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Iran dopo l'accordo sul nucleare: chi guadagna e chi perde?

'Per USA e UE, in Iran si apre un mercato da 80 milioni di persone. In un epoca segnata dalla crisi è estremamente importante. E l''Iran combatte l''ISIS.'

Iran dopo l'accordo sul nucleare: chi guadagna e chi perde?

Redazione

21 Luglio 2015 - 05.52


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di
Talal Khrais
.

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BEIRUT
– Seguo i rapporti tra la Repubblica Islamica dell’Iran e
l’Occidente da circa 20 anni. Oggi, alla luce del recente accordo
legato alla questione nucleare, rilevo che a cambiare posizione
sia l’Occidente e non Teheran
.

Gli
Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia si son fatti sin qui guidare
dagli interessi di Israele nella regione mediorientale. Dapprima
iniziano le avventure, poi cadono nelle sabbie mobili di quell”area
non del tutto riducibile ai loro schemi. A quel punto trovano una
maniera camuffata per cambiare posizione sebbene la loro strategia
rimanga quella di trovare a ogni costo un nemico per vendere armi.

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Così
è successo con i Paesi del Golfo. L”Occidente ha alimentato presso
le loro classi dominanti il “terrore Iran”, invitando le
monarchie ad accumulare armi su armi. Oggi si sentono tradite perché
l”Iran è un partner e non un nemico.


Nel
settembre 2013 ero a Damasco, quando i paesi occidentali erano ormai
pronti a bombardare la Siria. Di fronte al successo russo, iraniano
e addirittura di Hezbollah, che riuscirono a fermarli, trovarono il
modo di cantare lo stesso vittoria, affermando di aver costretto il
presidente siriano Assad a consegnare le armi chimiche. In realtà
la Siria voleva sbarazzarsi di queste armi troppo scomode e costose
già dal 2005 e chiedeva alla Russia l’aiuto per farlo.
L’operazione del trasporto e della distruzione è stata finanziata
dai Paesi occidentali, facendo un gran favore alla Siria.


Finora
avevano utilizzato ogni mezzo per indebolire l’asse di interessi
che avvicinava Russia, Cina, Iran, Siria e Hezbollah, compreso il
sostegno al terrorismo. Gli apprendisti stregoni si sono invece
ritrovati a chiedere aiuto e a rivolgersi proprio alla Russia e
l’Iran per avere il sostegno necessario a non far vincere quel
terrorismo, ormai fuori controllo. Per giustificare il
cedimento affermano di aver costretto Teheran a non produrre la
bomba atomica. L’Iran non intendeva produrre nessuna bomba,
gli stessi ispettori delle Nazioni Uniti lo hanno affermato
innumerevoli volte visitando i siti sul territorio iraniano.

Ascoltando
l’ultimo discorso della Guida Suprema della Repubblica Islamica
dell’Iran si capisce che il Paese non ha ceduto su nulla. Khamenei
ha infatti ammonito: «Non cambieremo politica. Questo storico
accordo, capace di contemperare interessi diametralmente opposti,
promette di distendere il clima internazionale.» L”ayatollah
Khamenei è stato chiaro, sia nel fare i complimenti al
governo di Hassan Rouhani sia nel mettere in guardia da
possibili errori nell”attuazione dell”accordo: «Anche con l”accordo
sul nucleare,le nostre politiche verso l”arrogante sistema Usa non
cambieranno, le politiche Usa nella regione sono distanti 180 gradi
da quelle dell”Iran. Che sia approvato o meno questo testo non
permetteremo, con l”aiuto di Dio,che se ne faccia abuso. Le capacità
di difesa e sicurezza del Paese saranno protette dall”aiuto divino e
l”Iran non cederà mai alle richieste eccessive del nemico.»

Sul
sostegno degli alleati ha ribadito: «nessun cambiamento anche per
quel che riguarda le politiche regionali, non smetteremo di sostenere
i popoli oppressi di Palestina, Yemen, Siria, Bahrein e Libano.»
Nemmeno nel definire Israele cambia una virgola nel linguaggio da
sempre usato dai massimi esponenti dell”Iran post-Rivoluzione:
«regime terrorista sionista, che uccide i bambini».

Secondo
il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «con questo
accordo gli ispettori internazionali avranno un accesso senza
precedenti a tutti i siti nucleari iraniani, 24 ore su 24, sette
giorni su sette.» E aggiunge: «Sì, sentirete quelli che dicono che
l”Iran non subirà conseguenze se non rispetta gli impegni.» Il
pensiero corre agli striduli allarmi del premier israeliano. Â«Niente
di più falso!», prorompe Obama, «perché le sanzioni verrebbero
ripristinate immediatamente». Eppure l’Iran da tempo aveva aperto
i suoi siti agli ispettori, quindi dove la novità?

