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Azioni e reazioni nell'epoca del caos imperiale

Russi e Cinesi sanno bene chi siano i mandanti degli attentati. Ma ritorsioni dirette contro di essi causerebbero una guerra atomica. Come reagiranno, allora? [Piotr]

Azioni e reazioni nell'epoca del caos imperiale

Redazione Modifica articolo

6 Ottobre 2014 - 21.59


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di Piotr.

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Non
ho avuto nemmeno il tempo di scrivere che i terroristi addestrati nel
“Califfato” avrebbero a breve operato in Cina e in Russia, che, più
veloci della luce, terroristi uiguri (manovrati verosimilmente da settori dei
servizi turchi) hanno compiuto un attentato nello Xinjiang e ieri in Cecenia
cӏ stato un attentato che ha ucciso cinque poliziotti (stessi macro-obiettivi
e stessi sponsor).

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Quando
esposi queste tragiche previsioni in un articolo (“Il chiarimento del caos”), un buontempone commentò così: “Ah, ah, le risate.
Divertentissimo articolo, che fantasia!
“.

Risposi
che purtroppo io di fantasia ce ne ho ben poca, ma nei centri strategici
dell”Impero ne hanno da vendere, ma è agghiacciante.

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Visto
che le cose stanno diventando sempre più preoccupanti, occorre essere un po’
più seri.

Siamo
infatti di fronte a un’accelerazione del
conflitto mondiale
. Russi e Cinesi sanno perfettamente chi sono i mandanti
degli attentati. Sanno anche perfettamente che ritorsioni dirette contro i
mandanti provocherebbero una guerra atomica
. Essendo più ragionevoli degli
Usa, e avendo molto più da perdere loro che non un Occidente che sta tentando con
le unghie e coi denti di mantenere in vita un predominio ormai in fase calante
dopo due secoli, penso che le loro risposte agiranno sulle seguenti opzioni:

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1)
Rinsaldare le fila, ovvero “accerchiare” l”Occidente. Se si guarda una
carta geografica e si colorano con lo stesso colore l”Organizzazione di
Shanghai, i paesi dell”Alba latino-americana, il Brasile (dove probabilmente la
Rousseff vincerà al secondo turno, nonostante “La Repubblica” gufi contro) e
l”Argentina ormai in rotta di collisione con Washington, non è difficile
rendersi conto che isolato è l”Occidente (inteso come Nato-Giappone-Israele) e
non la Russia o la Cina.

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2)
Reprimere in modo brutale gli autori diretti della destabilizzazione.

3)
Replicare con colpi duri tirati nelle regioni “contese” o meno
direttamente coperte dalla mafia triadica “occidentale” precedente.
Ad esempio in Ucraina e in Siria o magari anche in Iraq e in stati provocatori
come la Georgia appena ne offrano il destro.

Guardiamo
un po’ più da vicino questi scenari.

Per
quanto riguarda lo scenario 1
,
oltre che essere un’ovvia reazione difensiva, il “resto del mondo” sa
benissimo che questo accerchiamento farà scoppiare contraddizioni di ogni
tipo nella triade occidentale
. Già in Germania voci molto autorevoli (il
che vuol dire “ambienti molto potenti”) hanno iniziato un attacco deciso
contro il tentativo di isolare la Germania dalla Russia. L”ex cancelliere
socialdemocratico Gerhard Schröder ha detto papale papale
che bisogna immediatamente farla finita con le sanzioni. Udo
Ulfkotte, una star del giornalismo tedesco, ha confessato di essere stato a
libro paga della Cia per 17 anni col compito di disinformare a favore della
Casa Bianca e ha fatto il nome di centinaia di colleghi e lobbisti che hanno
avuto lo stesso compito. Infine
Kai Griffe, caporedattore del canale
televisivo ARD nel suo blog ha chiesto scusa per avere accusato i federalisti
della Novorussia di una strage di civili in maggio, dovuta invece alle forze di
Kiev. In seguito un giornalista ha replicato le scuse in diretta televisiva.

Occorre
sottolineare, a questo proposito, che interessi forti – e ovviamente interi
Stati – potrebbero dar luogo ad azioni di contrasto dell’imperialismo Nato, prima
delle “masse popolari” o in modo più efficiente. È una tesi che può essere
discussa ma non ignorata.

