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In memoria di Paolo De Santis, dopo Hiroshima, dopo Fukushima

Paolo De Santis (1941-2017) ha aggiornato la figura dell’uomo di scienza appassionato al tema della pace, legando questioni militari, alimentari e industriali a tutto campo. [Pino Cabras]

In memoria di Paolo De Santis, dopo Hiroshima, dopo Fukushima

Redazione

2 Novembre 2017 - 00.22


 
Pino Cabras
 
È improvvisamente venuto a mancare un nostro grande amico, Paolo De Santis, fisico, professore visitatore all’Università Roma Tre, uno dei più attivi co-fondatori del progetto PandoraTV.it.
Paolo aveva 76 anni, ma come succede a certi attivisti infinitamente curiosi che entrano in sintonia con i giovani e uniscono costantemente pensiero e azione, ne dimostrava molti di meno. Così come non aveva età il suo tratto signorile e colto, la sua mitezza sorridente, l’impegno instancabile.
Il suo approccio apertissimo alle scienze aggiornava al XXI secolo la figura del fisico appassionato della causa della pace e della sopravvivenza dell’Umanità. I fisici più sensibili del XX secolo sentivano l’enorme responsabilità che ricadeva sulle spalle della scienza per via delle potenzialità distruttive delle armi atomiche, e in tanti diventavano attivisti fervidi. Erano i fisici del “Dopo Hiroshima”.
I fisici più attenti di oggi, come Paolo De Santis, hanno allargato la questione ai tanti campi in cui le tecnologie hanno amplificato le perversioni distruttive dell’homo faber, dalla geoingegneria all’agroindustria, dalla farmacia dominata da loschi interessi all’industria delle armi. De Santis, come altri, era passato dalla critica del “Dopo Hiroshima” alle consapevolezze del “Dopo Fukushima”, legando questioni militari, alimentari e industriali a tutto campo. Terreno di battaglia numero uno: la comunicazione.
Molto gandhianamente, Paolo voleva essere il cambiamento che voleva vedere avvenire nel mondo: fino a diventare egli stesso un abile coltivatore biologico in grado di portare in cucina una gamma di cibi vegani completa, autoprodotta e senza lacune nutrizionali.
Paolo aveva vissuto a lungo in Brasile, e questa importante esperienza – oltre a renderlo un esperto commentatore sulle questioni brasiliane – aveva aggiunto un punto di vista geopolitico utilissimo sulle questioni che studiava per comprendere il mondo contemporaneo, fuori dalla bolla narrativa nord-atlantica.
Muitos abraços, querido amigo!
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