Najia
al Houssari
, nota analista dell’autorevole giornale libanese
Assafir, scrive: «Nonostante il punto di non ritorno sia
ormai attraversato, le parti sono chiaramente intenzionate ad
accordarsi, ci sono diversi fondamentali motivi per cui l”Occidente
ha bisogno proprio in questo momento di riconciliarsi con l”Iran.
Ovviamente a scapito di alleati strategici, in particolare l”Arabia
Saudita e Israele. Ad entrambi non serve il rafforzamento dell”Iran.
Specialmente ad Israele, che rischia di andare in sofferenza a
seguito di un potenziale confronto nucleare.» La giornalista
libanese si concentra sulla posizione del Presidente USA:«tuttavia
Obama, ritenuto un presidente debole, certamente vuole passare alla
storia come un pacificatore su scala globale. La questione della pace
con l”Iran serve a poco se non al cambiamento nell”ordine mondiale
attuale.»

Kamal
Hamdan
, direttore dell’Istituto dell’Economia e della
Società, un Ente paragonabile al CNEL italiano, sottolinea: «Obama
ritiene che questa operazione sarà vantaggiosa per gli Stati Uniti e
pensa che con il passar del tempo, eliminerà la possibilità che
l”Iran abbia accesso alle armi nucleari. Se si osserva bene l”accordo
in questione, si tratta essenzialmente di una moratoria. Credo che
l”era del confronto sul programma nucleare iraniano tra Teheran e i
Paesi occidentali stia gradualmente passando alla storia.» Allora
cosa c”è di più? «C”è l”economia!», spiega Hamdan: «Per
gli Stati Uniti e l”Europa si apre un mercato con una popolazione di
circa 80 milioni di persone. In un epoca segnata dalla crisi è
estremamente importante. Inoltre Teheran combatte contro ISIS,
togliendo molte castagne dal fuoco all”Occidente.»

In
ogni caso, dal punto di vista di molti analisti arabi, l”Iran – al di
là degli impieghi militari inibiti da ideologie, accordi, memorandum
e ispezioni – diventa comunque una potenza nucleare.

In
10-15 anni l”Iran sarà più integrato nel sistema delle relazioni
occidentali
o ci sarà una nuova generazione di politici che ci
penserà. Per quanto riguarda la Russia, la revoca delle
sanzioni contro l”Iran potrebbe presagire contratti per la fornitura
di armi e la cooperazione nel settore dell”energia nucleare a scopi
pacifici.

Hamdan
riepiloga: «L”Iran non rinuncia al diritto di arricchire l”uranio,
anche se solo al 5%, non dovrà mandare all”estero materiale
atomico,e recupera molti miliardi di petrodollari congelati
all”estero
. L”accordo comporta un alleggerimento delle
sanzioni
.» Secondo Hamdan si tratta di «un accordo imperfetto,
ma importante perché porta con sé buone prospettive tra cui un
riavvicinamento tra Teheran e Washington, e il riconoscimento
pieno della Repubblica islamica come potenza regionale
.»


Pochi
giorni fa l”Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran
Sayyed Jahanbakhsh Mozaffari ha concesso una intervista a
Francesco Semprini della Stampa parlando dei vantaggi che
potrebbe avere l’Italia: «Il raggiungimento dell’accordo sul
nucleare iraniano potrebbe aprire interessanti opportunità per le
aziende italiane. Il ritiro delle sanzioni in vigore potrebbe
infatti portare a un incremento dell’export italiano nel paese di
quasi 3 miliardi di euro nei prossimi 4 anni.» I settori con le
maggiori opportunità da cogliere saranno il greggio e il gas, la
difesa, i trasporti. Il Paese presenta una serie di importanti
vantaggi competitivi. Nuove opportunità potrebbero aprirsi per
le aziende italiane interessate a fare business in Iran
, anche
nei settori dei consumi.


Che
dire? La Germania non ha perso tempo, anche in questo caso
prontissima a fare la parte del leone nell”export. I tedeschi non
hanno nemmeno atteso la visita già programmata del ministro degli
esteri germanico, Frank-Walter Steinmeier. Già il lunedì dopo
l”accordo il vice cancelliere e ministro dell”economia (e
dell”energia) Sigmar Gabriel si è precipitato a Teheran,
accolto con tutti gli onori, mentre dalle finestre osserva scorrere
il traffico di auto, tutte un po” vecchiotte. Magari ha pensato a
quanti milioni di Volkswagen può valere un rinnovo del parco auto
di un paese così popoloso e ricco di potenzialità. Per non parlare
degli altri settori. L”Italia invece è in ritardo. Quando
scalderà i motori?

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