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Quel che Pisapia, Zedda e Doria han capito della lezione francese

Far quadrato intorno alla socialdemocrazia neoliberista per sbarrare la strada alla destra? Mai sentito un discorso più sfrontatamente opportunista e più falso [A. Giannuli]

Quel che Pisapia, Zedda e Doria han capito della lezione francese
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10 Dicembre 2015 - 22.05


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di Aldo Giannuli.

I tre residui sindaci “arancione”, Pisapia, Zedda e Doria hanno lanciato un appello per liste comuni Pd-Sel alle prossime comunali nelle rispettive città con un argomento nuovissimo: non far vincere la destra, come è accaduto in Francia. Quello che loro hanno capito della lezione francese è che bisogna far quadrato intorno alla socialdemocrazia neoliberista per sbarrare la strada alla destra. Mai sentito un discorso più sfrontatamente opportunista e più clamorosamente falso di questo.

Iniziamo: in primo luogo, ai tre insigni primi cittadini non viene in testa che, forse, nella meritatissima batosta di Hollande e dei suoi sventurati compagni, ci sia proprio l’ignobile politica economica che hanno seguito e che le paure del terrorismo jihadista hanno avuto una parte molto limitata nel successo del Fn, che, proprio a Parigi, città colpita dalla strage, ha registrato uno dei suo maggiori insuccessi, raccogliendo solo il 9,5% dei voti. Peraltro, l’ascesa del Fn era iniziata decisamente prima del gennaio scorso. Che i socialisti francesi meditino sulle ragioni del loro fiasco: se loro sono i lacchè della Merkel e del capitalismo finanziario perché mai gli elettori di sinistra dovrebbero votarli?

In secondo luogo, ci era parso di capire che Sel (antico punto di riferimento dei tre sindaci) dovrebbe stare sciogliendosi nella nuova formazione Sinistra Italiana che, nelle dichiarazioni, si propone di costruire l’alternativa al Pd. Ci accorgiamo che è la solita musica: fare il solito cespuglio del Pd per rimediare qualche cadrega. Lo avevamo capito già da prima e ritenevamo Fassina un illuso, ora ne abbiamo la conferma. Ma, ci chiediamo: a che serve questa manfrina del partito “a sinistra” del Pd? Posso capire che mantenendosi distinti possa essere più fruttuoso sul piano della spartizione, ma la cosa dovrebbe essere supportata da un qualche seguito elettorale, mentre rifare la sceneggiata dell’alleanza-conflittuale con il Pd serve a poco perché non ci crede più nessuno: non si può essere nello stesso tempo alternativi a qualcuno e suoi alleati, “per la contraddizion che nol consente”, direbbe qualcuno.

Esilarante, in terzo luogo, è la motivazione del “non far vincere al destra” che poi è il ritornello frustissimo usato da 30 anni e che è quello che ha ridotto la cosiddetta “Sinistra radicale” al lumicino. La destra è frammentata, i sondaggi la danno in discesa e non in una delle tre città citate i sondaggi la accreditano neppure del secondo posto, a Milano non sanno neppure chi candidare. Dunque, un pretesto sfacciatamente, clamorosamente, dichiaratamente, spudoratamente falso.

Se c’è un momento in cui la sinistra “radicale” può permettersi il lusso di essere autonoma senza favorire la destra è questo. Ma a questa “sinistra” interessa essere autonoma? Ha qualcosa da dire? Ne dubito, fieramente ne dubito.


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