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'Dov''è finito l''oro? 20 anni di svuotamenti'

'L''oro alla Patria. L''oro che garantiva la moneta circolante. L''oro ammassato in USA, UK e Svizzera per salvarlo dai comunisti. Ma, soprattutto: l''oro italiano dov''è? '

'Dov''è finito l''oro? 20 anni di svuotamenti'

Redazione Modifica articolo

23 Luglio 2013 - 08.00


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L”oro alla Patria… L”oro che garantiva la moneta circolante… L”oro ammassato in USA, UK e Svizzera per salvarlo dai comunisti… L”oro per le astronavi! Ma, soprattutto: l”oro italiano dov”è? Quant”è? Di chi è?

Middle placement Mobile
di
Glauco Benigni.

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«According
to the
World Gold Council,
bullion banks
are investment
banks that function as wholesale suppliers dealing in large
quantities of gold. All bullion banks are members of the London
Bullion Market
»

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PRIMA
PARTE 

Recentemente
l”oro è tornato ad essere un tema rilevante e strategico nel
dibattito mondiale. “La notizia che la Germania vuole rimpatriare
parte delle sue riserve auree dagli Usa e dalla Francia – scrive
Robert Lenzner, ex banchiere e oggi analista di Forbes – fa
molto preoccupare, perchè è il primo grande segnale che la fiducia
tra le Banche Centrali del mondo si sta deteriorando”.

E
quando la fiducia si incrina non si sa mai come va a finire.

L”episodio
non è isolato. Sono tanti i Paesi che negli ultimi cinquanta anni
hanno ricoverato il loro oro nei grandi caveau americani e inglesi,
ma ora lo rivorrebbero indietro. Tra questi Paesi ovviamente non
poteva mancare l”Italia. “Sembra però” che ci siano dei
problemi.

Dopo
aver trascorso 50 anni in casa straniera oggi l”Oro della Germania
vorrebbe tornare in patria: per lo meno il 50%. Lo ha deciso
recentemente la Bundesbank, la seconda grande proprietaria di riserve
auree nel mondo. Perchè e perchè ora? Ci sono diverse ragioni. In
parte perchè una lobby di economisti, legali e uomini d”affari
tedeschi sta esercitando pressioni, ma non solo.

La
storia ha inizio lo scorso ottobre quando la Corte dei Conti tedesca
ha richiesto un”ispezione presso i forzieri delle Banche Centrali che
custodiscono il loro oro all”estero. Non era mai successo prima e ciò
ha da subito innescato un”atmosfera da thriller internazionale.
Inoltre c”erano precedenti ambigui. Secondo il magazine Der
Spiegel
: “Nel 2007, dopo numerose richieste, alcuni ispettori
della Bundesbank erano stati autorizzati ad entrare nel caveau della
FED americana, ma … solo nell”anticamera! Quattro anni dopo, nel
mese di maggio 2011 gli ispettori fecero una seconda visita e
stavolta ebbero modo di entrare in uno dei 9 compartimenti dove si
trovava l”oro tedesco. Qualche lingotto venne pesato, ma l”esito di
tali verifiche fu, su richiesta della FED, posto sotto segreto.”
Ahi, ahi, ahi!

Da
quel momento si comincia ad elaborare un piano settennale di
restituzione che avrebbe avuto inizio nel 2013 e si sarebbe dovuto
concludere nel 2020. Oggetto: il trasferimento di 54mila lingotti dai
caveau di New York a quelli di Francoforte. Un”operazione
(apparentemente ) senza effetti collaterali sul mercato. In realtà
tale da innescare un effetto domino.

Gli
olandesi, che hanno solo il 10% del loro oro in casa e il resto nei
caveau di New York, Ottawa e Londra, si sono agitati e hanno chiesto
anche loro ispezioni e resoconti. Altri paesi si stanno disponendo a
fare altrettanto.

Ovviamente
in tale scena gioca un ruolo anche la crisi dell”Euro. Secondo
Peter
Krauth
,
analista di
Money
Morning
,
“la Germania si sta preparando in caso di dissoluzione dell”area
Euro e vuole il suo oro, eventualmente per sostenere un nuovo
Deutsche Mark“.

Questa
ipotesi, che riporterebbe le lancette della storia monetaria indietro
di 40 anni, è sostenuta anche da altri analisti e Autorità
Monetarie.

