Il gioco di tutti i giochi

Qual è il gioco di tutti i giochi? Qual è, cioè, la situazione il cui assetto condiziona a cascata tutti gli altri? Il mondo. [Pierluigi Fagan]

Pierluigi Fagan | Il gioco di tutti i giochi

Pierluigi Fagan | Il gioco di tutti i giochi

Redazione 13 maggio 2018megachip.info

di Pierluigi Fagan*


 


Qual è il gioco di tutti i giochi? Qual è, cioè, la situazione il cui assetto condiziona a cascata tutti gli altri? Il mondo.


Il gioco principale è il mondo, i giocatori sono gli Stati che formalizzano vari tipi di società, che si esprimono attraverso i loro leader. Gli stili di gioco sono influenzati dalle ideologie ma sarebbe meno confusivo chiamarli sistemi di pensiero o visioni del mondo. Nella pubblica opinione c’è l’errata convinzione che determinanti siano i leader mentre gli intellettuali ritengono determinanti le ideologie e quindi si adoperano caparbiamente a criticarle, decostruirle, falsificarle.


Ma le ideologie sono solo degli intermediari adattivi alle condizioni del mondo e i leader sono a loro volta solo degli interpreti dello spartito ideologico che agiscono su mandato implicito dell’ordine dominante una data società. Ciò che detta il ritmo e le condizioni di possibilità del gioco è il mondo.


Il mondo è di natura eraclitea, non potrete mai immergervi in due punti o momenti del suo flusso e dire di esservi immersi nello stesso mondo di prima. Visto da fuori certo è sempre "quel" mondo ma dentro, la sua composizione interna, cambia incessantemente, a volte lentamente e a volte repentinamente. La causa prima del cambiamento, il motivo per il quale ad un certo punto si abbandona progressivamente il medioevo e si inizia il moderno, per cui si uniscono principi e si fa uno “Stato”, per cui il 99% si unisce, assalta la Bastiglia e taglia la testa al monarca assoluto o marcia verso il Palazzo d’Inverno, non ha mai origine interna, ha sempre origine esterna o meglio nel rapporto tra un esterno che cambia incessantemente e le precarie forme di ordine con cui organizziamo la nostra vita associata che debbono rincorrere questo cambiamento, adattandosi.


Noi siamo capitati in uno di quei momenti del flusso del mondo detto Storia, in cui il mondo cambia non solo decisivamente ma anche repentinamente. Del resto, essendo il mondo un oggetto sempre più “complesso” (per via del fatto che aumentano varietà ed interrelazioni tra queste, quindi i "sistemi" che lo compongono) è facile che l’intensità e la vastità del cambiamento si produca in tempi insolitamente brevi, è la natura sistemica del mondo a dare queste regole.


Cosa è cambiato nel mondo di recente? Quello che riassume la tabella seguente:


Nessun testo alternativo automatico disponibile.


Non solo il mondo non occidentale è cresciuto di volume demografico e in maniera più intensa solo a partire da settanta anni fa, ma si è messo a convertire popolazione in crescita economica adottando i modi dell’economia moderna da noi messi a sistema tra XVIII e XIX secolo (ma per alcuni versi l’inizio sarebbe da porre nel XV secolo).


Il grande storico Kenneth Pomeranz, in un seminale studio che ha fatto epoca, chiamò la dinamica di distacco dell’Occidente dal resto del mondo operatasi solo a partire da metà ‘800, “la Grande divergenza” (2000). Noi siamo oggi all’inizio della “Grande convergenza”. Questo è il sintetico stato del mondo, la condizione che determina le condizioni di possibilità per tutte le altre.


Brexit, Trump, smarrimento europeo, crisi neoliberale e marxista (nel duecentesimo del filosofo di Treviri ci si è concentrati sulla vitalità del suo pensiero ma poiché lo stesso ammoniva nella II Tesi su Feuerbach che la verità di un pensiero va verificata nei suoi effetti pratici, qualcuno avrebbe pur potuto notare che il marxismo e con lui la “sinistra” se non morti versano comunque in condizioni molto critiche per auto-evidenza), decadenza etica e culturale occidentale, finanziarizzazione e conseguenti grandi diseguaglianze, contrazione demografica e della speranza occidentale, sono effetti della Grande convergenza di cui siamo solo a gli inizi.


Il “numero-peso-misura” della dinamica del mondo, imporrebbe a gli occidentali profondi ripensamenti sulla consistenza delle loro ideologie, tanto quelle dominanti che quelle critiche che le sono sorelle inverse per via del comune parto gemellare. Da qui la possibile nascita di idee su nuovi modi di stare al mondo, nuovi soggetti sociali e poi politici, nuova Storia.


"Come adattarsi al mondo nuovo?". Questa la domanda di tutte le domande.


(12 maggio 2018)


 


* Lunedì 14 maggio 2018 (alle ore 19.00), presso il Teatro Eliseo di Roma, Pierluigi Fagan parlerà di quanto scritto in questo articolo nell'ambito della IX edizione del Festival della Complessità.