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Le opzioni russe contro un attacco americano in Siria

Entrambe le parti son passate al Piano B, ossia, nel migliore dei casi, nessun negoziato e, al peggio, una guerra fra Russia e USA. [The Saker]

Le opzioni russe contro un attacco americano in Siria

Redazione

7 Ottobre 2016 - 21.59


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di The Saker.

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Le tensioni fra Russia e Stati Uniti sono arrivate ad un livello senza precedenti. Sono pienamente d’accordo con i partecipanti a questo Cross Talk show [in inglese], la situazione è anche peggiore e molto più pericolosa di quella che si era verificata durante la crisi dei missili cubani. Entrambe le parti sono ora passate al cosiddetto “Piano B” [in italiano] che, in parole povere, significa, nel migliore dei casi, nessun negoziato e, al peggio, una guerra fra Russia e Stati Uniti.

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Il concetto chiave per comprendere l’atteggiamento russo in questo ed in altri recenti conflitti con gli Stati Uniti è che la Russia è ancora molto più debole degli USA, e perciò non desidera la guerra. Questo comunque non vuol dire che non si stia attivamente preparando ad un conflitto. Infatti lo sta facendo ed anche in modo assai efficace [in inglese]

Tutto questo significa che, in caso di guerra, la Russia tenterebbe, al meglio delle sue possibilità, di mantenerla il più limitata possibile.

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In teoria questi sono, per sommi capi, i possibili livelli di confronto:

1) Una situazione militare di stallo, come quella di Berlino nel 1961 [in inglese]. Si potrebbe quasi dire che questo è ciò che sta attualmente succedendo, anche se molto più da lontano e in modo meno visibile.
2) Un singolo incidente militare, come quello accaduto di recente, quando un aereo turco ha abbattuto un SU-24 russo e la Russia ha scelto di non rispondere.

3) Una serie di scontri circoscritti, simili a quelli che si verificano ora fra India e Pakistan [in inglese].

4) Un conflitto limitato al teatro di guerra siriano (diciamo come la guerra fra Regno Unito ed Argentina per le Isole Malvine).

5) Un confronto regionale o globale fra Stati Uniti e Russia.

6) Una guerra termonucleare globale fra Stati Uniti e Russia.

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Durante i miei anni come studente di strategia militare ho partecipato a molte esercitazioni di escalation e di de-escalation e posso affermare che, anche se è molto facile arrivare a situazioni di escalation, devo ancora vedere uno scenario di de-escalation credibile. Quella che è comunque possibile è la cosiddetta “escalation orizzontale” o “escalation asimmetrica”, in cui una delle due parti preferisce non alzare la posta in gioco ma sceglie invece un bersaglio diverso per la rappresaglia, non necessariamente uno di maggior valore, diverso ma concettualmente della stessa importanza (negli Stati Uniti Joshua M. Epstein e Spencer D. Barich hanno analizzato in modo esaustivo l’argomento).

Il motivo principale per cui possiamo aspettarci che il Cremlino cerchi di trovare opzioni asimmetriche per rispondere ad un attacco americano è che, nel contesto siriano, la Russia è disperatamente surclassata dagli Stati Uniti e dalla NATO, almeno in termini quantitativi. La soluzione logica per i Russi sarebbe quella di usare la loro superiorità qualitativa per cercare “bersagli orizzontali” come possibili opzioni di rappresaglia. Questa settimana è successo qualcosa di assai interessante e molto strano: il Maggiore Generale Igor Konashenkov, Capo del Direttorato dei Servizi Informazione e Stampa del Ministero della Difesa della Federazione Russa, ha apertamente discusso un’opzione del genere. Ecco quello che ha detto:

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“Per quanto riguarda la minaccia di Kirby sulle possibili perdite di aerei russi ed il ritorno in Russia dei soldati russi dentro le bare, vorrei dire che noi sappiamo esattamente dove e come molti “specialisti non ufficiali” operino in Siria e nella provincia di Aleppo, e sappiamo come essi siano coinvolti a livello di pianificazione operativa e dirigano le operazioni dei guerriglieri. Naturalmente si può continuare ad insistere che essi stiano inutilmente cercando di separare i terroristi di al-Nusra dalle forze dell’“opposizione”. Ma, se qualcuno cercasse di portare a compimento queste minacce, allora è certo che questi attivisti dovrebbero iniziare a pensare di togliersi da lì”.

