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Guai agli spiati!

'C''è chi è sorpreso dalla sfrontatezza infinita con cui Washington tratta oggi le reazioni al Datagate. Ma bastava vedere come anni fa trattò le reazioni a Echelon'

Guai agli spiati!

Redazione

3 Luglio 2013 - 23.49


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di
Giampiero Obiso.

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Qualcuno è sorpreso dalla sfrontatezza infinita con cui a Washington vengono trattate oggi le reazioni del resto del mondo al Datagate. Ma bastava vedere come anni fa furono trattate le reazioni a un altro megascandalo spionistico.

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James
R. Woolsey
fu Direttore della CIA dal 5 febbraio 1993 al 10 gennaio 1995. Come tutti i suoi predecessori, la sua carriera, una volta lasciato l’incarico, si è poi sviluppata tra prestigiosi incarichi privati in importanti think tank come l’Institute for the Analysis of Global Security, l’United States Energy Security Council, la britannica Henry Jackson Society, il fin troppo noto Project for the New American Century, e il solito immancabile incarico in Booz Allen and Hamilton (sì, sempre loro, gli stessi che impiegavano la supertalpa Edward Snowden). Oltre, naturalmente, a ricche “partnership” con società di investimento come la Vantage Point Venture Partners, o la Lux Capital.

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Niente di particolarmente inconsueto, per un ex capo della CIA.

Ma il motivo per cui, oggi, Woolsey torna di attualità, in pieno panico da “Datagate”, è per un pezzo a sua firma, pubblicato dal Wall Street Journal il 17 marzo del 2000, quando l’ormai ex capo della CIA si godeva la sua brillante fine carriera, tra una conferenza e un consiglio di amministrazione.

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Erano i giorni dell’affare “Echelon”. Grazie al lavoro di Duncan Campbell, il giornalista investigativo che per primo aveva dato notorietà al più vasto programma di intercettazione dei segnali mai concepito fino ad allora, le istituzioni europee avevano deciso di procedere con una inchiesta formale, del Parlamento Europeo, che avrebbe dato vita ad una relazione finale pubblicata, infine, nel luglio del 2001.

Quel documento, intitolato “Rapporto
sull’esistenza di un sistema globale per l’intercettazione di
comunicazioni private e commerciali
”,
si apriva con una citazione di Giovenale,
“sed quis custodiet
ipsos custodes
”, e uno
dei suoi capitoli, il nono, si intitolava, non senza involontario
umorismo, «I cittadini dell’Unione sono adeguatamente protetti dalle attività
dei servizi di intelligence?
».

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E una risposta se la dava, il rapporto. Nelle sue conclusioni ufficiali
– numerose relazioni di minoranza sostenevano posizioni ancor più
nette – il rapporto del Parlamento Europeo affermava:

«che
un sistema globale per l’intercettazione delle comunicazioni
esista, che sia gestito in modo cooperativo, in proporzione alle
rispettive capacità, dagli Stati Uniti d’America, dal Regno Unito,
dal Canada, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, in base al
trattato UKUSA, non è più in discussione
».

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Ed è qui che torna in ballo Mr. Woolsey.

Il
quale, nel suo editoriale
sul
Wall
Street Journal
,
e mentre l’indagine del Parlamento Europeo era nel pieno del suo
svolgimento, spiegava, senza andare troppo per il sottile, perché
gli Americani ci spiavano. E vale proprio la pena di leggerlo per
intero, quell’articolo:

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«Cosa è tutto questo trambusto
riguardo Echelon e lo spionaggio degli Stati Uniti a danno delle
industrie europee, alla fin fine? Iniziamo con un po’ di
schiettezza da parte nostra. Sì, miei amici europei continentali, vi
abbiamo spiato. Ed è vero che noi usiamo i computer per cercare tra
i vostri dati usando parole chiave. Avete smesso di chiedervi cosa
stiamo cercando, per caso?

Il recente rapporto su Echelon del
Parlamento Europeo, scritto dal giornalista inglese Duncan Campbell,
ha scatenato accuse rabbiose in Europa, circa il fatto che le agenzie
di intelligence americane stiano rubando tecnologie avanzate alle
compagnie europee, in modo che noi le possiamo – sentite questa –
fornire alle compagnie americane aiutandole a competere sui mercati
internazionali. Miei amici europei, tornate alla realtà. È vero, in
una manciata di aree la tecnologia europea è superiore alla nostra,
ma, e provo a dirlo nel modo più gentile che mi riesce, il numero di
queste aree è molto, molto, molto piccolo. La gran parte della
tecnologia europea, semplicemente, non vale la pena rubarla.

Perché, allora, vi abbiamo spiato?
La risposta è di tutta evidenza proprio leggendo il rapporto
Campbell, laddove si discutono gli unici due casi in cui si sostiene
che compagnie europee siano state bersaglio di spionaggio industriale
da parte degli Americani. A proposito di Thompson-CSF, il rapporto
sostiene: “La compagnia è sospettata di aver corrotto membri della
commissione governativa brasiliana”. Di Airbus, il rapporto dice
che si è scoperto che “agenti di Airbus stavano tentando di
corrompere un funzionario del governo Saudita”. Questi fatti però,
inevitabilmente, non trovano spazio negli articoli di stampa
pubblicati in Europa su Echelon.

Ecco qui, miei amici continentali,
vi abbiamo spiato perché voi corrompete. I prodotti delle vostre
compagnie sono spesso più costosi, o meno avanzati tecnologicamente
o entrambi i casi, di quelli dei vostri concorrenti americani. E il
risultato è che voi corrompete, e tanto. E la complicità dei vostri
governi è tale che in parecchi paesi europei le tangenti possono
essere scaricate dalle tasse.