A
questo punto si pone un dubbio?
Ma
l”oro è ancora lì dove dovrebbe essere?

Se così fosse perchè ci vogliono 7 anni per farlo rimpatriare?
Steve Scacalossi, vicepresidente della
TD
Security
,
dice che l”oro
“is
allocated outside”
,
cioè la FED lo ha “prestato” o “dato in leasing” a
qualcun”altro , quindi non si può restituire in tempi brevi perchè
ciò influirebbe negativamente sugli interessi che la FED percepisce
da chi lo sta usando.

Keith
Barron però, un geologo responsabile di imponenti ricerche
minerarie, va giù più duro: “Credo che la maggior parte delle
riserve auree del mondo occidentale, che dovrebbero essere nei caveau
delle Banche Centrali Custodi, sia in realtà in mano di privati in
India e ciò che rimane continua ad essere inoltrato verso l”Asia.
Pertanto la maggior parte dell”oro occidentale “è sparito” (
has
been vanished
)
dai caveau ed è ora solo una voce di registro.

Queste
Banche Centrali e le Bullion banks
(una
bullion
bank
è
una banca d”affari che funziona come trader all”ingosso di grandi
quantità d”oro,
ndr)
semplicemente “rollano” i contratti di locazione e “l”oro non
torna mai nelle nazioni d”origine.”

A
conferma delle affermazioni di Barron cӏ un tragico precedente.

Nel
1990
Drexel
Burnham Lambert
,
una delle maggiori Banche d”Affari del tempo, andò in bancarotta
coinvolta nello scandalo dei famosi
junk
bonds

di Michael Milken. Pochi sanno che la Banca del Portogallo le aveva
“prestato” 17 tonnellate d”oro. Oro che semplicemente evaporò. A
quel tempo l”oro quotava 380 dollari per oncia.

Qualche
mese fa l”oro volava verso i 2000 dollari l”oncia … e questo valore
fa la differenza. In questa nuova scena parlare di 7 mesi per la
restituzione sarebbe anche pensabile, ma 7 anni no! Un tale periodo
genera sospetti inevitabili. Sarebbe questo un tempo utile a “buy
back” l”oro dato in prestito? E come si fa a “ricomprare” a
2000 dollari l”oncia un bene che in passato valeva molto, molto meno?
Le Banche Custodi che incautamente hanno fatto circolare “fuori
casa” l”oro che era stato loro affidato, oggi dovrebbero
dissanguarsi per riottenerlo e restituirlo. E dovrebbero anche
cancellarlo dai loro libri contabili.

Fra
l”altro, se la Germania insiste e si tira dietro altre nazioni, il
mercato dell”oro fisico potrebbe reagire in modi impensabili. Le
Banche Centrali di molte nazioni emergenti (come vedremo) stanno
acquistando come mai in passato.

Il
prezzo potrebbe andare alle stelle. In ogni caso la parola d”ordine
che sta circolando è “
ridateci
il nostro oro fisico
”.

Nonostante
il dialogo tra i vari gestori dei Forzieri sia da sempre piuttosto
“riservato” oggi cominciano a trapelare informazioni alimentate
da un sospetto : “Vuoi vedere che c”è meno oro nelle casse delle
Banche Centrali Custodi di quanto viene riportato ufficialmente?”. 

 

Cerchiamo
di ricostruire un po” di questa storia misteriosa. Una storia che
vede protagonista un metallo tanto nobile quanto losco. Un metallo
che ha reso schiavi milioni di uomini nelle miniere, che ha provocato
guerre e distruzioni, che ha creato ricchezze oscene…

Negli
ultimi 4 decenni lo svuotamento dei caveau sarebbe
avvenuto in due modi: attraverso aste e operazioni
segrete
.

Le
aste erano il modo più semplice e ufficiale. Un primo dato comparve
nel 1975, quando venne rivelato che le riserve auree totali di tutte
le nazioni e organizzazioni internazionali del mondo ammontavano a
36.700 tonnellate. Il Global Finance Power decise di mandarle
all”asta e di “ottimizzare” le procedure di cessione, scambio,
leasing.

