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'Trump non può comunque fermare la crisi dell''America'

Non ha una strategia, balbetta, non sa cosa fare, traccheggia. Anche lui è in pericolo. Deve gestire gli spasmi finali della superpotenza imperiale [Giulietto Chiesa]

'Trump non può comunque fermare la crisi dell''America'

Redazione

8 Aprile 2017 - 18.40


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Caro Giulietto Chiesa,

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quando, a sorpresa, Trump venne eletto Presidente degli Stati Uniti, io e molti altri abbiamo pensato, non con incontenibile euforia certo, ma con una relativa soddisfazione, che fosse stato scongiurato il pericolo peggiore, l’elezione della Clinton. 

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Nel contempo coglievamo in Trump, non certo un Salvador Allende made in Usa, ma, con tutti i suoi limiti, una contraddizione, un outsider, sotto alcuni aspetti, un battitore libero che metteva il bastone tra le ruote ai progetti dei poteri militari e industriali del suo Paese. 

Non a caso FBI, CIA e quant’altri, erano schierati a tutto campo, anche ricorrendo alla consueta pratica delle menzogne, contro la sua elezione. In particolar modo era valutato come inaccettabile il punto centrale del programma politico del nuovo presidente: ristabilire buoni rapporti politico-diplomatici con la Russia. 

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Ebbene, la mia parte caratteriale votata alla speranza coglieva questi aspetti e li proiettava in un futuro concreto di inceppamento della grande macchina da guerra e da menzogna del Potere americano, quello vero. 

La mia parte razionale però già da allora si poneva molti dubbi perché sappiamo che quando un Presidente non è supinamente allineato alle strategie dei poteri nascosti degli Usa, e ciò avviene ben di rado, accadono le seguenti cose: 

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1) il Presidente viene minacciato a vari livelli oppure ricattato (nel caso di Trump facilmente anche ma non solo per via delle sue numerose attività economiche), 

2) può essere posto di fronte a un fatto compiuto, un’operazione terroristica sotto “falsa bandiera” effettuata a sua insaputa, che lo obblighi a intervenire nel senso auspicato dalle oligarchie politico-economiche degli Stati Uniti.

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Purtroppo io ritengo che questi primi mesi di presidenza Trump abbiano alimentato la fondatezza di queste mie ultime argomentazioni, a cominciare dalle dimissioni dei collaboratori e dei consiglieri di Trump meno disposti a seguire il filone interventista americano per finire al bombardamento della Siria dell’altro giorno.

Ora, premesso che nutro nei suoi confronti una profonda stima e la considero il miglior giornalista italiano, non pensa che lei Giulietto abbia ecceduto e forse ecceda ancora in una visione ottimistica circa la visuale di un Trump in grado di scombinare i piani bellici, le strategie terroristiche del vero Potere americano che fa e farà sempre quello che vuole, compreso l’avvalersi di presidenti fantocci?

Grazie. 

Con stima. 

Stefano Cardarelli

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Caro Cardarelli, 


non credo di avere ecceduto nella direzione che lei mi addebita, né penso di eccedere oggi. Ho esultato, è vero, per la sua elezione e ho spiegato perché. Lo ripeto qui. Perché ero e sono convinto che Hillary Clinton fosse e sia una fanatica incontrollabile e pericolosa. Non solo perché spinta dall”élite irresponsabile di Washington, quella dei “democratici e progressisti”. Ma perché essa stessa è pericolosa per sé e per gli altri. 

Di fronte alle due eventualità ritenevo, e ritengo tuttora, che la Clinton fosse la soluzione peggiore: per noi e per il genere umano. 

Dunque esultai (moderatamente) non perché ritenessi Trump una “buona soluzione” in qualsiasi senso lei voglia dare a questa locuzione. 

L”America di oggi non può produrre alcuna “buona soluzione”: né i suoi dirigenti sono in grado di ragionare; né lo è la maggioranza del popolo americano. Da 70 anni turlupinato, manipolato, violentato da un”élite infrangibile e sanguinaria. 

Dunque ragionavo, auspicando il male minore. E ritengo che lo sia stato e lo sia. Trump ha fatto esprimere un”America profondissima, anche reazionaria e plebea. Meglio di quella “democratica e progressista”, liberal, ipocrita e imperiale. Ho pensato che fosse meglio l”America profonda. Se non altro perché finalmente l”abbiamo vista emergere. In realtà c”era e c”è sempre stata, ma non contava niente. 

Poi resterà per me nella storia il Donald Trump che, coram populo, rifiuta di rispondere al servo della CNN dicendogli: “siete dei mentitori e con voi non parlo”. Liberatorio e dissacrante. Meglio lui che i Mentana e i Vermigli, e le Gruber d”America. Là è pieno come qua. 

Adesso ha bombardato. Non me ne sono stupito. Quando è salito sul podio e ha ripetuto per tre volte “I am flexible”, mi ha fatto pena. Gli hanno tirato uno sgambetto chimico (intendo dire i suoi servizi segreti e il Mossad) e lui ha parato il colpo bombardando la Siria. 

Non ha una strategia, balbetta, non sa cosa fare, traccheggia. Anche lui è in pericolo. Deve gestire gli spasmi finali della superpotenza imperiale e non ha una chiara visione del pianeta e dei sette miliardi che lo popolano. 

Non ho mai pensato che fosse in grado di risolvere i problemi dell”America e del mondo. È troppo ignorante per farlo. Si può solo sperare che rallenti il disastro e ci dia il tempo di prepararci ad affrontarlo. Questo pensavo e penso. 

La vera questione, pratica, attuale, riguarda noi. Io e lei in primo luogo, oggi: cosa possiamo fare per fare atterrare questa astronave americana che sta arrivando a terra senza il carrello, carica di armi di ogni tipo.

Cordiali saluti,

Giulietto Chiesa

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