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Il fuoco che brucia la pelle

«Sulla pelle porto i segni della strage di Viareggio». La storia di Marco Piagentini. [CdS]

Il fuoco che brucia la pelle

Redazione Modifica articolo

2 Febbraio 2016 - 06.27


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da CdS

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«Ogni 29 del mese il treno delle 23.48 passa fischiando. I macchinisti se ne ricordano sempre, è il loro saluto, il loro gesto di rispetto per le vittime di questa strage dimenticata da tutti». Il treno fischia, racconta Marco Piagentini. E ogni volta lui è lì, come un soldato sull’attenti davanti ai ricordi.

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Classe 1968, quest’uomo ha addosso più ferite che anni. Dalla vita ha preso più pugni di quanti potrà mai restituirne eppure alla domanda più banale: come va? risponde che «io vado avanti e non mi arrendo, lo devo a mio figlio che è qui con me e al resto della famiglia che non ho più».

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Era il 29 giugno del 2009, ore 23.48. Un treno carico di Gpl deragliò arrivando alla stazione di Viareggio. Nell’urto una delle 14 cisterne si squarciò e il gas Gpl, a contatto con l’ossigeno e con chissà quale scintilla d’innesco, incendiò un quartiere intero, incenerì cose e persone, si arrampicò lungo i muri delle case. La sua era lungo una delle due strade più esposte alle fiamme.

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