Per
quanto riguarda lo scenario 2
,
in Cina è ciò che sta già succedendo. A fronte dei 10 morti per l’attentato nello
Xinjiang, ci sono stati 40 morti tra gli attentatori. Cosa sia successo di
preciso non si sa, ma è probabile che le forze di sicurezza cinesi abbiano
avuto l’ordine di non fare troppi prigionieri. D’altra parte l’Occidente benché
spudorato non ha ancora trovato il modo per accusare la Cina per il probabile
massacro degli jihadisti cinesi, per di più coinvolti in una strage di civili,
proprio mentre manda bombardieri a fare, per lo meno ufficialmente, la stessa
cosa e con in più inevitabili stragi di civili incolpevoli.

Ecco
perché l’attacco dirittumanista e democraticoesportatore avviene in
quel di Hong Kong.

A
questo riguardo solo poche considerazioni. I cittadini dell’isola cinese per
140 anni si sarebbero tenuti un governatore deciso unilateralmente da Londra
senza dire né a né ba, ma oggi che possono votare il Chief Executive (CE)
di Hong Kong farebbero il diavolo a quattro perché le procedure non sono
pienamente democratiche. Già questo suona strano. Ad ogni modo la questione è
intricata, e devo ancora capirla bene, ma a un primo scrutinio mi sembra che le
richieste dei dimostranti siano contraddittorie, così da essere volutamente
irricevibili. I dimostranti sostengono che la Basic Law, compresa nell’accordo
firmato tra Gran Bretagna e Cina al momento della restituzione dell’isola alla
madrepatria, prevede che il CE sia eletto a suffragio universale, non applicato
finora. È vero, il suffragio universale è previsto nell’articolo 45. Però basta
andare a leggere questo articolo per vedere che detto suffragio universale è
visto come l’ultimo stadio di un processo graduale (“… in accordance with
the principle of gradual and orderly progress.
The ultimate
aim is the selection of the Chief Executive by universal suffrage
”).
 

Ma lo stesso articolo
prevede subito dopo che in questo caso il candidato sia indicato da un Comitato
(“upon nomination by a broadly representative nominating committee in
accordance with democratic procedures
”), cosa che i dimostranti rifiutano. 

Non solo, rifiutano che i candidati giurino fedeltà ad Hong Kong e quindi, in
modo traslato, alla Cina, come richiesto dal governo cinese per applicare il
suffragio universale. Ve lo vedete Obama che rifiutava di giurare fedeltà agli
Usa? Questi punti non sono negoziabili per le autorità cinesi, perché è l’unico
modo che hanno per bilanciare una curiosissima particolarità del suffragio
universale come è inteso per l’isola. Infatti hanno diritto di voto anche i
cittadini non cinesi
che abbiano ottenuto la residenza permanente, cosa che
succede dopo solo sette anni di permanenza legale ad Hong Kong (articoli 24-sub
4, 25 e 26 della Basic Law – signori! basta andarseli a leggere senza
aspettare l’interpretazione da parte dei preti laici). Quindi a votare
sarebbero anche cittadini di Stati eventualmente interessati a una
destabilizzazione o a un indebolimento della Cina
sui quali, in aggiunta,
qualsiasi disastro provocato dalle loro scelte a Hong Kong avrebbe un effetto
soltanto secondario. Si noti che in nessun altro posto al mondo è ammessa una
facoltà di voto simile.

Comunque
i dimostranti sanno che la maggioranza degli abitanti di Hong Kong è fredda nei
loro confronti. Oggi i manifestanti di “Occupy
central”
hanno smobilitato. Dopo quattro giorni di festa oggi si tornava al
lavoro e i manifestanti sanno benissimo che la freddezza dei loro concittadini
potrebbe diventare aperta ostilità. Ma non credo che i giochi si siano
conclusi. Spero di sbagliarmi.

Ad
ogni modo è chiaro che i mandanti alla Casa Bianca (ci sono le foto e le dichiarazioni, non è certo dietrologia) stanno cercando di creare
una situazione tipo Tienanmen. Ma per far che? Per convincere qualcuno che i
Cinesi sono cattivi? I sei settimi del mondo ne ha piene le scatole delle
rivoluzioni colorate made-in-the-Usa. Il settimo rimanente (cioè noi) è
in gran parte indifferente e spesso ha ormai capito il trucco. Quindi l’Impero
spera in un effetto tutto interno alla Cina: cioè conta che ci sia una reazione
a catena. Per lo meno questa è la spiegazione più ragionevole. Ed è anche
possibile che i tecnici della sobillazione siano abbastanza cinici dal cercare
di esportare la rivolta in altre municipalità contando sul fatto che la decisa
lotta che il governo centrale ha avviato contro la corruzione sta infastidendo,
preoccupando e danneggiando molti potenti locali.