Il
processo, su grande scala, era stato innescato dall”abolizione del
gold standard dollar, effettuata da Nixon nel 1970-71. Dopo
secoli, l”Oro perdeva il suo ruolo di massimo garante del valore
della carta moneta circolante, mantenendo peraltro quello di metallo
per gioiellieri, dentisti e costruttori di raffinati marchingegni
tecnologici, anche aerospaziali. A questo punto era una materia prima
come un”altra. “Vendete !” tuonò il Dio mercato. “Rollate
questo immenso valore ovunque sia possibile.”

Tutte
le aste d”oro delle riserve ufficiali possono essere suddivise in tre
categorie:

  1. Le
    prime aste: dalla seconda metà degli anni 1970 fino all”inizio
    degli anni 1980, organizzate dal Ministero del Tesoro USA e dal
    Fondo Monetario Internazionale;

  2. Le
    aste da parte delle Banche Centrali, nell”ambito del cosiddetto
    “Washington Gold Agreement” siglato nell”autunno del 1999;

  3. Aste
    isolate da parte di singole Banche Centrali e organizzazioni
    internazionali in anni diversi.

Negli
anni 70, gli USA hanno “ceduto” a diversi soggetti 530 tonnellate
e il FMI ha “ceduto” 732 tonnellate – per un totale di 1.262
tonnellate. Negli anni ottanta, l”attività è continuata in sordina.
Negli anni novanta, le vendite nette di oro dei paesi economicamente
sviluppati raggiungono la considerevole somma di 2.900 tonnellate.
Alla fine del 2000, le riserve auree ufficiali del mondo contenevano
3.600 tonnellate in meno di oro rispetto al 1975.

Come
accennato, nel settembre 1999 era stato firmato il 1° WGA –
Washington Gold Agreement, tra 17 Banche Centrali, compresa la
Banca Centrale Europea. Regolava le vendite di oro nel corso dei
successivi cinque anni e ufficialmente mirava a non far cadere il
mercato. “In realtà – secondo Valentin Katasonov , analista di
Global Research – il suo obiettivo era il contrario: obbligare
le Banche Centrali a vendere le riserve per mantenere bassi i prezzi
dell”oro.”

Anche
Marco Saba, Direttore della Ricerca del Centro Studi Monetari,
conferma: “C”è tra le Banche Centrali una continua manipolazione
attiva. Fanno operazioni in perdita sui futures”.

Vennero
stabilite delle «Quote» per i singoli paesi per un totale
complessivo di 2.000 tonnellate. Nel settembre 2004, l”accordo è
stato aggiornato con nuove regole. (WGA-2). Infine, nel settembre
2009, venne siglato il «3° accordo di Washington» (WGA-3).

Dal
2001 al 2009 i maggiori venditori sono stati: Svizzera (1.300
tonnellate), Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi. Seguiti da Spagna
e Portogallo. Il volume medio annuo delle vendite delle Banche
Centrali è stato pari a 385 tonnellate. Nel 2009, tuttavia, al
culmine della crisi finanziaria, cӏ stata una inversione di rotta
nelle politiche delle Banche Centrali, specialmente quelle asiatiche.
Perchè?
Può essere considerata anche un manifesto segno di
sfiducia nel Dollaro Usa? “Anche di più della semplice sfiducia –
afferma Saba – potrebbe essere il primo passo di un progetto
antagonista per creare nuove valute garantite dall”oro”

In
ogni caso : complessivamente, nei 40 anni successivi all”abolizione
del gold standard, un totale di 6.500 tonnellate di oro sono state
vendute, prestate, “allocate”. Secondo i dati ufficiali, le
riserve auree sono ora solo poco più di 30mila tonnellate
.

Stranamente
un” analisi dettagliata di molte delle operazioni di vendita di oro
da parte delle Banche Centrali Custodi mostra che le cessioni sono
state eseguite quando erano più vantaggiose per il compratore e non
per il venditore. Un esempio classico di “privatizzazione”.

Ecco
un paio di casi.

Tra
il 1999 e il 2002, quando il mercato dell”oro mondiale era al suo
punto più basso rispetto ai precedenti 20 anni, la Banca
d”Inghilterra ha venduto nel corso di 17 aste, 400 tonnellate d”oro,
più della metà delle proprie riserve auree. La decisione di vendere
fu presa dal Ministro delle Finanze, Gordon Brown. Prima delle aste
c”erano 715 tonnellate di oro britannico nei caveau, alla fine, ne
rimasero poco più di 300 tonnellate. I proventi delle vendite di oro
vennero convertiti in dollari, euro e yen. Valute che oggi si trovano
tutte in sofferenza.