Carino, no? Sembra che Konashenkov stia minacciando gli “attivisti”, ma non dimentica di menzionare che, fra questi attivisti, ci sono moltissimi “specialisti non ufficiali”, e che i Russi sanno esattamente dove si trovano e quanti sono. Naturalmente, Obama ha dichiarato ufficialmente che in Siria ci sono solo poche centinaia di tali consulenti americani. Fonti russe bene informate suggeriscono che fra i Tafkiri ci siano almeno 5.000 “consulenti” stranieri, compresi circa 4.000 Americani. Suppongo che la verità stia più o meno a metà fra queste due cifre.

Per cui il monito russo è semplice: se voi ci attaccate, noi attaccheremo le forze americane in Siria. Naturalmente la Russia negherà con tutte le sue forze di aver colpito dei militari americani ed insisterà che l’attacco era rivolto esclusivamente contro i terroristi, ma entrambe le parti sapranno benissimo quello che è successo. E’ interessante notare che, la settimana scorsa l’agenzia di stampa iraniana Fars News aveva riferito che un attacco russo del genere si era già verificato:

30 funzionari dell’intelligence estera israeliana uccisi ad Aleppo da un attacco di missili Kalibr russi: â€œNavi da guerra russe hanno lanciato tre missili Kalibr su un centro operativo di coordinamento per ufficiali stranieri nella regione di Dar Ezza, nella parte occidentale di Aleppo, nei pressi del Monte Sam’an, uccidendo una trentina di ufficiali israeliani ed occidentali”, viene riportato nell’edizione in lingua araba dell’agenzia di stampa russa Sputnik News [in arabo], citando quanto riferito mercoledì da una fonte sul campo di battaglia di Aleppo. Il centro operativo era situato nella parte occidentale della provincia di Aleppo, in vecchie cave sull’erto Monte Sam’an. La regione si trova all’interno di una catena montuosa. Insieme agli ufficiali israeliani sono stati uccisi anche diversi graduati americani, turchi, sauditi, qatarioti e inglesi. Gli ufficiali stranieri uccisi nel centro operativo di Aleppo coordinavano gli attacchi dei terroristi ad Aleppo ed Idlib”.

Se questo sia successo veramente o se i Russi abbiano fatto circolare questa storia per far capire che potrebbe succedere, rimane il fatto che le forze americane in Siria potrebbero diventare l’ovvio bersaglio della rappresaglia russa, non importa se con missili da crociera, bombe a caduta o azioni dirette delle Forze Speciali russe. Gli Stati Uniti hanno anche diverse installazioni militari segrete, compresa almeno una base aerea per velivoli convertiplano multiruolo V-22 Osprey.

Un altro recente ed interessante sviluppo è stata la notizia riportata da Fox News secondo cui i Russi stanno dispiegando in Siria gli S-300V (noti come “sistema antimissile ed antiaereo SA-23 Gladiator”). Guardate questo eccellente articolo [in inglese] per un’analisi dettagliata delle capacità di questo sistema missilistico. Lo riassumerò dicendo che l’S-300V può intercettare missili balistici, missili da crociera, velivoli a sezione radar molto ridotta (“stealth”) ed aerei AWACS [in italiano]. Questo è un sistema di difesa aerea a livello di Armata o di Corpo d’Armata, perfettamente in grado di difendere la maggior parte dello spazio aereo siriano, ma anche di arrivare ben all’interno della Turchia, su Cipro, sul Mediterraneo Orientale e sul Libano. I potenti radar di questo sistema non solo possono localizzare ed ingaggiare gli aerei americani (compresi gli “stealth”) da lunga distanza, ma sono anche in grado di fornire un notevole aiuto agli esigui caccia russi da superiorità aerea, fornendo loro, con un collegamento criptato, il quadro preciso della situazione e delle forze nemiche. Infine, la dottrina americana per il combattimento aereo è estremamente dipendente dall’utilizzo degli aerei AWACS come guida ed appoggio ai caccia. Gli S-300V costrigerebbero gli AWACS degli USA e della NATO ad operare da distanze molto scomode. Con i radar a grande portata dei Sukoi russi, quelli delle navi russe al largo della costa siriana e quelli degli S-300V sul terreno i Russi avranno una conoscenza della situazione ben migliore della loro controparte americana.

