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Punto di non ritorno tra NATO e Russia?

'Gli USA confermano che la Russia è considerata ''minaccia prioritaria'', nel completare la base rumena di Deveselu. Ora iniziano l''allestimento di un''altra in Polonia. '

Punto di non ritorno tra NATO e Russia?

Redazione

22 Maggio 2016 - 04.53


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 di Sigrid Lipott

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Dopo l’ingresso annunciato del Montenegro nella NATO e la la proposta
del comandante supremo alleato in Europa di creare un contingente
rotazionale da schierare in Polonia e nei Paesi Baltici lungo i confini
orientali dell’Alleanza Atlantica, gli Stati Uniti confermano come la
Russia venga considerata “minaccia prioritaria” con il completamento, il
12 maggio, della base (costata 800 milioni dollari) del sistema di
difesa contro i missili balistici situata in Romania, vicino al villaggio
di Deveselu a circa 180 chilometri a est di Bucarest.

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Il sistema difensivo fa parte della seconda fase del progetto varato
dalla NATO nel 2010 che prevede lo spiegamento progressivo di
intercettori missilistici e radar nell’Europa dell’est ed in Turchia.

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Dopo l’attivazione di un radar di scoperta aerea in Turchia AN/TPY 2 e
del sistema di difesa anti-missilistico imbarcato sulle unità classe
Arleigh Burke basate nel porto spagnolo di Rota, l’attivazione del sito
rumeno, in preparazione dal 2013, rappresenta un salto qualitativo nella
capacità di difesa missilistica NATO ai confini orientali dell’Europa.

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La
prossima tappa prevede l’attivazione di una base in Polonia, iniziata
all’indomani del completamento di quella rumena. Una sorta di “tripla
opzione” ad ambizione crescente i cui dichiarati scopi difensivi danno
adito a più di qualche perplessità.

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Per gli Stati Uniti si tratta di una mossa volta a difendere l’Europa
dai cosiddetti “rogue states”, gli stati canaglia, ossia – secondo una
celebre definizione del consigliere per la sicurezza nazionale USA
Anthony Lake – quelle «nazioni che mostrano un’incapacità cronica a
impegnarsi costruttivamente col mondo esterno».

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Le caratteristiche che rendono uno stato “canaglia” sono
sostanzialmente quattro: tentativi di produrre armi di distruzione di
massa, sostegno al terrorismo, trattamento biasimevole dei propri
cittadini, propaganda ostile nei confronti degli Stati Uniti.

Nel
rapporto Patterns of Global Terrorism del 2015 resa dal Dipartimento di
Stato USA, la lista si limita a tre Stati: Iran, Sudan e Siria. Ed è
infatti nei confronti della “canaglia” numero uno, ossia
l’Iran, che è ufficialmente diretto lo “scudo” della NATO.

In realtà, nella strategia di rafforzamento del fianco nord-occidentale e nella riattivazione delle basi nell’Europa dell’est il
Cremlino vi legge chiaramente una strategia per indebolire l’arsenale
nucleare russo.

A poco servono le rassicurazioni del segretario generale della NATO
Jens Stoltenberg rese in occasione della cerimonia di apertura della
base rumena. “In nessun modo – ha affermato – il sito di difesa
missilistica mina o indebolisce il deterrente strategico nucleare
russo”.

Gli intercettori sarebbero troppo pochi e la loro localizzazione
troppo lontana o troppo vicina alla Russia per costituire una diretta
minaccia ai missili intercontinentali russi.

Stoltenberg spiega infatti che gli intercettori sono designati per
far fronte ad attacchi di missili balistici a corto – medio raggio
provenienti dal di fuori dell’area “Euroatlantica”, in particolare dal
Medio Oriente.

«Fino a che l’Iran continuerà a sviluppare e spiegare missili balistici,
gli Stati Uniti lavoreranno con i loro alleati per difendere
l’Alleanza», ha affermato il sottosegretario alla difesa statunitense
Robert Work a sostegno della tesi.

La mossa statunitense è apparentemente giustificata da ragioni
strategiche di ampio respiro: i missili balistici iraniani potrebbero
colpire parti consistenti dell’Europa, in particolare dell’Europa
dell’est, compresa appunto la Romania.

