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Stare insieme per colmare la voragine

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8 Agosto 2012 - 07.23


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“Per una Lista Civica Nazionale”: intervista a Italo Campagnoli

listacivicanazionale 20120808 di Ettore Macchieraldo*

Pubblichiamo quest”intervista, che individua temi sui quali abbiamo desiderio di confrontarci, proponendo a tutti gli amici di “Per una Lista Civica Nazionale” di poterci incontrare al più presto per un seminario che possa delineare meglio ciò che ci unisce e ciò che ci divide, dove c”è un accordo pieno e dove solo parziale. Proprio per iniziare a creare i presupposti per quell”unica aggregazione elettorale, di cui ci parla Campagnoli in quest”intervista, che oggi avrebbe certamente la maggioranza nel nostro Paese.

(Redazione Alternativa)

Il percorso per una lista civica nazionale è un”aggregazione di soggetti e movimenti civici che vogliono costruire un”aggregazione elettorale per le prossime elezioni. Ci può spiegare quali sono le tappe di questo percorso e quali i prossimi appuntamenti? 

Voglio subito precisare che nel nostro progetto politico non sono previste le figure del leader, del segretario o del presidente e gli stessi portavoce ruotano in modo che nessuno possa essere identificato come rappresentante “stabile”.
Questa scelta è rappresentativa delle modalità partecipative, ispirate ai principi della democrazia diretta, che ci siamo dati e quindi anche queste risposte sono state concordate e discusse collettivamente.

Per Una Lista Civica Nazionale è un progetto politico nato due anni fa per rispondere al bisogno di un radicale cambiamento della classe politica, promosso da numerosi gruppi socialmente impegnati desiderosi di dar vita, in regioni diverse, a percorsi di aggregazione volti a colmare la voragine che si è creata tra la casta e i cittadini e a dare rappresentanza alle migliaia di esperienze solidali, sociali, ambientaliste e civiche.
Ci siamo dati un nome “transitorio e programmatico” e una carta d”intenti che si basa su tre punti fondanti: la distanza dai partiti tradizionali; l”adozione della democrazia diretta all”interno del 
progetto; la radicale revisione dei metodi di fare politica, ovvero riduzione degli emolumenti e dei privilegi, numero di mandati limitato, ecc.
In settembre organizzeremo una assemblea per definire il programma e il nome definitivo e per iniziare a consolidare l”organizzazione territoriale. Nel contempo effettueremo una serie di incontri con le altre costituenti che in Italia si stanno strutturando su principi molto vicini ai nostri se non addirittura coincidenti.

Proponete un referendum sulla legge elettorale. Quale sarebbe il sistema elettorale che vorreste? Quale invece quello che ci troveremo ad affrontare tra pochi mesi al momento del voto? 

Stiamo elaborando una proposta di referendum sulla legge elettorale. Il sistema che vorremmo deve garantire una maggiore partecipazione dei cittadini e un deciso ridimensionamento del potere e dei privilegi riservati ai partiti.
Quindi intendiamo reintrodurre le preferenze, nessun sbarramento né premi di maggioranza, l”istituto della revoca per gli eletti, il limite dei mandati, il divieto ad assumere più cariche, il taglio drastico degli emolumenti destinati ai parlamentari. Temiamo invece che ci ritroveremo a votare con una legge che andrà esattamente in senso opposto e che sarà addirittura peggiorativa del famigerato Porcellum.
Faremo di tutto per far conoscere agli italiani questo ennesimo abuso dei politici al potere.

Da un punto di vista organizzativo a che punto siete? In quante regioni e città siete presenti? Quante firme dovrete raccogliere per candidarvi? 

Al momento siamo presenti in 18 regioni su 20, in alcune abbiamo solo qualche aderente mentre nella maggior parte delle regioni a breve avremo una rete strutturata per referenti circoscrizionali: abbiamo infatti ritenuto utile adattarci alle circoscrizioni previste dalla legge eettorale. Le firme necessarie per presentare una lista nazionale alle elezioni politiche sono tante: si aggirano sulle 4.500 per circoscrizione elettorale che sono 26!

Siete per la difesa della Costituzione Repubblicana. Questa, però, prevede delle forme di rappresentanza. Come si accorda con la vostra interpretazione della democrazia? 

Siamo assolutamente per la difesa dei valori costituzionali, ma non per questo vediamo come un tabù l”ipotesi di modifiche alla Costituzione repubblicana, per altro già apportate in sordina dai partiti negli ultimi anni.
Ci riferiamo in particolare a tutti quegli articoli che limitano la partecipazione diretta dei cittadini, originati dal timore che i padri costituenti avevano nel concedere troppa democrazia. Non possiamo dimenticare che all”epoca della stesura della nostra Costituzione l”Italia usciva dal ventennio fascista, il referendum per scegliere tra monarchia e repubblica era passato con non poche difficoltà, la maggior parte della popolazione era analfabeta e il senso civico di partecipazione era un lusso per pochi. Oggi, a più di sessanta anni di distanza, il paese è cambiato, da una parte i cittadini chiedono più partecipazione mentre i partiti sono sempre più arroccati sui loro privilegi, quindi riteniamo che l”inserimento di elementi concreti di democrazia diretta siano utili e necessari. Per questo, con tutte le cautele del caso, anche la Costituzione può essere modificata e infatti abbiamo aderito alla raccolta di firme per il progetto Quorum zero più democrazia.

