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L'Occidente in mano ai peggiori

L’escalation contro l’Iran mostra un potere sempre meno strategico e sempre più impulsivo. Dietro la retorica della democrazia, il sistema occidentale incorona élite irresponsabili, aggressive e incapaci di leggere le conseguenze delle proprie mosse. [Andrea Zhok]

L'Occidente in mano ai peggiori
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8 Luglio 2026 - 11.45


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di Andrea Zhok.

Nella notte c’è stato un pesantissimo attacco statunitense all’Iran nonostante fosse stato detto che sarebbero stati rispettati i giorni di lutto dichiarati per i funerali di stato di Khamenei. All’attacco su città costiere e postazioni navali, è seguita una risposta iraniana sulle basi americane in Bahrain e Kuwait.

Questo attacco è stato presentato dall’amministrazione americana come reazione ad alcuni colpi di avvertimento della marina iraniana su navi che cercavano di uscire dallo stretto di Hormuz attraverso un passaggio non concordato. Il carattere pretestuoso della reazione è palese: i colpi avevano prodotto danni minori ad una delle 3 navi commerciali che avevano cercato di forzare la mano.

Per l’Iran l’insistenza sul seguire la rotta prestabilita per passare dallo stretto di Hormuz ha un valore innanzitutto simbolico: si tratta di stabilire che d’ora in poi saranno loro a supervisionare il transito dallo stretto.

La reazione statunitense sembra difficilmente comprensibile in termini di strategia politica.

Sembra quasi un “fallo di reazione”, uno scatto di nervi di fronte alle impressionanti manifestazioni di massa dei funerali tributati a Khamenei (e non escluderei giochi un ruolo anche il nervosismo per il discredito mondiale ricaduto sugli USA dopo i magheggi di Trump per favorire la nazionale di calcio americana).

Considerando chi è oggi il comandante in capo dell’esercito americano, l’idea di una crisi di nervi che si esprime – American Style – non dall’analista, ma mettendosi a sparare, è assai plausibile.

Comprendere altrimenti quale possa essere il senso di questo attacco è arduo.

Esso probabilmente condurrà ad una nuova chiusura dello stretto di Hormuz, ad una nuova crisi di approvvigionamento di combustibile (senza aver ancora superato la precedente) e ad un’impasse, forse definitiva, nelle trattative di pace.

Se l’idea è di distruggere il morale degli iraniani, persino dei culturalmente deprivati come gli statunitensi dovrebbero aver capito che quella non è una strada percorribile.

La cosa più angosciante nei nostri tempi non è la crudeltà al potere, che pure non manca, ma l’odierna schietta irrazionalità del potere. La selezione delle classi dirigenti occidentali ha preso da tempo una china per cui di fatto vengono incoronati i peggiori. I casi di Trump e Nethanyahu sono solo quelli in cui il tratto psicopatologico è più manifesto e gli armamenti più imponenti, ma una carrellata sui leader dei maggiori governi europei (o della commissione europea) identifica in modo consistente come a gestire il potere siano persone che pochissimi cittadini vorrebbero avere come ospiti a cena.

Il sistema di selezione delle classi dirigenti nel modello liberaldemocratico – direttamente plutocratico o dipendente da plutocrazie operanti dietro le quinte – si è dimostrato un fallimento epico.

Tratto da: https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/pfbid026TQzcUqm8S82gVhN7YKiSAB9eowQymbUNHep3tqGj6fcgskHZa23rYnTsr7GuVNEl

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