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Appunti sulle elezioni tedesche

Angela Merkel ha vinto, ma il risultato delle elezioni tedesche non disegna affatto uno scenario già stabilizzato. [Aldo Giannuli]

Appunti sulle elezioni tedesche

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26 Settembre 2013 - 15.12


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di Aldo Giannuli.

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Prima di proporvi il mio articolo,
segnalo l’analisi sulle elezioni tedesche del mio collaboratore Elia
Rosati, esperto di questioni tedesche e acuto osservatore politico. È un
audio che
potete trovare qui.

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Dynamic 1

Ma veniamo al mio commento. Tutti (o
quasi) contenti per i risultati tedeschi: gli “Europeisti” perché gli
anti-euro (Afd) non ce la hanno fatta ad entrare al Reichstag, ma anche
gli anti euro che sono arrivati solo a un passo dal Reichstag, i
conservatori perché ha vinto al di là di ogni previsione la Merkel, ma
anche i “progressisti” perché la Spd ha preso qualcosina in più, e poi
Letta perché così si capisce che le grandi coalizioni sono il passaggio
obbligato di una intera epoca politica… Pazienza per i liberali che
erano tanto simpatici e carini, però avete visto che anche la Linke e
verdi arretrano? Al loro posto non sarei così soddisfatto e proverei a
leggere meglio i numeri.

Dynamic 2

1- la Cdu-Csu raggiunge il suo massimo
storico, ma ammazza i liberali che scompaiono e la somma di
democristiani e liberali, che nelle elezioni del 2009 dava il 48,8%, ora
è 45,5% (in seggi si passa da 332 a 311, nonostante si registri il più
alto tasso di voti non rappresentati delle elezioni tedesche)

Dynamic 3

2- la Spd guadagna un 2,7 (sul risultato
peggiore della sua storia), ma a spese di verdi e linke, per cui il
risultato complessivo delle tre formazioni di sinistra arretra del 3% ed
in seggi esse ne guadagnano complessivamente  29, ma solo perché c’è un
15% di voti non rappresentati (Liberali, Afd e altri minori).

Dynamic 4

3-  Nessuno della Spd e dei suoi
imitatori europei si pone il problema del come mai un partito che,
subito dopo l’unificazione, era al 41% ora è stabilmente intorno al 25,
con una perdita dei quattro decimi del suo elettorato

Dynamic 5

4- il che significa che la Spd non è più
un competitore credibile. Perché al massimo può aspirare ad una grande
coalizione con i suoi nemici storici o ad una improbabile alleanza con
Verdi e Linke di cui non vuol sentir parlare (già oggi, sulla carta
questa coalizione sarebbe possibile con 319 seggi contro 311 della Csu,
ma non se ne parla nemmeno). Dunque, la Spd è ormai una formazione
sostanzialmente di disturbo: priva di un programma coerente e
significativo,  incapace di vincere da sola, incapace di porsi alla
testa di una coalizione di sinistra, utile al massimo a frenare la Cdu
obbligandola ad una alleanza confusa e disomogenea. Sostanzialmente un
partito inutile (vi ricorda nessuno?).

5- I liberali sono già stati riconosciuti come “partito inutile” e perdono due voti su tre, avviandosi a scomparire del tutto

6- Afd (gli anti euro) manca
l’obbiettivo di entrare in parlamento, però, alla prima consultazione
arriva ad un rispettabilissimo 4,7%, nonostante avesse molti meno mezzi
ad esempio dei liberali,  avesse contro la stragrande maggioranza dei
media ed abbia dovuto fronteggiare una campagna sfavorevole di sondaggi
che la davano costantemente sotto quota 5%, dando regolarmente i
liberali al di sopra di essa (come vedete non sono solo le agenzie
italiane a fare il “lavoro  sporco”).

Leggiamo meglio il risultato Afd: gli
analisti dei flussi elettorali dicono che, sul 1.900.000 voti ottenuti,
450mila vengono dai liberali, 360 mila dalla Linke, 300mila dalla Cdu,
240mila dall’area dell’astensione (Cs 22 sett 2013 p. 5) e gli altri
500mila da Spd, Verdi e minori; dunque un attrattore che attinge da
tutti (destra, sinistra e centro). Pertanto, un partito con notevoli
capacità di espansione soprattutto verso i liberali (che rappresentano
un bacino di circa 1.800.000 voti) ma anche verso la Linke (che esce
male da queste elezioni e che potrebbe cedere ancora un 10% dei suoi 3
milioni di voti), ma soprattutto, che rappresenta una spina nel fianco
della Cdu. Se la propaganda Afd dovesse sfondare verso le grandi
praterie dell’elettorato democristiano, potrebbe verificarsi un secondo
caso M5s a livello europeo e, questa volta, non nella povera e marginale
Italia, ma nella ricca e centrale Germania. E bisogna tener presente
che il partito di Fratzscher, nella sua rivendicazione di sovranità
monetaria, ha dalla sua due fattori oggettivi: il persistente e vivace
nazionalismo dei tedeschi (che  non sono come gli italiani…) e la
seduzione della “marcia ad est” della Germania.

L’attuale risultato di Afd non sarebbe
molto preoccupante se le prossime elezioni fossero lontane, ma si voterà
per il parlamento europeo fra nove mesi
ed, anche se il Parlamento di
Strasburgo conta quanto il Ducato di Hannover al Congresso di Vienna, si
tratterà comunque di un test politico della massima importanza: uno
sfondamento dell’Afp in quella sede (poniamo con un 9-12%) metterebbe
rapidamente in crisi l’eventuale governo di larga coalizione che sembra
si stia formando. 

D’altra parte, se la Spd si comportasse in modo troppo
subalterno alla Cdu, sancirebbe la sua irrilevanza politica, se,
invece, cercasse spazio provocando continue fibrillazioni nel governo,
la Merkel potrebbe essere tentata da elezioni anticipate che le diano
mano libera facendo fuori gli sgraditi alleati. 

Nell’uno e nell’altro
caso, le elezioni di giugno prossimo daranno indicazioni sul da farsi e
l’andamento della crisi detterà l’agenda.

Insomma, la partita tedesca non si è chiusa domenica. Si è solo aperta.

 
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