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Vi auguro, di essere follemente amata. Hillary e le email

Amore, follia e surrealismo ci servono per introdurre il commento del giorno sul nuovo scandalo mail della signora Clinton. [Pierluigi Fagan]

Vi auguro, di essere follemente amata. Hillary e le email

Redazione

29 Ottobre 2016 - 05.51


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di Pierluigi Fagan.

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“Je vous souhaite d”être follement aimée”.

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Termina così il bel romanzo-autobiografia del papà del movimento surrealista, André Breton “L’Amour fou” (L’amore folle, 1937): – Vi auguro, di essere follemente amata -, un bell’augurio, non c’è che dire.

Amore, follia e surrealismo ci servono per introdurre il commento del giorno sul nuovo scandalo mail della signora Clinton. Pare che Assange e Putin siano dei dilettanti, i professionisti, i duri, quando il gioco si fa duro, entrano in gioco ora e lo fanno sotto le sembianze dell’FBI che ieri annuncia di riaprire il caso mail-Clinton ma non quelle poco importanti di Wikileaks ma altre, trovate dove non dovevano stare. Dove le hanno trovate? Nei computer di due personaggi surreali.

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Il primo è A. David Weiner. Deputato democratico liberal di sinistra, David è costretto a dimettersi nel 2011 perché pizzicato a twittare selfie del suo pene ad altra signora che non sua moglie. Ritenta nel 2013 alla carica di sindaco di New York, ma ci ricasca di nuovo con l’esibizionismo sessuale compulsivo telematico nei confronti di una giovane mamma di 22 anni. Adesso spunta anche una ragazzina di 15 anni che il mese scorso ha affermato di avere un love affair con l’esuberante sionista. Già perché Weiner, è smodato supporter di Israele, tanto da arrivare ad attaccare ripetutamente quelli del NYT perché -secondo lui- avrebbero un pregiudizio anti-ebraico (il New York Times?) e grande nemico dell’Arabia Saudita. Visto le inclinazioni sessuali e politiche, l’intraprendente David che fa nel 2010? Si sposa con Huma Abedin…

Huma a due anni lascia con la famiglia l’America e si trasferisce a Mecca, in Arabia Saudita dove rimane fino ai 18 anni. Qui, il padre pakistano, è alto funzionario di un istituto collegato alla Lega Musulmana Mondiale che è uno di quei strumenti con i quali i petro-monarchici egemonizzano la diaspora musulmana nel mondo tessendo affari con influenze politiche. Quando papà muore, subentra mamma, la quale non solo eredita tutte le importanti responsabilità del marito ma le allarga, fondando la Muslim Sisterhood, versione femminile della Fratellanza Musulmana, in particolare, portando in rete tutte le mogli dei capi di stato e di governo del mondo islamico. Huma poi torna a fare l’università negli Sates ma per la fortuna che coglie solo i giovani rampolli del mondo che conta, entra subito come stagista alla Casa Bianca sotto Bill Clinton. Ma si salva dal satrapo dell’Arkansans perché diventa la protetta di Hillary, la quale, la eleva a sua assistente personale e consigliera per le politiche arabo-mediorientali nel nuovo incarico di Segretario di Stato.

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Nel 2010, come detto, l’erotomane sionista antisaudita, sposa l’algida figlia di funzionari di istituzioni saudite in una cerimonia laica tra un ebreo ed una musulmana, officiata da Bill Clinton. Hillary invece, appoggiata dal gradito spalleggiamento di John McCain che su queste cose ci capisce, è costretta più volte a negare con sdegno di avere una relazione affettuosa con Huma. Huma stessa, ad Agosto, annuncia il divorzio da David.

Amori folli e surrealismo ci sembrava quindi la miglior citazione per introdurre questa storia “Sex, lies and mail” in cui c’è sesso, tradimento, sionismo e islamismo, potere, diritti civili ed un certo numero di cose che sembrano proprio l’opposto di quello che qualcuno ha voluto far sembrare. Adesso c’è qualcosa in quei computer che potrebbe portare alla accusa di divulgazione di segreti di stato, una vecchia paranoia di alcuni servizi americani che pare non abbiano simpatia per la povera prima donna presidente (che non è prima e non è ancora presidente, quantomeno).

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[Le notizie su David ed Huma, Bill ed Hillary sono tratte da: Diana Johnstone, Hillary Clinton la regina del caos, Zambon, Francoforte sul Meno, 2016. Johnstone è giornalista americana ed ha pubblicato diverse inchieste controcorrente, collabora a Counterpunch, è stata portavoce dei Verdi al Parlamento europeo dal ’90 al ‘96]



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