Anche
qui, come riporta il sito
Disinformazione.it,
c”è da annotare un episodio interessante: “tra il 2000 e il 2001,
la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da
1440 tonnellate a 500 tonnellate, ufficialmente
”perché
i costi di stoccaggio erano troppo alti”
.
A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a
Francoforte….Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro
andasse in giro e non tornasse più”.

Nella
primavera 2010 Londra chiese un”indagine: il prezzo dell”oro si era
moltiplicato più di quattro volte rispetto al prezzo di vendita di
10 anni prima (1.250 dollari per oncia troy contro 256-296 dollari).
Si scoprì che le “perdite” derivanti da quella incauta vendita
ammontavano a 7 miliardi di sterline. È interessante notare che tra
il 1999 e il 2001, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti era
Larry Summers, che era in stretto contatto con Gordon Brown e che
aveva esercitato pressioni per decidere le cessioni d”oro.

L”altro
esempio è la Svizzera. Nel 1999, le riserve auree ufficiali della
Svizzera erano pari a 2.590 tonnellate (era il secondo posto dopo gli
USA). Tra il 2000 e il 2005, la Banca Nazionale Svizzera ha venduto
un totale di 1.300 tonnellate di oro. Il prezzo medio dell”oro a quel
tempo era 350 dollari per oncia troy (oscillava tra 250 e 450
dollari). Nell”autunno del 2012, il prezzo dell”oro sui mercati
mondiali si stava avvicinando al valore di 1.800 dollari, quindi più
di cinque volte superiore al prezzo medio del periodo 2000-2005. Si
calcolò pertanto che le perdite di questa operazione ammontavano a
60 miliardi di dollari. Circa 9 volte le perdite derivanti dalla
vendita delle riserve auree inglesi. Una vera stranezza.

Questi
esempi dimostrano che le aste d”oro non sono andate a favore delle
autorità monetarie o dei popoli della Gran Bretagna e Svizzera, ma a
favore degli acquirenti, che ovviamente preferiscono restare anonimi.
Se poi ci si chiede come mai quei “volponi” degli Inglesi e degli
Svizzeri abbiano commesso un tale errore. La risposta, ancora secondo
Marco Saba, è: “Chi ha facoltà di stampare moneta se ne frega del
prezzo dell”oro”.

Il
1990: operazioni segrete per rimuovere oro dai caveau delle banche
centrali

Nel
1990 le Banche Centrali hanno iniziato attivamente a fornire oro in
leasing. Secondo Katasonov “Queste operazioni sono state tenute
nascoste al pubblico, ai legislatori e ai governi. Uno degli
obiettivi principali di queste pratiche segrete era abbassare il
prezzo dell”oro, che indirettamente continuava a rivaleggiare con il
dollaro USA.

A
quel tempo, l”oligarchia finanziaria aveva bisogno di un dollaro
forte per attività di buy-up in tutto il mondo”.

Molti
analisti rivelarono i piani segreti della finanza globale, che aveva
asservito la maggior parte delle Banche Centrali di tutto il mondo ai
propri interessi. Venne istituito il GATA (Gold Anti-Trust Action)
con l”obiettivo di scoprire le operazioni segrete del «Cartello
dell”oro», un”associazione di fatto costituita da: Federal Reserve
Bank, Banca d”Inghilterra, Banche di Wall Street (in primo luogo
Goldman Sachs), e una serie di altre banche e società finanziarie,
anche europee, tra cui la Bundesbank e la Banca Nazionale Svizzera.

Nel
“cartello” figuravano anche le aziende di estrazione dell”oro.
Una di loro, la Gold Fields Mineral Services (GFMS), ha riconosciuto
che all”inizio del XXI secolo “quasi 5.000 tonnellate di oro,
elencate nei bilanci delle banche centrali, si trova “fuori dai
caveau”.

Secondo
James Turk, analista finanziario autore di “The collapse of
dollar”
:

“se
si studiano le statistiche doganali di Gran Bretagna e Stati Uniti si
può concludere che – solo in questi due paesi – la fuoriuscita
segreta di oro dalle riserve ufficiali, tra il 1991 e il 2002,
ammonta a 7.287 tonnellate”.