E quando vi abbiamo beccati, questo
potrebbe interessarvi, non abbiamo detto una sola parola alle
compagnie americane interessate alla competizione. Invece, siamo
andati da quei governi i cui funzionari voi stavate cercando di
corrompere, e abbiamo detto loro che noi non accettiamo gentilmente
questa forma di corruzione. E quei governi, spesso, rispondono
aggiudicando alla migliore offerta (che a volte è americana, a volte
no) la gara. Questo vi rende nervosi, e a volte è fonte di
recriminazioni tra i vostri corruttori ed i corrotti degli altri
paesi, e, a volte, il tutto finisce per diventare un pubblico
scandalo. Ci piace da impazzire, quando succede.

Perché voi corrompete? Non è
perché le vostre compagnie siano ontologicamente più corrotte. Né
perché voi siate naturalmente meno dotati con la tecnologia. E’
perché il vostro santo patrono dell’economia è ancora Colbert,
mentre il nostro è Adam Smith. Nonostante alcune poco numerose e
recenti riforme, i vostri governi dominano ancora largamente la
vostra economia, e così voi avete molte più difficoltà di noi ad
innovare, incoraggiare la mobilità del lavoro, ridurre i costi,
attrarre capitali per far crescere in fretta i vostri business e fare
in modo che si adattino velocemente ai cambiamenti della congiuntura
economica. E voi preferite non passare attraverso il fastidio di
trasformarvi verso un sistema con meno dirigismo. E’ molto più
facile continuare a pagare tangenti.

La CIA raccoglie informazioni
economiche, ma la maggior parte non è fatta di segreti rubati. La
Commissione Aspin-Brown, quattro anni fa, ha scoperto che il 95%
dell’intelligence relativa all’economia la ottiene da fonti
aperte.

Il rapporto Campbell descrive un
sinistro meeting a Washington dove – brivido! – personale della
CIA è presente e i partecipanti – tenetevi – “identificano
importanti commesse da aggiudicare in Indonesia”. Mister Campbell,
suppongo, si immagina una cosa così: un’abile spia della CIA esce
furtivamente da un covo protetto, cambia frequentemente
travestimento, e fa tutti i controlli che servono per essere sicuro
di non essere sorvegliato o seguito, infine finalmente si collega con
un satellite spia e …. compra un giornale di affari in un’edicola
indonesiana. Se voi Europei veramente pensate che noi facciamo cose
così assurde per ottenere informazioni pubblicamente disponibili,
perché non vi mettete semplicemente a riderci in faccia invece di
indignarvi così tanto?

E quali sono questi segreti
economici, a parte i tentativi di corruzione, che abbiamo cercato di
ottenere con lo spionaggio? Un esempio è il tentativo di alcune
compagnie di nascondere il trasferimento di tecnologie “dual-use”.
Seguiamo la vendita di supercomputer o di certi prodotti chimici con
attenzione, perché essi possono essere usati non solo per scopi
commerciali, ma per la produzione di armi di distruzione di massa. Un
altro motivo è perché seguiamo le attività economiche in paesi –
come la Serbia o l’Iraq – soggetti a sanzioni.

Ma
è vero che noi raccogliamo ogni tipo di segreto economico per il
beneficio di specifiche compagnie americane? Persino Mister Campbell
ammette che noi non lo facciamo, sebbene proprio non riesca a dirlo
senza usare una doppia negazione, usando frasi come “in generale
ciò non è scorretto”. La Commissione Aspin-Brown è stata più
esplicita: “Le agenzie di intelligence USA non
sono impegnate

in attività di spionaggio economico” – cioè nell’ottenere
segreti commerciali per il beneficio di compagnie americane.

Il Governo francese sta formando una
commissione di inchiesta. Io spero che i suoi membri vengano a
Washington. Noi dovremmo organizzare due seminari, per loro. Uno
coprirebbe il nostro “Foreign Corrupt Practices Act”, e come lo
utilizziamo per scoraggiare efficacemente le aziende americane dal
tentare di corrompere membri di governi o istituzioni estere. L’altro
coprirebbe il tema su perché Adam Smith è una guida migliore di
Colbert, per le economie del ventunesimo secolo. Dopo questi due
seminari, potremmo poi anche occuparci di spionaggio industriale, e i
nostri ospiti potrebbero spiegarci, se avessero la faccia per farlo,
che loro non lo praticano mai. O forse la commissione dovrebbe
occuparsi delle rudi maniere dei maitre americani, invece?

Siate seri, Europei. Smettetela di
accusarci, e riformate le vostre economie stataliste. Allora, le
vostre aziende diventeranno più efficienti ed innovative, e non
avranno più bisogno della corruzione, per competere.

E allora noi non avremo più bisogno
di spiarvi.»

A
qualcuno sta tornando la memoria?

La vecchia lezioncina spocchiosa del neocon Woolsey conferma che gli USA
impiegheranno tutta la loro sovrabbrondante potenza spionistica finché
non ci omologheremo alle ricette economiche del centro dell”Impero.
Nel frattempo la Grande Crisi ha dimostrato quanto quelle ricette
siano fallimentari. E il povero Adam Smith, citato a piene mani da
Woolsey, si starà sicuramente rivoltando nella tomba: quando il
filosofo scozzese parlava di “mano invisibile”, non pensava certo
a quella dello spionaggio, né avrebbe ammesso, come invece fanno i
neocon, che le banche fallite non fallissero, protette dallo
statalismo più assistenzialista e classista mai visto nella Storia,
ricoperto con la vernice di un’ideologia del libero mercato. Sono
tutti liberisti, con il mercato degli altri.

Letta
dichiara fiducia sul fatto che Obama chiarirà tutto. In realtà
aveva già chiarito tutto apertis
verbis
l”America di
Woolsey: cari Europei, vi spiamo, e continueremo a farlo.

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