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Terza Repubblica?

Si sono accavallati molti avvenimenti contraddittori, che segnalano sordi brontolii nella pancia del sistema politico, tali da far presagire qualche botto in arrivo

Terza Repubblica?

Redazione

19 Novembre 2014 - 12.28


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di Aldo Giannuli.

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Nelle ultime settimane si sono
accavallati una serie di avvenimenti, in parte contraddittori, che
segnalano sordi brontolii nella pancia del sistema politico, tali da far
presagire qualche botto in arrivo.

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A destra si è consumato definitivamente
il distacco fra Lega e FdI da una parte e FI dall’altra. Il solco fra Pd
e Cgil è diventato un abisso e la rissa interna si va accendendo sempre
più, nonostante la minoranza brilli per inconcludenza; il Ncd dà forti
segni di nervosismo e fa brillare l’ipotesi di un ritiro dalla
maggioranza. I sondaggi, per la prima volta, segnalano una flessione del
Pd da maggio (36% circa contro il quasi 41 delle europee, ed anche il
gradimento personale di Renzi cala vistosamente), mentre il M5s è dato
stazionario intorno al 20%, Fi e centro hanno segni di ripresa e
crescono solo Sel (di poco) e soprattutto la Lega che balza all’11%.

I sondaggi, si sa, vanno presi con le
molle sia per come sono fatti, sia perché per definizione sono
fluttuanti e ci vuol poco ad invertire le tendenze. Ora, poi,
l’inflazione di essi (ce n’è uno a settimana), sta provocando una crisi
di rigetto negli intervistati e nei lettori, per cui, più che mai, vanno
presi con beneficio d’inventario.

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Però ci sono molti segnali che dicono
del forte nervosismo che serpeggia fra gli elettori ed anche l’egemonia
del Pd accenna a sgonfiarsi, nonostante l’offerta circostante non sia
brillantissima.

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Vedremo alle amministrative fra pochi
giorni una foto reale delle tendenze in atto, ma qui non si tratta solo
di risultati elettorali. Siamo di fronte ad una nuova trasformazione radicale del sistema politico, come venti anni fa, che va molto oltre l’occasionale performance di questo o quel partito di questo o quel leder.

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In primo luogo, qui inizia a sentirsi
davvero l’urto della crisi finanziaria internazionale e della prolungata
stagnazione dell’economia italiana che ormai brucia primati in discesa.
In questi venti anni, il sistema politico succeduto al crollo della
prima repubblica, ha trovato una sua stabilità –nonostante la classe
politica fosse assai meno capace di quella che l’aveva preceduta- grazie
al momento di euforia finanziaria internazionale. Nel complesso,
l’economia italiana galleggiava sul mare della globalizzazione senza
troppi scossoni e questo bastava. Oggi dobbiamo fare i conti con una
situazione molto più difficile e con pochissime speranze di
miglioramento a breve.

In secondo luogo si stanno liquefacendo
le forme della politica che avevamo conosciuto fra la fine della prima e
la seconda repubblica. Il Pci, prima, il Pds ed il Pd dopo, traeva la
sua principale base di consenso da un partito di insediamento sociale,
con una vasta serie di organizzazioni fiancheggiatrici (Cgil, Lega delle
Cooperative, Arci, ecc), una fitta presenza di organismi territoriali
ed il controllo di moltissimi enti locali- insomma la classica
fisionomia del partito di massa, parzialmente conservata anche nella
seconda repubblica-.

Il Pdc-Pd aveva già iniziato a scivolare verso il modello del “partito del leader”
all’americana (nonostante di leader ne triturasse uno ogni 4 anni in
media), ma con Renzi sta avendo una metamorfosi completa e radicale:
deperiscono gli organi periferici (circoli e federazioni), crollano gli
iscritti, si mollano gli ormeggi sindacali, il partito non ha più una
base sociale precisa, ma diventa un “partito prenditutto” il cui unico
magnete elettorale è l’ascendente del “capo”. Da questo punto di vista,
il Pd, ancor più di Fi o del M5s sta diventando “partito del capo” che
azzera ogni dissidenza interna e non ha neppure un vero e proprio gruppo
dirigente collettivo. E in questo partito gli iscritti conteranno
sempre meno perché i congressi –se pure se ne faranno ancora-  saranno
sempre più liturgie del karaoke, quello che conterà saranno le primarie
nelle quali voteranno sempre più elettori di centro e di destra.

La minoranza che sogna riscosse interne,
non ha capito che non sta più nel Pds e neppure nel Pd, ma nel prossimo
“Partito della Nazione” diverso per struttura interna, per funzione e
collocazione politica: questo sarà un partito di centro con decise
puntate a destra. Bersani, Speranza ecc. stanno a Renzi come Turati
stava a Mussolini: uomini del secolo precedente del tutto inadeguati di
fronte all’arroganza violenta del nuovo inquilino del potere.