Le
stime di Frank Veneroso, che ha pubblicato un rapporto eccezionale
sul mercato dell”oro dal titolo «Il 1998 Gold Book Annual», sono
ancora più drammatiche. Nel suo rapporto, Veneroso giunge alla
conclusione “che la vendita di oro da parte delle Banche Centrali
(4.000 tonnellate annue ) ha artificialmente soppresso il volume
totale della domanda di oro (circa 1.600 tonnellate l”anno).”

Secondo
i calcoli di Veneroso “invece di 33.000 tonnellate le Banche
Centrali avevano ufficialmente nel 1998, solo 18.000 tonnellate”.
Al di fuori delle Banche Centrali, circolavano dunque 15.000
tonnellate di oro
consegnate a organizzazioni esterne per mezzo
di operazioni di aste, leasing e credito. In linea di principio, le
stime di Veneroso non contraddicono quelle di James Turk. Sono più
grandi, in quanto tengono conto non solo della rimozione di oro
ufficiale da Gran Bretagna e Stati Uniti, ma anche della maggior
parte delle altre principali Banche Centrali.

(fine
della Prima Parte)

SECONDA
PARTE

I
trucchi contabili delle banche centrali custodi

Al
centro della storia delle Riserve Auree c”è una questione “grossa
e pelosa”: ma di chi sono i lingotti che erano/sono
ammassati nelle Banche Centrali e che poi sono state dati in gran
parte in leasing alle Bullion Banks?”

Dipende
dalla proprietà delle Banche Centrali stesse.

In
ogni caso che siano esse “private” sin dall”origine o che siano
esse state “privatizzate” in più riprese, la proprietà delle
riserve auree non è mai stata chiara. Specialmente nel secondo caso.
Cioè se una Banca Centrale Nazionale, posseduta da Banche Pubbliche,
viene privatizzata, siamo sicuri che nel passaggio di proprietà si
sia calcolato per bene il valore delle riserve auree trasferite? Da
qui deriva una certa fumosa cautela che, per esempio in Italia, come
vedremo, sconfina con un”aspra riservatezza.

Secondo
un documento della BCE sul trattamento delle riserve internazionali
dell”Eurosistema, le linee guida di rendicontazione non richiedono di
differenziare tra l”
oro nelle casseforti
e l”oro
locato o scambiato con un”altra parte
.
Il documento afferma che,
«le
operazioni reversibili in oro
non hanno alcun effetto sulla quantità di oro
monetario, indipendentemente dal tipo di transazione (ad esempio swap
su oro, pronti contro termine, depositi o prestiti), in linea con le
raccomandazioni contenute nelle linee guida del FMI». Quindi, le
Banche Centrali hanno il permesso di continuare a annotare l”Oro
fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o allocato
all”esterno.

Pochissime
Banche Centrali chiariscono, nelle loro relazioni, esattamente qual è
la percentuale delle loro riserve auree ufficiali memorizzate come
metallo fisico e quale percentuale invece è stato ceduto in prestito
o scambiato, e così via. Sarebbe difficile sostenere la reputazione
di una Banca Centrale, se ammettese di aver affittato le proprie
riserve d”oro ad una
bullion bank
intermediaria che lo rivendeva, per esempio alla
Cina o alla Russia, anche negli anni della Guerra Fredda.

Tuttavia,
le cifre fanno supporre, ancora secondo l”analista Valentin Katasonov
“che questo è esattamente ciò che è accaduto. È più che
probabile che l”Oro delle Banche Centrali sia scomparso e che le
bullion bank che
l”hanno venduto non hanno alcuna reale possibilità di ricomprarlo”.
Il traffico di oro da parte delle
banche centrali continua.

L”ipotesi
è sostenuta anche da Erik Sprott, miliardario e noto investitore con
35 anni di esperienza nei mercati finanziari, nonché grande
conoscitore dei meandri del commercio dell”oro. Sprott ritiene “che
i dati ufficiali non tengono pienamente conto della domanda effettiva
di oro sul mercato mondiale (stimata dal World Gold Council tra 4.000
e 4.500 tonnellate all”anno)”. Secondo i suoi calcoli “la domanda
effettiva sarebbe stata superiore di 2.300 tonnellate negli ultimi
dieci anni e l”offerta ufficiale, attraverso nuove operazioni di
estrazione e di rottami d”oro, non sarebbe sufficiente a soddisfare
la domanda d”oro reale del mondo”.

