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'Con gli occhi dell''Arbitro'

Almeno una volta nella vita ognuno, e in particolare chi emette giudizi sull’operato degli arbitri, dovrebbe provare a dirigere una partita di calcio. Scoprirebbe che...

'Con gli occhi dell''Arbitro'

Redazione

27 Giugno 2014 - 15.46


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di Laura Scanu.

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Almeno una volta nella vita ognuno, e in particolare chi emette giudizi sull’operato degli arbitri, dovrebbe provare a dirigere una partita di calcio. Sarebbe utile perché, presumibilmente, almeno per quella occasione, ovvero per non sfigurare troppo, andrebbe a leggersi il Regolamento, in particolare la regola 12 “Falli e scorrettezze”.

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Scoprirebbe, non senza stupore, cosa si intende per fallo, quali sono punibili con un calcio di punizione diretto e quali con l’indiretto, quali sono i criteri della punibilità: sbalordendosi per il fatto che la tanto acclamata “volontarietà” evocata dai cronisti ad ogni fallo (“però non era volontario”) vale solo per 3 tipologie, e sicuramente non per i tackle e gli sgambetti; imparando a quali e perché deve essere abbinato il provvedimento disciplinare dell’ammonizione e dell’espulsione, meravigliandosi di come deve essere ripreso il gioco.

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Scoprirebbe che gli unici falli che un arbitro può fischiare sono quelli che lui, o uno degli assistenti, vedono. Non quello che noi, in panciolle sul divano e con l’ausilio di 500 telecamere, vediamo dopo 20 replay: quello che loro, nella frazione di secondo in cui il fatto accade, alla distanza in cui si trovano (obbligata per gli assistenti che si muovono lungo la fascia perimetrale esterna, funzionale a dove si svolge il gioco – ovvero a dove si trova il pallone – per l’arbitro), con le interferenze date dal posizionamento dei calciatori, dei fenomeni atmosferici, ecc.

Scoprirebbe che se l’arbitro e l’assistente più vicino non vedono un fallo – nemmeno un violento, ovvero un fallo portato con uso eccessivo della forza con pallone non a distanza di gioco – in quanto impegnati, rispettivamente, ad osservare il gioco (ovvero dove si trovava il pallone) e all’eventuale rilevazione del fuorigioco, dire che “l’arbitro ha visto e non ha fischiato” è malafede, ignoranza, cattiveria.

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Prenderebbe atto, frequentando per un giorno una qualsiasi sezione arbitrale, della totale mancanza di conoscenza del mondo arbitrale, delle sue regole e dei suoi valori.

Si possono seguire le partite gridando, esultando, ridendo, piangendo persino. Poi, alla fine, si deve imparare a tacere, soprattutto se non si hanno gli elementi, le conoscenze e le capacità per valutare.

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Ecco, una volta nella vita ognuno dovrebbe essere Arbitro.

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