Sembra che i Russi stiano cercando in tutti i modi di compensare la loro inferiorità numerica dispiegando sistemi di alto livello, per i quali gli Stati Uniti non dispongono di veri equivalenti o di buone contromisure.

Fondamentalmente, ci sono due opzioni per la deterrenza: il diniego, quando si cerca di impedire al nemico di colpire gli obbiettivi da lui scelti, e la rappresaglia, quando si rende inaccettabile al nemico il costo dell’attacco. Sembra che i Russi stiano seguendo contemporaneamente le due strade. Possiamo perciò riassumere così l’approccio russo:

1) Ritardare il confronto il più a lungo possibile (guadagnare tempo).
2) Cercare di mantenere il confronto al livello di escalation il più basso possibile.

3) Se possibile, rispondere con escalation asimmetriche/orizzontali.

4) Piuttosto che “avere la meglio” sugli USA o sulla NATO alzare al massimo i costi di un attacco.

5) Fare pressioni sugli “alleati” degli Stati Uniti per cercare di creare tensioni all’interno dell’Impero.

6) Cercare di paralizzare gli Stati Uniti a livello politico, rendendo un attacco politicamente assai costoso.

7) Cercare di creare gradualmente le condizioni sul terreno (Aleppo), perchè un attacco americano risulti inutile.

A tutti quelli che sono cresciuti con i film di Hollywood e che tutt’ora guardano la TV, questo tipo di strategia causerà solo frustrazione e disapprovazione. Ci sono milioni di strateghi da poltrona che sono sicuri di poter fare un lavoro assai migliore di quello che sta facendo Putin per contrastare l’Impero statunitense. Questa gente ci ha ripetuto per anni che Putin ha “svenduto” i Siriani (e i Novorussi) e che i Russi dovrebbero fare questo, quello e quell’altro per sconfiggere l’Impero Anglo-Sionista. La buona notizia è che nessuno di questi strateghi da poltrona sta seduto al Cremlino, e che i Russi devono attenersi alla loro strategia degli ultimi anni, un giorno alla volta, anche quando vengono criticati da quelli che vorrebbero soluzioni “facili” e veloci. Ma la vera buona notizia è che la strategia russa funziona. Non solo l’Ucraina occupata dai nazisti sta letteralmente cadendo a pezzi, ma gli Stati Uniti in Siria hanno praticamente esaurito le opzioni (leggete questa eccellente analisi [in italiano] del mio amico Alexander Mercouris su The Duran).

L’ultimo passo logico rimasto a disposizione degli Stati Uniti è quello di accettare i termini russi o andarsene. Il problema è che io non sono del tutto convinto che i Neoconservatori che siedono alla Casa Bianca, al Congresso e nei media corporativi americani siano completamente “razionali”. Questo è il motivo per cui i Russi hanno usato così tante tattiche dilatorie, e perché hanno agito con così tanta cautela: devono trattare con ideologi professionalmente incompetenti che semplicemente non agiscono secondo le regole non scritte ma chiare delle relazioni civili internazionali. Questo è ciò che rende la crisi attuale assai più grave anche della crisi dei missili cubani: una superpotenza è chiaramente impazzita.

Gli Americani sono abbastanza pazzi da rischiare la Terza Guerra Mondiale per Aleppo?

Magari si, magari no. Ma cosa succede se riformuliamo la domanda e chiediamo:

Gli Americani sono abbastanza pazzi da rischiare la Terza Guerra Mondiale per mantenere il loro status di “nazione indispensabile al mondo”, di “leader del mondo libero”, di “città sulla collina” e di tutto il resto di queste baggianate imperiali?

In questo caso mi sentirei di dire si, potenzialmente lo sono.

Dopotutto, i Neoconservatori sono nel giusto quando capiscono che se Russia dovesse farla franca dopo aver apertamente sfidato e battuto gli stati Uniti in Siria, nessuno prenderebbe più molto sul serio l’Impero Anglo-Sionista.