Esisterebbe
pertanto una
fonte segreta di oro
che copre un fabbisogno non contabilizzato di
circa 2.300 tonnellate l”anno. Ancora secondo Sprott: ”i volumi di
oro offerti ufficialmente sul mercato dai Forzieri delle Banche
Centrali non sono sufficienti.”

Dall”inizio
del XXI secolo, forniture supplementari sono state dunque fornite in
segreto dalle Banche Centrali Custodi e dal Fondo Monetario
Internazionale.

Se
l”affermazione di Sprott è corretta le riserve auree delle banche
centrali dei paesi economicamente sviluppati sono stati disponibili
per soddisfare la domanda aggiuntiva non contabilizzata. Quindi, già
da un paio d”anni, i caveau delle banche centrali di quei paesi
sarebbero molto meno pieni di quanto affermano.

Inoltre,
vale la pena ricordare che questi forzieri erano già mezzi vuoti nel
”98, secondo le stime di Veneroso “Già nel 1998, quasi la metà
delle riserve auree ufficiali di tutte le banche centrali erano fuori
dai caveau”

In
questa ipotesi non solo alcuni Banchieri Centrali avrebbero ceduto il
“proprio oro”, ma anche quello che custodivano per conto di altre
nazioni.

Ricordiamo
che le Banche Centrali di alcuni paesi non solo utilizzano i loro
depositi per elencare l”oro nei loro bilanci, ma anche oro
appartenente a paesi stranieri che per motivi “politici” sono
stati invitati ad affidarglielo. Come ad esempio l”Italia che ha, in
passato, affidato un terzo delle proprie riserve alla FED per
metterlo al riparo dalla minaccia comunista.

In
connessione con la richiesta inevasa della Germania per rimpatriare
il suo oro, si scopre dunque che del totale tedesco, pari a circa
3.400 tonnellate, più di due terzi, 1.536 tonnellate, si trova nelle
casse della Federal Reserve Bank di New York; 374 tonnellate sono nei
sotterranei della Banca di Francia e 450 tonnellate nel caveau della
Banca d”Inghilterra. Ma quei lingotti ci stanno ancora o sono stati
tramutati in altro?

Vediamo
la questione dall”osservatorio di quei
paesi
che giocano il ruolo di
magazzinieri.
I grandi
custodi dell”oro
del mondo sono: Stati Uniti, Gran Bretagna,
Francia e Svizzera detti anche “the Golden Billion Group”.
Inoltre, in Svizzera , il ruolo di
custode
non è solo giocato dalla Banca Nazionale, dal
momento che la Svizzera è anche la sede della
Banca
dei Regolamenti Internazionali
(BRI).

Secondo
dati rilasciati a ottobre del 2012: l”oro di proprietà Usa
ammonterebbe a 8.133 tonnellate e quello custodito in Usa a 6.200
tonnellate; mentre l”oro di proprietà inglese ammonterebbe a sole
310 tonnellate, una quantità irrisoria rispetto a quello custodito
in UK che sarebbe pari a 5.067. tonnellate.

Nei
sotterranei della Federal Reserve Bank di New York e della Banca
d”Inghilterra dovrebbero esserci dunque più di 11.000 tonnellate di
oro estero.

Da
notare che solo in Gran Bretagna la quantità di oro estero è 16
volte superiore a quella di oro britannico. Mentre negli Stati Uniti,
l”oro straniero costituisce solo il 76% delle riserve Usa.

La
Banca d”Inghilterra “custodisce” l”oro dei vari paesi del
Commonwealth (Australia, Canada, India, ecc.) e oggi svolge un ruolo
importante anche per i paesi dell”Europa continentale. L”Austria, per
esempio, le ha affidato l”80% delle sue riserve auree, l”Olanda il
18% e la Germania 13%. Ci sono anche “clienti” di altri paesi. La
Banca Centrale del Messico, per esempio, affida agli inglesi il 95
per cento del suo oro.