In questa logica l’ombrello difensivo deve venir esteso al massimo
utilizzando tutti i siti opportuni, mentre è previsto che il controllo
ed il comando della linea di difesa saranno esercitati da una base aerea
in Germania.

Ma
nemmeno l’identificazione esplicita del nemico serve a placare le ansie
russe. Nel clima da guerra fredda che di volta in volta si ripropone
negli ultimi mesi, con brevi tregue seguite da numerosi inasprimenti,
non si è ancora innescata una vera e propria escalation.

La rinnovata “strategia del contenimento” sta diventando sempre più soffocante per Mosca.

Le spiegazioni statunitensi non convincono il Cremlino e il tentativo
di relegare la Russia in un angolo sempre più stretto è già chiara da
tempo. Se il problema del nucleare iraniano è stato almeno ufficialmente
eliminato con l’accordo firmato a Vienna, gli USA non hanno fatto un
passo indietro nei loro progetti di difesa missilistica.

E l’attivazione della base rumena è suscettibile di rappresentare un
vero e proprio punto di rottura nelle relazioni già più che tese tra la
NATO e la Russia.



In
luglio, al summit di Varsavia, il sito di Deveselu sarà ufficialmente
integrato nel sistema di difesa missilistica NATO, mentre si prevede
l’arrivo di due dozzine di missili intercettori SM-2.

Il sito appena inaugurato difficilmente potrebbe compromettere
l’arsenale russo, anche in caso di ampliamento, ma sicuramente esso
potrebbe rappresentare un fattore strategico non trascurabile, anzi
potenzialmente significativo nel caso di un conflitto su scala limitata.

L’installazione rappresenta un incremento significativo della
capacità difensiva NATO ma della natura puramente difensiva del sistema
si può ben discutere.

Ed è proprio questo il punto focale che rende questa seconda fase del
più ampio progetto NATO un punto di non ritorno nei rapporti NATO –
Russia e USA – Russia, capace di attivare degli scenari da guerra fredda
che sono stati finora scongiurati.

La
fase di Adaptive Approach sperimentata in Turchia ed in Spagna lascia
spazio ad quello che potremmo definire un Incremental Deterrent.

L’ambasciatore statunitense presso la NATO, Douglas Lute, ha
descritto l’attivazione del nuovo sistema missilistico come un segno
dell’impegno del paese all’articolo 5 del Trattato, per mezzo del quale
tutti i 28 membri NATO convengono, nel caso un attacco armato contro una
o più di esse, ad assistere la parte o le parti attaccate
intraprendendo l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso
della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza.

In realtà, l’inaugurazione della base missilistica dà consistenza
alle intenzioni di containment politico del Cremlino, aggiungendo un
fattore di containment militare. Le infrastrutture militari alleate si
stanno man mano avvicinando ai confini della Russia.

I
radar ad ampio spettro presenti nella base possono essere facilmente
utilizzati per spiare nello spazio aereo russo mentre i missili e il
sistema di difesa contro vettori balistici è una versione “terrestre”
dell’AEGIS impiegato a bordo delle navi statunitensi. Quest’ultimo è
n’incarnazione meno ambiziosa del sistema Anti Ballistic Missile (ABM)
che ha rimpiazzato il progetto iniziale già concepito
dall’amministrazione Bush.

In concomitanza all’attivazione della base, il termine containment
viene evocato esplicitamente da un funzionario del ministero degli
esteri russo, il quale afferma che in questo modo gli Stati Uniti stanno
vanificando gli sforzi per migliorare le relazioni tra Mosca e la NATO.

L’Ammiraglio Vladimir Komoyedov definisce il sito di difesa
missilistico una vera e propria minaccia alla sicurezza russa. Non al
50% o al 100% ma al 10.000 %. L’ambasciatore russo presso la NATO
Alexander Grushko si dichiara non convinto delle spiegazioni ufficiali
NATO,

mentre
Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha  fatto sapere che Mosca si sta
già preparando a prendere le misure necessarie per “assicurare il
necessario livello di sicurezza in Russia” ed ha promesso ritorsioni.

