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Sanzioni europee e dissenso politico: domani a Roma la disobbedienza civile

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Sanzioni europee e dissenso politico: domani a Roma la disobbedienza civile
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14 Gennaio 2026 - 07.55


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Domani, 15 gennaio, dalle 15 alle 18, a Roma (Largo Elvezia) si terrΓ  un presidio statico, pacifico e nonviolento davanti all’Ambasciata svizzera. L’iniziativa Γ¨ promossa e assunta pubblicamente da Davide Tutino, che ne rivendica la paternitΓ  politica e la responsabilitΓ  personale, nel solco della disobbedienza civile nonviolenta.

Non una manifestazione di massa, ma un’iniziativa politicamente mirata, notificata alle autoritΓ  e concepita come atto pubblico di denuncia contro l’uso delle sanzioni dell’Unione Europea come strumento di controllo politico e intimidazione del dissenso. Il presidio nasce per esprimere solidarietΓ  a Jacques Baud, Nathalie Yamb e HΓΌseyn Doğru, cittadini europei colpiti da misure restrittive che, al di lΓ  della retorica ufficiale, producono effetti concreti di esclusione economica, isolamento sociale e delegittimazione pubblica.

Una morte civile inflitta non per reati accertati, ma per opinioni espresse, analisi formulate, posizioni politiche assunte. L’iniziativa non si limita alla testimonianza simbolica. Il promotore ha annunciato che nel corso del presidio compirΓ  un atto di disobbedienza civile nonviolenta, apertamente dichiarato e assumendosene ogni responsabilitΓ : la violazione consapevole delle sanzioni, attraverso un gesto di sostegno materiale a una delle persone colpite. Un atto compiuto β€œalla luce del sole”, senza ambiguitΓ  nΓ© sotterfugi, accompagnato dalla richiesta esplicita di essere perseguito penalmente.

È qui che il caso individuale si trasforma in questione politica generale. Se la violazione delle sanzioni può comportare anni di carcere, la domanda non è giuridica ma democratica: può uno spazio politico definirsi libero quando punisce il dissenso come se fosse un crimine?

E soprattutto: chi decide oggi, in Europa, quali idee siano legittime e quali invece meritevoli di sanzione?

Negli ultimi anni le sanzioni sono state progressivamente normalizzate come strumento β€œtecnico”, neutro, quasi amministrativo. In realtΓ  esse funzionano sempre piΓΉ come misure eccezionali permanenti, applicate non solo a Stati o apparati di potere, ma a singoli cittadini. Senza dibattito pubblico, senza reale contraddittorio, senza garanzie proporzionate.

Il presidio di domani non chiede indulgenza nΓ© immunitΓ . Chiede qualcosa di piΓΉ radicale e, per questo, piΓΉ scomodo: una riflessione collettiva sul confine oltre il quale la legalitΓ  formale smette di coincidere con la giustizia.

La disobbedienza civile, in questa cornice, non Γ¨ una provocazione ma uno strumento politico classico, usato quando l’ordinamento tradisce i principi che afferma di difendere. A Largo Elvezia non andrΓ  in scena uno spettacolo, ma una domanda rivolta alle istituzioni europee e, prima ancora, all’opinione pubblica: che cosa resta della libertΓ  di espressione quando diventa sanzionabile per decreto?

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