In prospettiva: Anschluss politico della sinistra da parte del M5S?

A un certo punto occorrono posizioni chiare, per non rimanere nel limbo, soprattutto quando ci si trova a dover fare delle scelte per una comunità nazionale allargata. [Dafni Ruscetta]

Fico e Di Maio

Fico e Di Maio

Redazione 8 ottobre 2018megachip.info

di Dafni Ruscetta


 


Nel teatro della politica non vi sono ‘governi del cambiamento’ che tengano. Si sono da tempo avviate le manovre di posizionamento elettorale per fissare una volta per tutte le alleanze che determineranno lo scenario politico per i prossimi vent’anni almeno.


Il M5S, a dispetto di quanto affermato dall'inizio del suo percorso (“né di sinistra né di destra”), sta scoprendo poco a poco la convenienza di disporsi apertamente secondo gli schemi tradizionali. Nel passaggio da forza anti-sistema a compagine di governo ci si è forse resi conto che, per rimanere saldamente al potere senza arretrare a più scomode posizioni di irrilevanza politica, si può pur cedere di volta in volta pezzi di storia movimentista senza che (quasi) nessuno se ne accorga dalla base.


In una simile metamorfosi antropologica non sarebbe difficile per Di Maio & co. far digerire la perpetuazione dei mandati elettivi (attualmente ancora fermi a due), così abbandonando uno dei capisaldi dei Vaffa-day delle origini.


Dicevo del nuovo posizionamento politico a fini elettorali. Già, perché si è visto che competere con Salvini sul terreno della forza, dei muscoli, della ‘schiena dritta’, non paga per chi ha una più recente tradizione di orientamento del consenso. D’altra parte si può fare del populismo anche stando dall’altra parte, come ha saputo dimostrare bene quel renzismo dell’ultima ora durante il suo sciagurato triennio di potere fine a se stesso. Così anche nel M5S verosimilmente ci si è resi conto che, non potendo contendere lo scettro dei ‘cattivi’ al leader della Lega – circondato da un entourage certamente più omogeneo e con un background da sempre radicato nella destra più inferocita – una ‘transumanza’ politica risulterebbe più vantaggiosa.


D’altro canto è pur vero che l’aver da sempre professato l'assenza ideologica del proprio stare in politica (né carne né pesce), l’aver accettato sin dalla prima ora qualunque sentire politico al proprio interno (l'ecumenismo di Grillo delle origini), ha avuto un prezzo, prima o poi occorreva fare i conti con l’ineluttabilità di una identità particolare, con il mettersi allo specchio riconoscendosi come soggetti autonomi prima ancora che come massa informe. A un certo punto occorre prendere posizioni chiare, piuttosto che rimanere nel limbo della indefinitezza a fini elettorali, soprattutto quando ci si trova a dover fare delle scelte per una comunità nazionale allargata.


Così appare verosimile che gli strateghi del grillismo abbiano compreso alcune elementari dinamiche di sopravvivenza nell’arena parlamentare. Anzitutto la strategia dell'altro 'forno', tesa a considerare seriamente una futura (o imminente, chi lo può ancora dire?) alleanza elettorale o un nuovo assetto di governo, questa volta spostati a sinistra. La frangia attualmente minoritaria nel M5S - quella dell’ala Fico per intenderci - potrebbe prendere il sopravvento nel partito in caso di ‘naufragio’ anticipato della nave 'Conte'. Dichiarazioni sempre più frequenti, ma anche provvedimenti dell’ultima fase (il voto contro Orban al Parlamento Europeo ad esempio) in aperto contrasto con la Lega sono il chiaro segnale di un possibile capovolgimento di fronte, come a preparare il terreno a un eventuale rovesciamento del tavolo.


Se Salvini continuerà ad aumentare i propri consensi i 'guru' della comunicazione pentastellata potrebbero avere già pronto l’alibi per passare al di là del ponte: l'impossibilità di continuare a seguire l'alleato nella battaglia contro lo straniero che arriva dal mare. E lo farebbero - come in parte è già avvenuto - assorbendo l’elettorato del PD (ormai terrorizzato dalla prospettiva di un trentennio salviniano), considerata la lenta ‘liquefazione’ di quest’ultimo. In breve tempo non si porrebbe nemmeno più la questione dell'alleanza a sinistra, perché in quel contesto le varie e insignificanti sigle dell'attuale diaspora scomparirebbero dall'anagrafe politica e la storia ci consegnerebbe la metamorfosi di un M5S che aspira a incarnare i valori della nuova sinistra nei prossimi trent’anni. E' quella la voragine, lo spazio politico-elettorale che si è aperto dalle rovine della pochezza degli attuali dirigenti della sinistra, una disfatta che assumerebbe ben presto i caratteri di un’annessione politica (un 'anschluss' per dirla in termini storico-politici), le cui manovre sono già in atto. Il vero problema, il dramma di tutto questo? E' che nessuno, all'interno della galassia di centrosinistra, pare essersene accorto.