Oggi
però l”intero castello traballa a causa di alcune impreviste
accelerazioni della Storia

1)
Secondo una recente ricerca dell”OMFIF – Official Monetary and
Financial Institutions Forum, “la domanda di oro crescerà sospinta
dal bisogno di creare un nuovo sistema di riserva multimonetaria, in
cui la valuta cinese tenterà di giocare un ruolo importante, tale da
equilibrare l”instabilità del dollaro e dell”euro”.

2)
La domanda cinese di oro è dunque in rapida ascesa. Il tasso di
crescita delle importazioni di oro in Cina è senza precedenti.
L”importazione di oro, attraverso Hong Kong, è stata pari a 45
tonnellate nel 2009, a 431 tonnellate nel 2011 e nel 2012 ha superato
834 tonnellate. La Cina intende continuare i propri acquisti sui
mercati mondiali per soddisfare le crescenti esigenze del settore
orafo, la crescente domanda di investimenti e per costituire una
propria riserva aurea statale.

3)
Dopo la prima ondata della crisi finanziaria un certo numero di
Banche Centrali ha iniziato attivamente a comprare oro sul mercato
mondiale.

4)
All”inizio del 2013 il processo è stato definito la “febbre
gialla”. La corsa all”oro è il segnale che misura la paura. Un
gesto che accomuna piccoli risparmiatori, bottegai improvvisati che
esibiscono grandi cartelli “Compro Oro” e Autorità monetarie.
L”oro ridiventa un rifugio.

5)
Nei primi 11 mesi del 2012 le Banche Centrali di diversi paesi
emergenti hanno messo in cassaforte 350 tonnellate d”oro (dato World
Gold Council). Al primo posto tra i compratori la Turchia con quasi
80 tonnellate, dietro la Russia con 55 tonnellate che vanno ad
aumentare una riserva già ben nutrita di 900 tonnellate, al terzo
posto le Filippine con 35 tonnellate seguite di un soffio dal
Brasile. Le sorprese arrivano da Kazakhstan e Iraq che si piazzano al
quinto e sesto posto con una trentina di tonnellate ognuno. Messico,
Corea del Sud, Paraguay e Ucraina chiudono la classifica.

6)
E” stata dimezzata la fornitura di oro sotto forma di rottami
metallici. In media, nel corso del primo decennio del XXI secolo, le
dimensioni di questo tipo di alimentazione era pari a 1.700
tonnellate. Oggi è pari a 850 tonnellate.

7)
Un certo numero di paesi in tutto il mondo vuole “rimpatriare” le
riserve ufficiali di oro dall”estero. Oltre alla Germania , Paesi
Bassi, Ecuador e Azerbaigian hanno iniziato i preparativi per il
rientro del loro oro. Tutto ciò potrebbe tradursi in un grande
panico se , come certe fonti affermano, non c”è più oro nei caveau
dei paesi “guardiani”.

Secondo
l”analista di Global Research Valentin Katasonov «l”oro
potrebbe esaurirsi da un momento all”altro. Forse è già finito. Uno
dei segnali sono gli scandali sempre più frequenti che continuano a
divampare sul “tungsteno oro”».
Il tungsteno oro sarebbero le barre di tungsteno con le quali
sarebbero state sostituite le barre d”oro all”interno di Fort Knox.
Al riguardo sono in corso diverse inchieste da parte di membri del
Congresso Usa,tra cui brilla l”iniziativa generata da Ron Paul al
tempo in cui era presidente della Commissione Affari Monetari. Rod
Kirby nel suo sito “The market Oracle” così si esprime : “Circa
15 ani fa – durante l”amministrazione Clinton – tra 1.300.000 e
1.500.000 barre di tungsteno da 400 once furono prodotte in USA.
Successivamente 640.000 di queste barre sono state ricoperte d”oro e
inviate a Fort Knox dove sono tutt”ora.”

È
superfluo sottolineare che se ciò fosse vero ci si troverebbe di
fronte alla truffa più grossa della Storia.

E
in Italia?

A
questo punto sarebbe interessante capire qual è la situazione in
Italia, visto che ufficialmente la nostra nazione possiede una
quantità d”oro che ci colloca al Quarto posto nella classifica
mondiale, dopo USA, Germania e FMI.