All’indomani dell’attivazione del sito rumeno, i lavori di
costruzione sono iniziati come previsto in Polonia, a Redzikowo, dove un
sito ABM dotato di tecnologia AEGIS BMD 5.1 e di missili SM-3 sarà
completamente attivato entro il 2018, a coronamento della linea di
difesa proposta ormai originariamente un decennio fa.

I funzionari americani del resto mantengono il riserbo
sull’eventualità di una possibile riconfigurazione degli scudi e di un
loro possibile utilizzo in un eventuale conflitto contro la Russia.

D’altra
parte, l’intelligence statunitense è convinta che la Russia violi il
trattato che vieta alle due potenze di sviluppare e dispiegare in Europa
missili balistici e da crociera basati a terra a medio raggio, con una
portata compresa tra i 500 ed i 5.500 chilometri.

Dal punto di vista russo invece l’attivazione della base è vista
anche come una violazione dello spirito del Trattato INF (Intermediate
Range Nuclear Forces) firmato nel 1987 tra Washington e Mosca e che –
ricordiamo – pose fine alla vicenda degli euromissili, ovvero missili
nucleari a raggio intermedio installati sia da USA e URSS sul territorio
europeo.

In realtà uno dei possibili scenari va in direzione della violazione
del trattato stesso da entrambe le parti, e non solo del suo spirito.

Recentemente
Mosca ha insistito più volte sulla necessità di giungere ad un accordo
vincolante sui progetti antimissile statunitensi in Europa ma Washington
ha finora rifiutato l’idea di sedersi al tavolo negoziale, nonostante
ribadisca gli sforzi per tenere aperti i canali diplomatici con Putin.

Il Direttore del Dipartimento di controllo e non proliferazione delle
armi del ministero degli esteri Mikhail Ulyanov definisce l’iniziativa
di aprire la base NATO/USA in Romania come un grave errore capace di
minare la stabilità strategica.

Come dire: punto di rottura di un equilibrio implicito che si era
instaurato tra un containment ancora prettamente politico e la sua
accettabilità dal punto di vista della strategia di sicurezza del
Cremlino.

La base missilistica con il suo sistema di lancio verticale Mk-41
uguali a quelli imbarcati sulle unità Aegis della Us Navy, potrebbe
essere usata per lanciare missili da crociera e ciò costituirebbe la
prima vera e propria violazione dell’INF, come denunciato da Mosca.

Dalla base rumena si potrebbe colpire, nel più disastroso degli
scenari, la residenza di Putin a Sochi, mentre quella in Polonia
potrebbe arrivare a colpire direttamente Mosca.

In
sostanza, la pericolosità della base statunitense in Romania risiede
nel fatto che essa può essere utilizzata sia per la difesa antimissile
che per distruggere obiettivi vitali strategici anche impiegando missili
con carica nucleare. Mosca si dichiara quindi pronta a prendere misure
per mantenere la “parità strategica”.

L’espressione, che evoca inevitabilmente il concetto di corsa agli
armamenti e di rafforzamento del potenziale strategico offensivo, era
stata utilizzata da Putin già un anno fa in occasione di una lunga
intervista con il Corriere della Sera.

Ma ora che la minaccia è stata concretizzata, il Cremlino teme che la
nuova base possa dare la possibilità all’Alleanza Atlantica di mettere
in atto un primo attacco nucleare senza dover impiegare missili
balistici intercontinentali.

La
sindrome dell’accerchiamento è sostenuta dalla convinzione che anche lo
statunitense PGS (Prompt Global Strike Systems) potrebbe essere usato
contro la Russia.

Queste serie minacce richiedono quindi dal punto di vista di Mosca un qualche tipo di massive response.

Si stanno discutendo le possibilità di dispiegare i missili balistici a
medio raggio Iskander nell’enclave di Kaliningrad ed in Crimea per
tenere sotto tiro le basi in Polonia e Romania peraltro alla portata
anche dei missili da crociera imbarcati sulle navi.

Fonte: http://www.analisidifesa.it/2016/05/difesa-antimissile-punto-di-non-ritorno-tra-nato-e-russia/

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