Che cosa credete che abbiano pensato i Neoconservatori dopo aver visto il Presidente delle Filippine chiamare pubblicamente Obama “figlio di puttana” [in inglese] e poi dire all’Europa di “andare a farsi fottere” [in inglese]?

Naturalmente i Neoconservatori possono ancora trovare una certa consolazione nello spregevole servilismo delle elites politiche europee, ma ormai lo sanno, i segnali ci sono tutti, l’Impero sta rapidamente collassando, non solo in Siria, in Ucraina e in Asia, ma anche all’interno degli Stati Uniti. Il pericolo più grosso qui è che i Neoconservatori potrebbero tentare di stringere la nazione attorno alla bandiera, inscenando un altro auto-attentato o scatenando una vera e propria crisi internazionale.

A questo punto, tutto quello che possiamo fare è aspettare e sperare che all’interno del governo statunitense ci sia abbastanza resistenza da prevenire un attacco americano alla Siria prima dell’insediamento della nuova amministrazione. E, anche se personalmente non sono un sostenitore di Trump, concordo sul fatto che Hillary e la sua diabolica cricca di Neoconservatori russofobi è una cosa talmente orribile che Trump mi da un po’ di speranza, almeno in confronto ad Hillary.

Perciò, se vincesse Trump, allora la strategia della Russia sarebbe in pratica giustificata. Una volta che Trump fosse alla Casa Bianca ci sarebbe almeno la possibilità di una ridefinizione integrale delle relazioni russo-americane che inizierebbe, naturalmente, con una de-escalation in Siria: mentre Obama e Hillary rifiutano categoricamente di liberarsi del Daesh (e con questo intendo al-Nusra, al-Qaeda e tutte le altre svariate sigle), Trump sembra intenzionato a combatterli seriamente, anche se ciò significa permettere che Assad rimanga al potere. Qui ci sono assolutamente le basi per un dialogo. Se arriva Hillary, allora i Russi dovranno prendere una decisione assolutamente cruciale: quanto è importante la Siria nel contesto della re-sovranizzazione della Russia e dell’abbattimento dell’Impero Anglo-Sionista? Un altro modo di formulare la stessa domanda è: “la Russia preferirebbe un confronto con l’Impero in Siria o in Ucraina?”

Un modo per valutare lo stato d’animo della Russia è osservare il linguaggio di una recente legge proposta dal Presidente Putin e approvata dalla Duma, che tratta la questione dell’Accordo per la Gestione e lo Smaltimento del Plutonio (PMDA) [in inglese] che, ancora una volta, ha visto gli Americani incapaci di stare ai patti, e che la Russia ha ora sospeso. Quello che è interessante è il linguaggio scelto dai Russi per elencare le condizioni [in inglese] per cui accetterebbero di rientrare in questo accordo e, in pratica, la ripresa dei negoziati sulle armi (atomiche):

1) Una riduzione delle infrastrutture militari e del numero dei soldati americani di stanza nei territori dei membri NATO che facevano parte dell’Alleanza prima del 1° settembre 2000, ai livelli in cui si trovavano quando era entrato in vigore l’accordo originale.
2) L’abbandono della politica americana ostile nei confronti della Russia, che si dovrebbe concretizzare con l’abolizione della Legge Magnitski del 2012 e delle limitazioni contenute nella Legge a Sostegno della Libertà in Ucraina del 2014, entrambe dirette contro la Russia.

3) L’abolizione di tutte le sanzioni imposte dagli Stati Uniti a soggetti della Federazione Russa, persone o entità legali.

4) La compensazione per tutti i danni a carico della Russia risultanti dall’imposizione delle sanzioni.

5) Gli Stati Uniti sono anche tenuti a sottoporre un progetto comprensibile per il trattamento irreversibile del plutonio, ai sensi del PMDA.

Ora, i Russi non sono dei visionari. Sanno benissimo che gli Stati Uniti non accetteranno mai questi termini. Allora, di che cosa si tratta veramente? E’ un modo diplomatico ma disambiguo per dire agli Stati Uniti la stessa identica cosa che il Presidente delle Filippine Duterte (e Victoria Nuland) hanno detto all’Europa.

Gli Americani farebbero meglio ad incominciare a stare attenti.


Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it

[Le note in questo formato sono del traduttore]

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