(Tralasciamo
in questa sede di affrontare quella parte di dibattito che si
interessa al come utilizzare le riserve auree per diminuire il debito
pubblico perchè ci si imbatte in una giungla di affermazioni
contrapposte nella quale districarsi, senza una vera bussola politica
– che non c”è – è impossibile). E cerchiamo qualche dato.

Il
valore delle riserve auree italiane sarebbe “Centodieci miliardi di
Euro, pari a 2.451 tonnellate di lingotti d”oro, di cui circa un
terzo custodite nei sotterranei della Federal Reserve, a New York;
ulteriori piccole quote sono vincolate alla nostra partecipazione
alla Banca dei Regolamenti Internazionali e alla BCE. La parte
residua, cioè poco meno di due terzi, è conservata a Roma , nei
sotterranei della Banca d”Italia”.

Questi
dati sono forniti a febbraio 2013 da Giorgio Vitangeli , direttore di
“La finanza sul web”.

Agoravox
parlava di 2.697 tonnellate a ottobre 2009.

In
un delizioso e ossequioso “Passaggio a Nord Ovest, Alberto Angela
in visita a Palazzo Koch fornisce, nell”ottobre 2010, un dato
estroso: “nel 2005 – ci dice – il valore delle riserve auree
ammontava a ben 20 miliardi di euro”. Poi una voce fuori campo fa
sapere che 8.000 lingotti pari a 100 tonnellate sono finiti a
Francoforte nei caveau della BCE.

Secondo
Wikipedia la quantità totale sarebbe invece, a dicembre 2011, 2700
tonnellate. Il sito “NO Censura” a marzo 2012 riporta un
controvalore di 98,123 miliardi di Euro. Eugenio Benetazzo,
economista indipendente, conferma il dato delle 2.452 tonnellate ma
dice che valgono 109 miliardi di Euro e chiarisce che : “60
tonnellate sono nella disponibilità della BCE“.

Altre
fonti “girano” attorno alle 2400 tonnellate.

Cercando
i dati si scopre inoltre che il 19 gennaio 2012 , due parlamentari
del PDL, Fabio Rampello e Marco Marsilio, inoltrarono a Mario Monti
un”interrogazione con risposta scritta nella quale chiedevano
(candidi!), di far chiarezza sulle riserve auree italiane. La
risposta non cӏ mai stata.

Allora
ho inoltrato via email alla Divisione
Stampa e Relazioni esterne di Palazzo Koch una serie di domande
:

E”
vero che :

  1. il
    valore delle riserve auree era pari nel 1999 a 22 MLD di Euro e oggi
    si avvia a superare i 110 MLD di Euro?

  2. I
    lingotti d”oro sono 2.451,1 tonnellate e circa un terzo sarebbe
    custodito dalla Federal Riserve in Usa?

  3. Una
    quota (quale?) sarebbe vincolata alla nostra partecipazione alla
    Banca dei Regolamenti Internazionali e alla BCE?

  4. Non
    esiste risposta certa alla domanda Â«A
    Chi appartengono le riserve auree custodite da Banca d”Italia?»
    (Nel 2009 l”allora Ministro dell”Economia Giulio Tremonti pensò di
    tassare una tantum le plusvalenze sulle riserve auree. La BCE
    obiettò e nell”occasione… )

  5. Jean
    Claude Trichet disse ” Siamo sicuri che l”oro sia della Banca
    d”Italia e non del popolo italiano? (nella stessa occasione)

  6. L”ex
    Governatore Mario Draghi affermò ” Le riserve auree
    appartengono agli italiani e non a via Nazionale”?

  7. (Se
    è vero) Come si devono interpretare queste affermazioni? 

  8. È
    stata richiesta alla FED la restituzione delle Riserve auree
    italiane e tale richiesta non ha ottenuto un seguito adeguato?

Ho
ottenuto una sola risposta : “In riferimento alla domanda 1 si
informa che al 30.6.2013 il valore delle Riserve Ufficiali in Oro
della Banca d”Italia era pari a Euro 71,838 miliardi”.

Miracolo!

E
dove sono finiti gli altri 30-40 miliardi stimati nei diversi anni
dalle varie fonti? Chissà? Forse ci vorrebbe, almeno, un”altra
interrogazione parlamentare.

Fonte:
http://glaucobenigni.blogspot.it/2013/07/loro-alla-patria-loro-che-garantiva-la.html.

Pubblicato
anche su Dagospia.

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