di Gianandrea Gaiani (sintesi a cura di Giorgio Cattaneo).
Gianandrea Gaiani: «I russi credo che abbiano perso ogni fiducia nella possibilità di arrivare a chiudere la guerra in Ucraina con un negoziato. Hanno perso ogni fiducia negli europei e anche negli americani, quindi adesso si sono messi a giocare pesante e facendo quello che, se avessero fatto un’operazione militare normale, avrebbero dovuto fare subito, anziché entrare in Ucraina senza un massiccio bombardamento preventivo. Non si era mai vista una guerra in cui entri così, senza prima bombardare, a meno che non pensi di fare uno show e di chiuderla lì. I russi non hanno mai devastato gli apparati energetici e industriali ucraini in maniera totale. Lo hanno cominciato a fare negli ultimi due anni e con maggiore intensità solo quest’anno. E non hanno mai distrutto i ponti sul Dnepr».
«Oggi i russi stanno distruggendo i ponti nella zona di Sloviansk e Kramatorsk. Le ultime due grandi roccaforti ucraine nel Donbass vengono devastate ogni giorno dalle bombe aeree di precisione. Kramatorsk ora è al buio, perché i russi hanno distrutto tutte le infrastrutture energetiche dell’area. La Russia sta accentuando la guerra, sta inziando a combatterla in maniera totale. Ad esempio, sta inibendo agli ucraini l’utilizzo dei porti. Sono anni che, da noi, si dice: “Gli ucraini hanno cancellato dal Mar Nero la flotta russa”. Ma i droni aerei e navali li usano anche i russi, e nelle ultime settimane hanno deciso di fare sul serio: così, i porti ucraini del Mar Nero non sono più agibili: nessuna nave osa più attraccarvi perché sarebbe colpita, con l’accusa di trasportare armi».
«Il fatto che l’Ucraina non possa più usare i suoi porti significa che Kiev non potrà più esportare cereali, cioè una delle poche fonti di reddito rimaste al paese. È possibile che questo significhi che i russi oggi bloccano i porti perché domani si apprestano a conquistare anche quelle regioni. L’escalation delle operazioni russe è evidente negli obiettivi strategici. Mi aspetto che tra poco i russi distruggano anche i ponti stradali e ferroviari sul Dnepr: a quel punto verrebbe tagliato ogni rifornimento terrestre ai reparti ucraini sulla sponda orientale del fiume, quella interessata dai combattimenti. E se la Russia si è messa a giocare sul serio, in questa guerra che si chiama sempre meno frequentemente “operazione militare speciale” e sempre più frequentemente “guerra”, allora potremmo vedere degli sviluppi forse con tempi più ristretti rispetto a quello a cui ci siamo abituati in questi anni».
«Non dimentichiamo che a inizio luglio, in una famosa intervista che in Italia nessuno ha ripreso, Putin per la prima volta ha parlato delle cinque regioni ucraine già annesse ufficialmente alla Russia, che restano da finire di conquistare, e ha però indicato come obiettivo dell’operazione militare in Ucraina l’intera Novorossija, cioè tutta quella parte dell’Ucraina a est del Dnepr e a sud, quindi la fascia meridionale fino al confine con Moldavia, Transnistria e Romania. E e questo include anche Odessa. Questa guerra non si rivolge soltanto all’Ucraina, ma si rivolge forse addirittura di più a chi ha trasformato l’Ucraina in quella che la Russia percepisce come una roccaforte occidentale ai suoi confini».
«La crisi si risolve politicamente col fatto che l’Europa al tracollo economico, al tracollo finanziario, al tracollo politico, guidata da una classe dirigente quantomeno incapace, se non imbarazzante e complice del disastro che sta travolgendo il vecchio continente, si decida a cambiare leadership. Gli attuali governi cadranno e ci saranno nuove classi dirigenti che torneranno a negoziare coi russi accordi energetici, anche nell’ottica di una cornice di sicurezza comune affidabile per tutti. Se i tedeschi di Afd hanno mandato i loro esponenti al Forum Economico di San Pietroburgo a discutere di riattivare il Nord Stream, e se ormai alcuni paesi della Mitteleuropa non vogliono più saperne di dare aiuti all’Ucraina, io credo che in breve tempo molti paesi in Europa avranno dei cambi di governo».
«Piaccia o meno, l’unica fonte di energia a prezzi ragionevoli, nonché in quantità infinita e a distanza gestibile, non pericolosa, è proprio la Russia. Non è che possiamo contare sul Gnl americano: a parte i costi, se Trump domani vuole farci una rappresaglia rallenta le navi e siamo in difficoltà. O forse vogliamo contare sulla stabilità del Medio Oriente e di Hormuz per rifornirci di energia? Cioè, di cosa stiamo parlando? Se qui ci fossero persone in buona fede e con tre neuroni, oggi in tutta Europa si punterebbe a chiudere la guerra in Ucraina e a ripristinare le relazioni con Mosca. Ogni nazione europea avrebbe già mandato uno staff a negoziare con i russi: perché qui in gioco non c’è quello che farà l’Ucraina, se vincerà o perderà altri territori; qui in ballo c’è il futuro dell’Europa. Qualcuno forse se n’è accorto?».
(Gianandrea Gaiani, direttore di “Analisi Difesa” con Giacomo Gabellini:
https://www.youtube.com/watch?v=-bzdyDz9saQ).
Sintesi a cura di Giorgio Cattaneo: https://www.facebook.com/giorgio.cattaneo.7773/posts/pfbid0BsxRf63aL4Ckx2VWq32LsVQQEoWMQ6q4oeEJYwaRd2zaRsgpDkPqFVi9p3L69rAUl.