Insomma,
e anche qui spero di sbagliarmi, ma tra poco in Cina potremmo vedere
rivoluzioni colorate di mafiosi e politici corrotti sostenute dalla stampa
progressista europea
e in primis italiana, alla faccia della “questione
morale” e di Falcone e Borsellino (cerco d’indovinare: forse la prossima città
sarà Macao).

È
un’ipotesi desolante ma non più di altre che si sono rivelate, ahimè, vere.

Per
quanto riguarda il terzo scenario
,
è tutto da vedere. Ci sono le dichiarazioni della Russia riguardo la Siria da
cui si evince che un qualsiasi attacco Nato-alleati arabi contro la Siria
potrebbe scatenare un conflitto molto più ampio e pericoloso. E c’è la
situazione apparentemente di stallo in Ucraina. Putin sta facendo di tutto per
cercare di normalizzare la situazione nel Nazistan, a partire dal suo rifiuto
di considerare la richiesta dei leader della Novorussia di annettere alla
Russia le zone sottratte a Kiev dalla NAF
(Forza Armata della Novorussia). Probabilmente Putin conta in un abbattimento
dall’interno del governo nazistoide di Kiev, dovuto alle difficoltà economiche
che si aggraveranno con l’inverno, alla frustrazione militare in Novorussia e
all’ostilità aperta e montante dei parenti dei soldati usati come carne da
macello dal pazzoide ministro della Difesa, Valeriy Heletey, e dai suoi sponsor
e compari.

A
tale riguardo la vicenda dell’aeroporto di Donetsk rimane inspiegabile. A
quanto pare, per difendere l’aeroporto sono caduti finora più di 1.000 soldati
ucraini. La NAF sostiene di avere ormai il controllo dell’aeroporto tranne le
installazioni sotterranee. Kiev dice che non è vero. Ma perché questa
carneficina?

Non
è difficile capire perché la NAF vuole prendere quel sito: da lì sono partiti e
partono tutti i bombardamenti a casaccio su Donetsk. Bombardamenti micidiali
per i civili ma con effetti quasi nulli sulla NAF. È invece difficilissimo
capire perché i soldati governativi si facciano massacrare per tenere quelle
posizioni. È difficile perché l’aeroporto in questione non avrebbe nessuna
rilevanza strategica nemmeno se Mosca volesse veramente invadere l’Ucraina
(cosa che non le passa nemmeno per l’anticamera del cervello, dato che l’unica
cosa che voleva indietro dall’Ucraina, la Crimea, se l’è gia presa da un pezzo
e in modo irreversibile). Una spiegazione estrema è che questi soldati abbiano
ricevuto l’ordine dal pazzo alla Difesa di fare più danni possibili ai civili a
qualsiasi costo. Un’altra, meno estrema ma non meno inquietante, è che a
difendere l’aeroporto non ci siano soldati ucraini ma volontari nazisti e/o mercenari
stranieri (probabilmente polacchi, ma forse anche anglosassoni) che non possono
farsi prendere vivi. L’ipotesi che a me sembra più plausibile (anche perché
istintivamente alle ipotesi estreme cerco di arrivarci solo se ho scartato le
altre), è che l’aeroporto sia vitale per una controffensiva di Kiev.

Ma
ci sarà una controffensiva? Sarà possibile senza allargare le crepe che già si
notano nella Nato (vedi il primo punto)? Sarà possibile se Mosca veramente
invierà in Siria i temuti S300 (e, peggio ancora, probabilmente manovrati direttamente
da personale militare russo) magari facendo contemporaneamente macello
dell’Isis (che i bombardamenti facciano solo il solletico all’Isis – come ha
lamentato un generale statunitense Р̬ una scelta non un risultato), col
sostegno della Cina e dell’Iran (e il beneplacito dell’India), per comunicare
la loro rabbia per gli attentati in casa? Ovviamente un macello non totale,
perché qualcuno deve rimanere per ricevere il messaggio, comunicarlo ed
elaborarlo.

Tre
scenari, dunque. Il primo tutto sommato positivo, il secondo preoccupante e il
terzo prossimo all’incubo.

In
Italia dovremmo agire politicamente tenendoli bene a mente. È una questione di
senso di responsabilità, di solidarietà umana, di amore per il Creato, di … di 
… Fate un po’ voi. Occorre però non credere più ai pifferai magici e
scuotersi dal torpore e dalla paura.

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