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Ignazio Marino: i vizi del sindaco gourmet

Pranzi e cene anche con senatori, deputati, giornalisti, sottosegretari: e se sì, chi sono? [Stefania Elena Carnemolla]

Ignazio Marino: i vizi del sindaco gourmet

Redazione Modifica articolo

12 Ottobre 2015 - 07.17


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di Stefania Elena Carnemolla

“Franza o Spagna, purché se magna” e Ignazio Marino, chirurgo specializzato in trapianti, ha trapiantato il detto al Campidoglio, dov’è arrivato spinto dall’onda bulgara dei romani, che avevano visto in lui la panacea a tutti i mali. Peccato che Marino al Campidoglio c’arrivasse anche con i trentamila euro che Salvatore Buzzi, il boss capitolino delle cooperative rosse, gli regalò per la campagna elettorale. “Buzzi, non so chi sia”, così, il sindaco, fino a quando non saltarono fuori le foto con Buzzi. Niente, silenzio, quell’Ignazio non era lui, ma un sosia. Nonostante gli scandali, molti romani, con le dimissioni ormai alle porte, hanno continuato a sfilare sotto il Campidoglio con bandiere con i colori della Roma e con tanto di ritratto di Marino e la scritta “Sindaco, mio sindaco”. Le donne romane come le donne iraniane per le vie di Teheran, ai tempi, con il ritratto dell’ayatollah Khomeini.

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Ben lontano dalla severità dell’ayatollah Khomeini, Marino ama la bella vita. I ristoranti, poi, sono la sua passione, quasi un’ossessione, tanto che nel marzo del 2014, [url”intervistato nel suo ufficio al Campidoglio”]http://www.nbcphiladelphia.com/news/local/Mayor-of-Rome-Is-a-Good-Guy-From-Philly-253171611.html[/url] dalla NBC 10 Philadelphia, confesserà la sua nostalgia per Philly e i suoi ristoranti, Philly, quella Philadelphia dov’era vissuto – dopo l’infelice parentesi di Pittsburgh e Palermo – lavorando al centro trapianti della Thomas Jefferson University: “Naturalmente mi manca molto Philly. Mi mancano in particolare la Jefferson e il luogo dov’ero solito vivere sulla Society Hill e i grandi ristoranti della città”. E quel ricordo di Morimoto, ristorante giapponese, sempre di Philadelphia: “Morimoto, se voglio un buon piatto di spaghetti so come prepararmeli, mentre non sono capace di preparare un buon piatto di sashimi” e, infatti, diventato sindaco di Roma, Marino non tradirà la cucina orientale, andando a banchettare, con la carta di credito dell’amministrazione capitolina, a lui intestata, nei ristoranti giapponesi della capitale.

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Chi è Ignazio Marino, già senatore dell’Ulivo prodiano? Di certo non un fior di trasparenza. Marino ha, infatti, mentito ancora una volta, spacciando per cene istituzionali – e che anche quando fossero state istituzionali, se ne sarebbe dovuta stabilire la necessità – cene private. Alcuni di questi convivi mangerecci sono stati smentiti da quei personaggi – ambasciatori, rappresentanti Onu, religiosi, vertici di aziende ospedaliere, membri della Comunità di Sant’Egidio – trascinati dal sindaco nel gorgo delle sue bugie. E minacciava, fino a pochi giorni fa, Marino, chiunque si fosse azzardato a sfiorare il Campidoglio. “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”, così, Alberto Sordi, nei panni del Marchese del Grillo. Marino, chissà, forse pensava di essere il Marchese del Grillo.

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Marino, il sindaco che per Natale si faceva ritrarre fra i poveri al pranzo della Comunità di Sant’Egidio e che per Santo Stefano andava a banchettare allegramente con la famiglia, a spese dei cittadini, in un ristorante romano. Marino che per Roma scorazzava in bicicletta – che sindaco eco, che sindaco nemico degli sprechi, così i creduloni – ma che negli Stati Uniti non disdegnava il noleggio di vetture di lusso. Come quando nel dicembre 2013 si recò a New York per incontrare Bill Di Blasio, il nuovo sindaco, quindi a Washington per presentare alla stampa internazionale l’esposizione del Galata Morente. A New York, dove si fermò una sola notte alloggiando, per 329,54 euro, al Jolly Hotel, scomodò il consolato d’Italia, che per suo conto noleggiò un van di lusso della Nikkolimo Limousines di Brooklyn, con tanto di fattura da recapitare al consolato. Il 12 dicembre la Nikkolimo Limousines inviò una fattura per un noleggio da 120 dollari l’ora: 1.200 dollari per le dieci ore del 10 dicembre e 1.320 dollari per le undici ore dell’11 dicembre. Ventuno ore di noleggio per un totale di 1.320 dollari. Un documento del Campidoglio sui costi del viaggio americano del sindaco, recita, infatti: “Pagamento pulmino (sic) al Consolato New York alla ditta Nikkolimo Limousines, inc. 1850,07 euro più 32,38 per commissione cambio”.

