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Non solo Iran: la guerra lunga come progetto per ridisegnare il sistema-Mondo

Un conflitto apparentemente irrazionale potrebbe celare una strategia più ampia: destabilizzare il sistema globale per rafforzare la supremazia americana. La guerra lunga come “distruzione creatrice” capace di ridisegnare equilibri economici, politici e militari.

Non solo Iran: la guerra lunga come progetto per ridisegnare il sistema-Mondo
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20 Marzo 2026 - 22.42


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di Pierluigi Fagan.

UNA IPOTESI STRATEGICA.

Da giorni seguo le varie timeline informative internazionali, i commenti, le analisi relative alla guerra all’Iran.

Per giorni, l’atteggiamento generale un po’ di tutti (sfera occidentale e araba) è stato quello di pensare quale razionale ci fosse dietro la decisione americana di iniziare questo complesso conflitto. Non trovandola, si sono lanciate varie ipotesi che vanno dalla sudditanza USA a Israele, all’impreparazione di Trump e sua personale sudditanza (Epstein, Kushner etc.), alla geopolitica dei nuovi blocchi (contro la possibile nuova egemonia BRICS/Cina) e così via. Ma forse, l’ansia da comprensione e l’emotività cognitiva rende ciechi verso una diversa razionalità. L’apparente mancanza di razionalità di questa guerra, giudizio dato su gli USA e non su Israele i cui obiettivi sono più evidenti e comprensibili e la cortina fumogena di dichiarazioni, smentite, battute e stupidaggini, potrebbero forse esser volute per nascondere la vera strategia e cuocere a fuoco lento le opinioni pubbliche come si fa nella metafora della “rana bollita” o nell’espressione anglofona “buying time”.

Al momento, siamo al 21° giorno di conflitto, la sistematica distruzione dell’Iran continua senza sosta e pare che la macchina bellica americana stia portando truppe addestrate nel teatro di guerra da usare chissà quando e chissà come. Una operazione che anche solo per mere ragioni logistiche richiederà ancora settimane. Può darsi che sia, come alcuni pensano, il sintomo di una impreparazione e confusione sugli obiettivi originari che ha dovuto fare i conti con la resilienza iraniana oppure potrebbe esser stata prevista ab origine in un disegno di “guerra lunga”. Un disegno che si voleva celare all’inizio, forse. Perché?

Qui avanziamo, per amore di comprensione, una ipotesi. La razionale di questa guerra, da parte americana, potrebbe non avere tanto o non solo l’Iran come obiettivo primo, ma il Mondo. Potrebbe essere un atto di “distruzione creatrice” geopolitica e geoeconomica ad ampio spettro. Per perseguire un “Make America Great Again” si può spingere quanto più e possibile avanti gli USA o si può spingere quanto più possibile indietro il Resto del Mondo. La grandezza di potenza, in questo contesto, è relativa, conta la distanza di potenza. Si può fare l’America più grande anche facendo più piccolo il Resto del Mondo. Gli USA rimangono la prima e più completa potenza del Mondo, in un quadro di sofferenza economica, finanziaria, energetica, industriale, commerciale, militare prolungata, inflitta in senso generale un po’ a tutto il Mondo, Europa e mondo arabo in primis, ma anche Asia ed altri per via delle perturbazioni rientranti in molti modi, gli USA emergerebbero più e meglio di tutti gli altri.

Ad esempio, pare che la Cina primo produttore ed esportatore di fertilizzanti abbia comunicato l’altro giorno il blocco delle esportazioni. Questo potrebbe avere un effetto catastrofico sulla produzione alimentare di base, mondiale. A ciò si aggiungono gli effetti duraturi del costo dell’energia (alcuni danni procurati agli impianti del Golfo avranno effetti di lungo periodo ovvero anni, non settimane o mesi) e uno sciame di vari collassi nel sistema-Mondo, dai debiti sovrani al valore delle valute, alla ricchezza complessiva, alle fratture logistiche e rottura del tessuto delle interdipendenze. Insomma, una catastrofe lenta a cui abituarsi come nuova “condizione del Mondo” contro la quale non scatta mai la ribellione, ma solo l’abituazione.

La “distruzione creatrice” ovvero il collassare un sistema per creare condizioni di possibilità per costruirne un altro, è concetto di teoria economica di Schumpeter. Ma l’austriaco ebbe solo la felice intuizione di dargli una veste concettuale di successo in forma di ossimoro. In realtà il concetto era già in Sombart e Marx prima ancora e financo in Bakunin e Darwin. Ma anche in Nietzsche (Dioniso) e come rimarcò Herder, nella figura del pantheon induista di Siva.

A dire che la si può leggere non solo in varie tradizioni di pensiero economico, ma più ampiamente come componente della razionalità pragmatica. Ogni creazione presuppone una distruzione. A dire anche che se in una corsa non puoi correre più forte degli altri, puoi sempre provare a farli inciampare per farli andare più lenti.

Il mondo che potrebbe uscire fuori alla fine di questo prolungato trattamento generalizzato potrebbe essere un mondo più docile alle strategie di Washington. Ciò porterebbe a condizioni di possibilità di nuova egemonia, non certo basata sul “soft power” ma sul caro, vecchio “hard power”.

Ci sarebbero ovviamente anche contraccolpi interni a gli USA e la probabile sconfitta repubblicana alle mid-term, ma tanto Trump ha dato segnali forti di disinteresse per i minuetti costituzional-parlamentari e sappiamo che la strategia iniziale del suo gruppo di potere prevedeva ab origine di andare oltre le strettoie delle elezioni di rinnovo della carica fra due anni. Erano piani essenzialmente e spudoratamente “rivoluzionari”. Forse, quello che stiamo vedendo, non è altro che la primissima parte di una strategia di medio-lungo periodo per darsi un futuro di lungo periodo.

Tratto da: https://www.facebook.com/pierluigi.fagan/posts/pfbid029Hc3h6zYJ58ZwSp7Gu3tioAGHM9vFGL434CAhDB6yN7GZDB7iENRVsBc7r8bzxATl.

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