Il Brasile del "mito" Bolsonaro

Il trionfatore del primo turno delle elezioni in Brasile è un uomo della destra estrema, che mischia slogan populisti ad una fede evangelica "scoperta" in età avanzata, funzionale alla sua sete di potere. [I. Marinho]

Jair Messias Bolsonaro

Jair Messias Bolsonaro

Redazione 10 ottobre 2018riforma.it

di Iolanda Marinho


 


Jair Messias Bolsonaro, candidato della destra estrema alla presidenza del Brasile, è il trionfatore del primo turno delle elezioni con il 47% dei voti. Per un soffio dunque non ha evitato il ballottaggio che sarà con il candidato del partito socialista Fernando Haddad, fermatosi però 20 punti lontano da Bolsonaro.


Il 28 ottobre si terrà il secondo turno, cui sono chiamati i 147 milioni di votanti, che ieri hanno partecipato al voto con percentuali elevatissime.


E’ stata una campagna elettorale senza precedenti: si assiste ad una lotta fratricida, non ci sono amici, parenti, vicini, tutti i mezzi di comunicazione sono strapieni di messaggi di insulti, elogi, esternazioni del bene e del male di ogni candidato alla presidenza della "República Federativa do Brasil", un gigante ancora addormentato. Un fatto forse conveniente ad alcune nazioni estere.


Anche questo bizzarro “presidenziabile”, è al centro di vari scandali di natura finanziaria.


Si capisce nitidamente che la politica è anche investimento, e chi tra i politici ha più risorse ed influenze, maggiore sarà la possibilità di trarre profitto dal sistema, politico in questo caso.


Lui, Jair Messias Bolsonaro, candidato del Partito Social-Liberale, è nato in una piccola città dell’ hinterland dello Stato di San Paolo. Le sue origini discendono da avi tedeschi e radici italiane, entra nell’esercito e fa carriera come capitano paracadutista, rischiando una condanna per insubordinazione con l’accusa di essere implicato in progetti di golpe militari nella Accademia Militare delle "Agulhas Negras". Alla luce di questi disordini, sotto consiglio del padre, lascia l’esercito per dedicarsi alla politica. Questo accadeva 28 anni fa.


Ha cambiato partito più volte, nel frattempo anche tre dei suoi cinque figli hanno deciso di fare carriera in politica, divenendo Deputati Federali, come la prima moglie, parlamentare “vereadora” nella “Camara” municipale di Rio de Janeiro.


La seconda moglie invece, nel corso di una separazione litigiosa, fa ricorso al tribunale per denunciarlo per falsa dichiarazione dei redditi e furti personali, richiedendo inoltre asilo politico alla Norvegia per lei e suo figlio, al tempo minorenne.


Quando la richiesta di asilo non fu accettata, fece ritorno in Brasile e accettò di inserirsi anche lei in politica aiutata da Bolsonaro stesso, e adesso concorre al Parlamento come “Deputata Federal” appoggiando l’ex marito e negando le denunce fatte e comprovate in Tribunale.


Oggi in Brasile Bolsonaro viene paragonato ad un mito dai suoi elettori. Con la sua dote camaleontica di adeguarsi in maniera sempre efficace ai bisogni e desideri dei brasiliani. 


Per ora in Brasile i valori più reclamati sono… Sicurezza , Onestà e Cambiamento.


Eppure, il panorama mediatico non sembra sottolineare le incongruenze tra i gli slogan della politica e la storia stessa dei politici.


Ad esempio, Bolsonaro era dello stesso partito del politico paulista Delfim Neto, famoso per passeggiare sulla sua rombante Ferrari Testa Rossa per le vie di San Paolo, e accusato di corruzione attiva.


Bolsonaro è anche amico intimo di un noto attore porno, da molto tempo lontano dai riflettori e dai media, il quale ha sollevato il panico quando ha dichiarato, forse falsamente, di aver avuto una relazione omossessuale in gioventù con un famoso Pastore Neo Pentencostale Marco Feliciano.


Feliciano fu eletto nel 2013 Presidente nel Parlamento per i Diritti Umani, ma ha creato tantissime controversie per il suo impegno anti abortista e per le esternazioni omofobe, tanto da creare la famosa “Cura Gay”. Anche lui è stato eletto Parlamentare per lo stato di San Paolo. A sua volta denunciato per tentativo di stupro di una stagista in Parlamento, e di una ragazza evangelica del suo staff.


Vista la notorietà degli eventi e la grande influenza e crescita della chiesa evangelica  in Brasile, Bolsonaro, che prima si dichiarava cattolico apostolico Romano, si è sposato per la terza volta con una segretaria conosciuta in Parlamento in Brasilia di nome Michelle de Paula Firmo Reinaldo. Con la quale si sposa con rito civile e dopo due mesi si consacrano con la cerimonia religiosa officiata dal Pastore Silas Malafaia, proprietario di un patrimonio stimato di 150 milioni di dollari di reddito. Malafaia è un Pastore Pentencostale legato alle Assemblee di Dio, difensore della Teologia della Prosperitá.


Silas Malafaia, coinvolto nella “Operazione Timoteo” del 16 dicembre 2016, è indagato per riciclaggio  di denaro, corruzione in questioni che coinvolgono industrie di minerarie e politici.


