguono altre banche molto note,
come Goldman Sach, JP Morgan, Deutche bank, Merrill Lynch, Bank Of
America. 25 di queste multinazionali sono americane, però siamo anche in
questa classifica, al 43°posto, con una banca, Unicredit. Queste 50
multinazionali in buona parte sono anche le stesse che poi ritroviamo
nei paradisi fiscali, e sono anche le stesse che hanno gestito tutta
l’operazione mondiale sui derivati, la famosa bomba a orologeria che
prima o poi esploderà travolgendo tutto il mondo.

Se l’economia mondiale è in queste mani io dubito che l’OCSE
con tutta la sua buona volontà, così come dubito che qualsiasi governo
riescano a combattere il sistema dei paradisi fiscali e sempre perché
sono rimasta ingenua, ancora penso che se i cittadini iniziassero a far
sentire la loro voce forse i governi qualche cosa riuscirebbero a fare.

 

Quando leggete sui giornali che è finito il segreto bancario in Svizzera non credeteci,
perché ne stanno nascendo altri. Pensate che il Tibet, si sta
attrezzando per diventare un grande paradiso fiscale; allora se tutti i
cittadini, tutti i paesi d’Europa e d’America si rendessero conto che il
motivo per cui stanno alla fame e pagano tasse spropositate è
esattamente questo, quello delle banche, delle multinazionali, dei
paradisi fiscali che creano una economia parallela di cui godono solo
loro; penso che forse i governi avrebbero la forza di fare finalmente
qualche cosa.

Quando, per esempio vedo che a capo della Commissione
Europea eleggono Jean Claude Junker,
persona degnissima, ma guarda caso per vent”anni custode di uno dei
paradisi fiscali più blindati d’Europa, il Lussemburgo, qualche dubbio
mi viene. D’altra parte il Financial Times è stato l’unico giornale a scrivere un gigantesco articolo contro Junker in quanto ex-capo di un paradiso fiscale.

Perché la Gran Bretagna si oppone a questa nomina? Perché lei è l’altro
grandioso paradiso fiscale europeo! Poi uno dice che esiste la sindrome
del complotto.

Tornando in Italia, gli Agnelli, Bulgari, Delvecchio, Marzotto, Gruppo
Pesenti, Gruppo Prada, Dolce e Gabbana, la famiglia Riva, la famiglia
Rocca, i Montezemolo, i Della Valle, i Ferrero della Nutella e persino i
Delonghi del Pinguino; l’elenco è molto lungo e tutti hanno una rete di
società, di cui l’ultima sta sempre in Lussemburgo, Olanda, in paesi a
fiscalità privilegiata; però se io ho la fabbrichetta di tubi in
Valtellina non la posso portare da nessuna parte e quindi io mi becco la tassazione al 70%, mentre i grandi gruppi no.

Il problema è che l’Italia non può abbassare le tasse, perché queste imprese intanto stanno fuori e le tasse non le pagano qui!

Questo è il serpente che si morde la coda e è anche il motivo per cui è
così difficile uscire da questa situazione. Il momento in cui la
Svizzera o il Lussemburgo smettono di fare quello che fanno sono
rovinati! Il primo che si muove è morto, quindi o si fa un” operazione
tutt” insieme o si rimane così, sempre sospesi sull’abisso, tanto prima o
poi ci cadremo dentro.

 

Noi abbiamo la FIAT, che ha appena trasferito la residenza fiscale in Inghilterra,
non è che l’ha trasferita così, perché è più international, ma perché
pagherà meno tasse che stando qua, come tutti. Si può impedire questo?
Sì, cambiando le leggi, siamo sempre allo stesso punto, però, perché
Obama, l’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti,
non è riuscito ancora a impedire che la Apple gli rubi un milione di
dollari l’ora? Ancora non c’è riuscito.

Potrebbe fare una legge per impedire questo? Sì, certo, poi bisogna
vedere se il Senato gliela approva, se i poteri forti che hanno
finanziato la sua campagna elettorale gliela approvano, senza contare
che ha in casa quattro paradisi fiscali: il Delaware, il Wyoming, il
Nevada e la Florida, paradisi fiscali blindatissimi e che attirano
società, capitali offshore da tutto il resto del mondo.

La questione è complessa e il problema è sempre lo stesso: chi controlla il denaro controlla il mondo,
la politica di fronte a questo è totalmente impotente. Io mi auguro
sempre che ci sia un primato della politica sui soldi, ma ancora non
l’ho visto.” Nunzia Penelope

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2014/08/passaparola_-_chi_controlla_il_denaro_controlla_il_mondo_-_nunzia_penelope_.html.

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