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In partenza da New York per Washington, l’11 dicembre negli Stati Uniti, il 12 dicembre in Italia, il sindaco non disdegnerà di consumare una cenetta luculliana al Victory Grill del LaGuardia Airport per un importo di 120,85 dollari.

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Nel settembre 2014 Marino partì ancora una volta per gli Stati Uniti e a San Francisco il consolato italiano pensò, e non solo, al trasporto: un SUV categoria Luxury noleggiato per un solo giorno – venerdì 12 settembre – dalle 9 del mattino, quando il SUV andrà a prelevare Marino al Four Season Hotel di San Francisco, alle 7 e 49 di sera, quando riporterà il sindaco in albergo. Totale: 1.358,40 dollari, pari a 1.057,61 euro, per un SUV lusso della Balimo Bay Area Limousine & Transportation di San Francisco. 1.358,50 dollari, di cui 1.111,50 per il viaggetto in sé e 247 dollari con il SUV fermo, a motore spento, in attesa di Marino.

Fra i documenti con le spese di Marino pubblicati sul sito del Campidoglio – un pdf di 492 pagine con dichiarazioni siglate dal sindaco, lo stesso che ha accusato il suo staff al grido di “Io non so cosa ci hanno scritto sopra”, fatture, scontrini, estratti conto – ci sono anche alcuni documenti su cene e pranzi “istituzionali” con sottosegretari di Stato, senatori, deputati, giornalisti. Tutti anonimi. Sarà vero? O anche costoro sono fantomatici commensali? Cene e pranzi di lavoro, li chiamano, per coprire l’inopportunità di certi convivi pagati con soldi pubblici. Se a tavola con Marino si sono seduti sottosegretari di Stato, senatori, deputati, giornalisti, sarebbe interessante conoscere i loro nomi per sapere cosa hanno provato nel bere e mangiare con i soldi dei romani. In caso contrario, si scoprirà chi era davvero a tavola con Marino.

Il sottosegretario di Stato: in un documento del Campidoglio del 10 febbraio 2015, firmato da Marino, il sindaco di Roma dichiara di aver pranzato quel giorno al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, spendendo 54 euro, pagamento “relativo ad un pranzo offerto per motivi istituzionali ad un Sottosegretario di Stato, incontrato per discutere di argomenti riguardanti la città di Roma”. Il pagamento del pranzo verrà effettuato alle 14.02 con carta di credito dell’amministrazione capitolina intestata a Marino. Ed è particolare che il documento con la dichiarazione di Marino rechi la stessa data del giorno del pranzo, come se la dichiarazione fosse stata preparata giorni dopo sulla base dell’agenda del sindaco, il che non vuol dire che Marino abbia pranzato con la persona con cui dice di aver pranzato. Pertanto, chi è il sottosegretario di Stato del governo Renzi che avrebbe pranzato con Marino? Se nessun sottosegretario di Stato ha pranzato quel giorno con il sindaco di Roma, con chi ha pranzato Marino?

Le cene con i senatori: un documento del Campidoglio del 18 marzo 2014, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 155 euro per una cena offerta per “motivi istituzionali”, quel 17 marzo e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, ad un “Senatore della Repubblica incontrato per illustrare alcuni progetti di Roma Capitale”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 22.37. Chi è questo senatore? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Altra cena, altro senatore: un documento del Campidoglio del 3 ottobre 2014, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 190 euro per una cena offerta “per motivi istituzionali”, quel 2 ottobre e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, ad un “Senatore della Repubblica incontrato per illustrare i prossimi impegni di Roma Capitale”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 23.12. Chi è questo senatore? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Altra cena, altro senatore, stavolta con accompagnatore: un documento del Campidoglio del 9 marzo 2015, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 332 euro per una cena offerta “per motivi istituzionali”, quel 6 marzo e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, “a un Senatore della Repubblica ed a un suo accompagnatore, incontrati per discutere di argomenti riguardanti la città di Roma”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 22.49. Chi è questo senatore? Chi era il suo accompagnatore? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Quindi le cene con anonimi parlamentari. Cene costose, con tanto di regalo di bottiglie di champagne da 80 euro, con Marino che accetta il cadeau. È la cena del 28 giugno 2014 al ristorante Cybo di Roma di cui parla un documento del Campidoglio del 30 giugno, firmato da Marino, dove si fa riferimento ad una cena di 100 euro, sempre per “motivi istituzionali”, offerta a un “Parlamentare della Repubblica incontrato per parlare di iniziative di promozione della Capitale”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 22.39. Chi è questo parlamentare? In caso contrario, con chi ha cenato Marino? Di certo c’è che l’ammontare della sobria cena a base di una degustazione Cybo (40 euro), un secondo del giorno (30 euro), una costata di agnello (25 euro), un’acqua frizzante (3 euro), due Franciacorta rosé glass (16 euro), un Richard Lucien Grand Cru (80 euro), era in realtà di 194 euro, tolti gli 80 euro dello champagne, donato al sindaco, e altro spicciolame, sono 100 euro, cifra richiesta dal ristoratore. Quindi: cene costose con soldi pubblici e champagne in regalo, un inchino, quest’ultimo, del ristoratore, di certo al sindaco, in attesa di conoscere la vera identità dell’altro commensale.