Indagini ancora in corso e che si intrecciano con la “Delazione premiada” –il riferimento è a uno dei meccanismi di “Mani Pulite” in Italia – che è servita come base negli incarichi investigativi dai delatori e collaboratori di Giustizia.


Dinanzi a tutti questi intreccio resta soltanto osservare gli eventi successivi per capire tale fenomeno mediatico.


La campagna politica di Bolsonaro rappresenta un gioco di fake news e presenza massiccia di slogans di impatto, oltre che di un potere consolidato con amicizie, abbiamo visto, in odor di galera.


Potrei rimanere all'infinito a raccontare le frasi infelici di tale personaggio, ma vorrei risparmiare la vostra indignazione. Potete constatare ogni video, come questo discorso in una loggia Massonica, lo scenografico battesimo dello scorso anno nelle acque del fiume Giordano, o la presentazione in una Chiesa Battista nella zona ricca della Barra da Tijuca, Rio de Janeiro.


Il candidato che si posiziona politicamente come rappresentante della estrema destra brasiliana e che è stato vittima di un accoltellamento lo scorso 6 settembre durante la campagna elettorale porta avanti convinzioni populiste, che colpiscono il popolo con la semplicità delle sue frasi di impatto e gesti simbolici ripetuti come il gesto di puntare di una pistola.


Di fronte a questi eventi l’audience “Bolsonara” è salita alle stelle. Ha conquistato quell’elettorato che già lo seguiva e lo sosteneva per la sua immagine carismatica di leader assoluto e indiscutibile.


Una volta portato in ospedale viene operato per fermare l'emorragia dal ferimento e si mostra subito ben disposto a continuare la sua campagna mediatica senza mai partecipare a dibattiti politici, anche dopo essere dimesso dell’ospedale.


Sceglie invece di presentarsi in interviste esclusive, senza alcun contradditorio con altri candidati, nella televisione privata del Pastore Bispo Edmir Macedo Bezerra, indicato della rivista americana Forbes come il pastore più ricco de Brasile, con un patrimonio che supera 1,1 miliardi di dollari.


Anche questo è rappresentante della Chiesa denominata Universale del Regno di Dio. È stato accusato di ciarlatanismo ma fin ora si è liberato di ogni accusa. In tutto il suo percorso pseudoreligioso professa di essersi convertito al Protestantesimo nel luglio 1977, insieme al suo cognato che ha fondato un’altra prospera “Chiesa Internazionale della Grazia di Dio”. Tra il 2009 e il 2011 la polizia presenta ancora altri indagini di denunce di riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e evasione fiscale, non soltanto in Brasile ma nel 2016 anche in Venezuela e negli Stati Uniti.


Sono questi i fedeli collaboratori del Mito Bolsonaro!


È necessario prendere un momento di riflessione pensando al ruolo delle chiese protestanti, pentecostali ed evangeliche nelle vicende della campagna elettorale brasiliana. Questo è il popolo pacifico che adesso si propone di prendere le armi in pugno.


Ma non potrei non parlare della polemica di questo candidato che si dice portavoce delle persone per bene senza partire dal suo slogan: “Brasil acima de tudo e Deus acima de Todos!


Questo intreccio fra politica e religione non è spesso preso in considerazione dai media, e anche poco discusso. Non esce dagli ambiti di élite intellettuale, lasciando il popolo in balia di menzogne e occultamenti. Con tale analisi dei fatti, non si vuole puntare a dare una spiegazione univoca o puntare il dito contro l’istituzione protestante in Brasile o contro la politica brasiliana in quanto tali. Ma si vuole evidenziare che esistono delle questioni non abbastanza dibattute circa “il messaggio” di Bolsonaro e i “valori” che lui intende portare avanti nel suo progetto di presidenza, weberiani potremmo dire nel suo intrecciare politica e economia.


La chiesa è tutt’ora un importante presidio culturale, sociale, antropologico. Le chiese riuniscono persone con un interesse comune, che vi aderiscono volontariamente (specialmente nel caso dei protestanti), e si discute, si ragiona, si condivide, si impara dal “culto”, inteso come processo di apprendimento e formazione culturale attraverso lo studio di alcuni principi.


Se questi principi vengono fatti propri da un esponente politico, e se questo trova linfa vitale per la sua campagna elettorale all’interno delle chiese, allora pare opportuno per teologi e non solo di rendere chiaro qual è il ruolo delle chiese protestanti, pentecostali ed evangeliche, nella formazione della corrente “del cambiamento”.


Ovvero, di quali valori e di quali effettive azioni, questo cambiamento si fa detentore e portatore; sottolineando, ove necessario, dove questi valori vengano interpretati in maniera strumentale a certi interessi, e come questi minino la pacifica convivenza nella comunità brasiliana. Il Brasile rimane un contesto di forte apprendimento per le scienze sociali. È arrivato il momento di introdurre nel dibattito anche del ruolo delle “chiese” per capire se questo cambiamento porterà alla costruzione di una più civile comunità brasiliana, o se invece ne decreterà la distruzione, frammentazione, polarizzazione.


(8 ottobre 2018)


 


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