Di fronte ad uno che risponde come Renzi
fa normalmente con la minoranza Pd, ci sono solo due cose possibili da
fare: o alzarsi e spaccargli fisicamente la faccia dicendogli “Ti ho spaccato la faccia”,
o  uscire e fare un partito che abbia come suo principale avversario
quello di Renzi. Nell’imbarazzo della scelta, si possono fare entrambe
le cose in successione. Il Pd sta diventando una cosa di mezzo fra un
partito all’americana ed il Pnf.

Poi ci sono le trasformazioni indotte dal collasso della televisione,
il media principe dell’ultimo mezzo secolo. Per sessanta anni la Tv
(soprattutto nei paesi in cui era pubblica) ha svolto una funzione
didattica, socializzando vaste masse alla poilitica ed alla cultura come
mai era accaduto prima. Se la società del Novecento è diventata una
società della cultura di massa e della partecipazione politica di massa
lo deve più di tutti alla televisione. Ma oggi la formula è stanca per
molti motivi: la comparsa della Tv commerciale ha creato un alternativa
al ribasso culturale ed il video comando ha indotto alla prativa dello
zapping, premessa inconscia della fine del palinsesto televisivo. Oggi
sopravvive ancora questo tipo di Tv, ma sempre più stancamente e
perdendo costantemente ascolti. E’ probabile che nel giro di pochi anni,
l’interazione fra Tv e computer produrrà l’abbandono del palinsesto: la
tv trasmetterà in diretta solo i notiziari ed eventi sportivi o
spettacoli, mentre, per il resto le televisioni si trasformeranno in
società produttrici di format televisivi a pagamento, che gli spettatori
sceglieranno da un menù per guardarli quando meglio gli parrà.

In fondo già un po’ accade con youtube.
Questo avrà una serie di ricadute non banali: spingerà le Tv ad
abbandonare sempre più l’impegno culturale e formativo a favore del
taglio commerciale, in secondo luogo, questo accentuerà la
diversificazione dell’offerta e, conseguentemente, le tendenze sloaniste
già presenti nella nostra società, si modificheranno anche i rapporti
pubblicitari fra ente produttore ed inserzionisti. Forse tutto questo
provocherà una ripresa degli ascolti televisivi. Nel frattempo, la Tv ha
perso molto terreno nei confronti del Web. La Tv è stata l’ultimo media
mono-direzionale, e, nella sua versione commerciale è stato il media
ideale del successo berlusconiano. Il Web è il primo media interattivo e
bidirezionale ed, in questo senso è terreno sfavorevole al Pd e
soprattutto a Fi, mentre ha propiziato il successo del M5s. Insomma, se
Berlusconi è in crisi, non è solo perché c’è stato il bunga bunga o
perché non riesce più ad incantare nessuno con le sue mirabolanti
promesse (ora ce n’è uno che le spara più grosse di lui), la ragione
strutturale è che il suo principale strumento di raccolta del consenso
si è logorato.

Poi ci sono i mutamenti indotti dalla situazione internazionale
che hanno il principale riflesso sul M5s e sulla Lega. E’ ovvio che sia
nato un robusto partito anti-euro, data la situazione economica del
paese, ed è altrettanto ovvio che a beneficiarne siano state le due
formazioni che occupano le posizioni estreme, M5s e Lega, ma nel caso
della Lega c’è qualcosa di più. Come si ricorderà, la Lega ha sempre
alternato posizioni dichiaratamente separatiste ed indipendentiste a
posizioni di federalismo regionalista spinto. Questo accadeva in un
contesto in cui la Germania era il magnete europeo con la sua politica
delle macro regioni trasnsfrontaliere (cosa non nuova, visto che ne
avevano già parlato Kjellèn ed Hausofer fra 80 e 90 anni fa), ma la
Germania attuale guarda sempre più ad est ed è assai meno interessata
all’Europa, se non come sua debitrice.

La Lega, scegliendo di
cavalcare l’opposizione anti-euro automaticamente si mette contro
Berlino e, perciò stesso, vede venir meno il suo sogno secessionista
mitteleuropeo.

Contemporaneamente è nato un altro
“sole” delle alpi, ma questa volta non verso le Orobie o le Dolomiti,
quanto fra le Marittime, le Cozie e le Graie: il Front National di
Marine Le Pen. E la Lega (che non a caso recupera molto delle formazioni
fasciste o para fasciste, da FdI a Casa Pound) si presenta come partito
nazionale, pronto a sbarcare nel centro sud agitando due vessilli: la
lotta all’euro e quella all’immigrazione. Ormai la Lega occupa lo spazio
che fu di An e, prima ancora, del Msi, ma con intenzioni egemoni anche
maggiori.

A sinistra le novità
sono meno accentuate: si parla sempre di questo partito che potrebbe
nascere dalla fusione fra una parte della minoranza Pd, Sel e un po’ di
fuoriusciti del M5s, però per ora la cosa stenta a prender corpo. Ma ne
riparleremo. Per ora mi pare che la panoramica sia già sufficientemente
completa per dire che anche la seconda repubblica sta crollando e si
intravede una terza repubblica di cui ancora non si scorgono nitidamente
i connotati, ma che, per ora, non promette molte cose positive.

 
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