Nell”incontro del 27 maggio a Roma avete anche parlato di beni comuni. Visto che è oggi una parola abusata, ci può spiegare come li intendete? 

Si, è diventata veramente una espressione abusata, ma al tempo stesso il concetto si sta chiarendo nei fatti e nella prassi politica: un bene comune è ad esempio l”acqua, chi è salito prontamente sul carro dei vincitori come fece il PD dopo il voto referendario, anche se non aveva nemmeno partecipato alla raccolta di firme, è stato prontamente ributtato a terra nel momento in cui in tutte le amministrazioni locali votano delibere per permettere comunque la privatizzazione dell”acqua.
I cittadini che hanno votato in massa e prima ancora firmato per avere quel referendum non intendono abbassare la guardia e tanto meno farsi ingannare. La stessa cosa succede quando parliamo di difesa del territorio, che è un altro importante bene comune, e non è più possibile definirsi difensori a parole e poi autorizzare colate di cemento con deroghe continue ai piani regolatori, pensando che i cittadini non vedano o come in passato dimentichino.

Volete sostenere le donne e gli uomini che riducono l”orario di lavoro. Quali sono le vostre opinioni su questo importante tema? In quale forme pensate sarà possibile accedere alla parte perduta del reddito? Prevedete forme non monetarie di reddito? 

Al centro della politica deve stare il cittadino con le sue esigenze primarie come il lavoro, non la finanza e la crescita. Da ciò discende una visione completamente diversa di economia rispetto a quella di molti governi di destra e di sinistra degli ultimi 40 anni. Basta con i discorsi generici sulla crescita! Gli investimenti devono essere mirati alla riconversione ecologica dell”economia, all”avvio di attività economiche più vicine ai cittadini come le filiere corte. L”edilizia non può continuare a riempire di case e capannoni invenduti il nostro Bel Paese. Ha invece senso dare lavoro all”edilizia per attuare un”enorme opera di riqualificazione energetica degli immobili italiani, che sono spesso dei veri colabrodo con gravissimi danni per la bilancia dei pagamenti e per il clima. Sarà importante ridare fiato alle famiglie grazie a servizi pubblici efficienti e controllati dai cittadini (scuola, acqua, ospedali ecc.). Occorre attuare l”articolo 53 della Costituzione, che prevede la progressività fiscale; tassare finalmente la speculazione finanziaria e dividere le banche d”investimento dalle banche commerciali in modo che il fallimento di chi specula non coinvolga l”economia reale. Poi basta con le “grandi opere” che stanno devastando il paesaggio e creando voragini nel bilancio dello stato! Sì invece alle piccole opere diffuse, come scuole che non crollino sulla testa dei bambini, trasporti efficienti per i pendolari, acquedotti in grado di distribuire l”acqua senza dispersioni. Infine grande attenzione sarà data al potenziamento di uno dei punti di forza dell”economia italiana, la piccola impresa, nonché all”incentivazione dell”associazionismo e della partecipazione democratica. Riteniamo che se lo stato mette al centro il cittadino e le sue esigenze quest”ultimo recupererà una parte del reddito grazie a servizi gestiti per il suo benessere e non con lo scopo di massimizzare il profitto;si pensi poi ai soldi recuperabili eliminando alcune grandi opere inutili. Le forme non monetarie di reddito sono un argomento da approfondire e su cui ancora non ci sentiamo di esprimere un giudizio definitivo condiviso.

Al momento non avete un programma a cui aderire. Avete fissato dei pilastri, che sono quelli di cui abbiamo parlato (legge elettorale, Costituzione, democrazia diretta, beni comuni, riduzione volontaria dell”orario di lavoro). Cosa pensate degli altri programmi dei soggetti politici nuovi che circolano in rete (5 stelle, Alternativa, Ecologisti e reti civiche-Verdi europei, Alba)?

Troviamo grande sintonia con quanto elaborato dalle altre costituenti e movimenti che lei cita. Ovviamente ci sono alcuni punti su cui abbiamo parzialmente una visione diversa, peculiarità a cui ognuno da importanza e pesi diversi, ma credo si possa parlare di differenze ovvie (se no saremmo già tutti in una unica organizzazione), necessarie e contrattabili.
Quello che invece crediamo fermamente è una altra cosa: oggi in Italia l”area “anti casta”, solidale, alternativa a questo sistema politico ormai putrefatto, se fosse unita in un”unica aggregazione elettorale avrebbe la maggioranza; non c”è polo che tenga e che possa raccogliere più consensi dai cittadini. Per battere questa voglia di cambiamento PD, PDL e UDC dovrebbero presentarsi uniti ma anche così, o forse proprio per questo, gli italiani preferirebbero il cambiamento.
Il cambiamento dunque oggi è possibile: chi è disposto a rinunciarvi pur di difendere solo e ostinatamente la propria bandiera? Nella risposta a questa domanda è racchiuso il nostro futuro.

(7 agosto 2012)

* Ufficio Centrale di Alternativa – Alternativa Piemonte

 

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