Altra cena, altri parlamentari: un documento del Campidoglio del 10 dicembre 2014, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 120 euro per una cena al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma offerta quel 9 dicembre per “motivi istituzionali” a “due Parlamentari della Repubblica per discutere di progetti riguardanti la città di Roma”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 23.33. Chi sono questi due parlamentari? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Quindi i giornalisti, tralasciando i tanti “operatori dell’informazione” menzionati in diversi documenti del Campidoglio, con cui Marino sostiene di aver cenato, sempre “per motivi istituzionali”. Né parleremo della famosa cena del 26 dicembre 2013, già smentita dagli interessati, cena quindi rivelatasi di famiglia. Dalla documentazione esaminata, con tanto di dichiarazione del sindaco, si ricava come giornalisti italiani e stranieri non avrebbero disdegnato di attovagliarsi con Marino, a meno che Marino non si sia attovagliato con ben altri soggetti.

Il primo attovagliamento, dopo quello, sbandierato, del 26 dicembre 2013, è dell’estate del 2014. Un documento del Campidoglio del 18 luglio, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 96 euro per una cena offerta per “motivi istituzionali”, quel 17 luglio e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, a “rappresentanti di testate giornalistiche incontrati per un dibattito sulla città di Roma”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 23.32. Chi sono questi rappresentanti? In caso contrario, con chi ha cenato Marino? E il dubbio cresce, anche perché dalla fattura del ristorante risulta una cena per due persone: due antipasti, due secondi piatti, due dolci dessert, due contorni. Quindi Marino e un’altra persona, cosa ben lontana da una cena con più persone.

Altra cena, altri giornalisti: un documento del Campidoglio del 10 ottobre 2014, firmato da Marino, riferisce di un pagamento di 203 euro per una cena, offerta quel 9 ottobre per “motivi istituzionali” e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, a “due rappresentanti della stampa italiana incontrati per parlare del Coordinamento dei Sindaci delle Città Metropolitane”. Il pagamento verrà effettuato con carta di credito dell’amministrazione capitolina, intestata a Marino, alle 23.12. Chi sono questi due rappresentanti della stampa italiana? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Quindi la cena offerta a giornalisti stranieri per illustrare le meraviglie del Gay Pride. Un documento del Campidoglio dell’11 giugno, firmato da Marino, riferisce, infatti, di un pagamento di 180 euro per una cena, quel 10 giugno e al ristorante Archimede Sant’Eustachio di Roma, “offerta per motivi istituzionali a due giornalisti della stampa estera a Roma per il Roma Pride 2015 ed incontrati per spiegare il percorso di questa Amministrazione a favore dei diritti e dell’inclusione, a quattro mesi dall’introduzione del registro delle unioni civili”. Cena con tre menu a prezzo fisso da 60 euro a testa, con pagamento effettuato, alle 23.40, con carta di credito dell’amministrazione capitolina intestata a Marino. Chi sono questi due rappresentanti della stampa estera a Roma? In caso contrario, con chi ha cenato Marino?

Queste ed altre cene, come quella per gli “illustri chirurghi” giunti a Roma nel settembre 2014 per un congresso sul traffico di organi, nonché per un’udienza privata in Vaticano da papa Francesco. 1270 euro, questo l’ammontare della cena loro offerta da Marino al ristorante Aroma di Palazzo Manfredi, a Roma. “Pagamento di Banchetti Food del 18/09/2014 con pagamento Visa”, si legge nella fattura del 15 dicembre di quell’anno. E la cena faraonica da 3.540 euro, sempre al ristorante Aroma, in onore di Alisher Usmanov, presidente della Federazione Italiana della Scherma, in “occasione dell’accordo di Donazione per il restauro della Basilica Ulpia sottoscritto con la Soprintendenza Capitolina”.

E quella, assai più umile, da 180 euro e del 19 aprile 2015, al ristorante Casa Coppelle di Roma, offerta a “due illustri scienziati e ad un loro accompagnatore in visita a Roma ed incontrati per discutere di un progetto per la città”. Chi fossero costoro, non si sa.

L’unica cosa certa è che Ignazio Marino, il sindaco chirurgo che amava la buona tavola, ha mentito, scialacquando, nostalgico dei ristoranti di Philadelphia, i soldi dei romani.

(12 ottobre 2015) [url”Torna alla Home page”]http://megachip.globalist.it/[/url]
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