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Grillo, Ingroia, Salvini: tre tweet e tre lettere per voi

Grillo, grazie per quanto hai fatto, ora il M5S vada con forze sue; Ingroia, segui Borsellino, non la sinistra; Salvini, rompi con B. o cadi. [Simone Santini]

Grillo, Ingroia, Salvini: tre tweet e tre lettere per voi
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30 Novembre 2014 - 22.34


ATF

di
Simone Santini
.

Cari
Grillo, Ingroia, Salvini, se avete tempo per leggere solo tre brevi messaggi
tweet, eccoveli qui:

1)
Caro #BeppeGrillo, grazie per tutto quello che hai fatto, ora il
MoVimento proceda con le sue forze;

2)
Caro #AntonioIngroia, il tuo riferimento sia #PaoloBorsellino, non la
“sinistra”;

3)
Caro #MatteoSalvini, rompi definitivamente con il centrodestra o
fallirai anche tu.

Se
gradite argomentazioni più articolate rispetto ai cinguettii di un
Renzi qualsiasi, eccovele, in tre brevi lettere aperte che vi scrivo alla buona
vecchia maniera:

1)
Caro Beppe Grillo
,

la
svolta di questi giorni, ovvero la creazione di uno staff politico
(o “struttura di rappresentanza”, come l’hai definito sul blog)
era una necessità non più rinviabile. Del resto nei mesi scorsi sia
tu che Casaleggio l’avevate evocata in diverse occasioni. Ben
fatto, dunque. Ora il dado è tratto però si tratta ancora di un
passo necessario ma non sufficiente.

Se
le parole hanno un senso, questa struttura di chi dovrebbe essere la
“rappresentanza”? Rappresentare te o il MoVimento? Spero
ardentemente che nella tua mente, e soprattutto nella mente dei
cinque nominati, valga la seconda ipotesi. Altrimenti non cambierebbe
nulla. Ma se lo staff politico rappresenta il MoVimento, allora sarà
necessario che in breve tempo lo stesso organismo si auto strutturi e
si definisca, trasformandosi da nominato in elettivo. Eletto
ovviamente da tutti gli attivisti del MoVimento e con tutte le
prerogative che lo stesso richiede per le cariche elettive.

Altro
nodo cruciale sarà la natura dello staff politico. Esso non dovrà
essere un organo direttivo classico come nei partiti politici, ma ben
altro. Suo compito principale non sarà quello di “decidere” ma
di facilitare e coordinare i processi decisionali collettivi
all’interno del MoVimento. Certo, nel caso di decisioni tattiche
rese urgenti dalla prassi politica, quindi con impossibilità o
difficoltà di consultazione della rete, tali decisioni potranno
essere prese anche autonomamente (e in questo senso solo se l’organo
fosse elettivo avrebbe una piena legittimità) ma i suoi obiettivi
fondamentali dovrebbero essere altri.

Facciamo
alcuni esempi per capirci. Le ultime decisioni strategiche sulla
direzione del MoVimento sono state semplicemente enunciate. Chi ha
scelto, e con quali criteri, quali dovessero essere i sette punti
programmatici della campagna elettorale per le europee? Chi ha
scelto, e con quali criteri, di indire la raccolta firme per il
referendum consultivo sull’euro? Al di là che il programma
elettorale o il referendum possano essere stati condivisi, a
posteriori, dalla maggioranza dei militanti, non dovrà più accadere
che tali decisioni di fondamentale importanza vengano calate
dall’alto. Altrimenti quale sarebbe la differenza tra un Grillo (o
uno staff che operasse allo stesso modo) e un Renzi, che almeno deve
far finta di confrontarsi con la direzione del PD? Ecco, lo staff
politico dovrà impostare il processo decisionale con un percorso
chiaro, trasparente, aperto, in cui la consultazione della rete sarà
solo l’ultimo tassello. Molto più importante che porre la domanda
è come la domanda viene posta e con che grado di
consapevolezza si è chiamati ad esprimersi. Solo una scelta
consapevole dà senso alla democrazia diretta, alla partecipazione
democratica.

Infine
la questione che i media semplificano con il termine “alleanze”.
Molti commentatori hanno visto nell’avvento dello staff politico
l’apertura di una nuova stagione, dialogante, del M5S. Sotto taluni
aspetti sarebbe un bene se fosse così, ma dobbiamo intenderci. Non
ho mai creduto al criterio dell’autosufficienza del MoVimento,
all’illusione della conquista solitaria del 51% (ammesso poi, come
ammoniva negli anni ’70 Enrico Berlinguer riferendosi al suo PCI,
che anche col 51% si possa cambiare davvero il paese). Nel recente
passato era ben arduo convincere di questo i militanti pentastellati,
sull’onda delle vittorie elettorali e del mantra “vinciamo noi”.
Ora si può cominciare a fare i conti con la realtà.

Realtà
che non significa, però, dialogare o fare patti o tanto meno
stringere alleanze coi partiti del sistema, siano essi il PD o Forza
Italia, e i loro rappresentanti. Confrontarsi con la realtà non
significa negare i presupposti e i valori per cui il MoVimento è
nato. Certo, si può trovare un accordo transitorio per eleggere un
Presidente della Repubblica più decente di un altro, non è questo
il punto. Fare i conti con la realtà significa a mio avviso
cominciare a individuare (e dialogare con) spezzoni di società
(anche organizzati in movimenti o partiti veri e propri) che benché
imperfetti ai nostri occhi (ma anche il MoVimento sarà imperfetto
agli occhi altrui) possano almeno potenzialmente rappresentare una
reale alternativa al sistema di potere ed al modello socio-economico
attualmente imperante.

2) Caro
Antonio Ingroia
,

posso
permettermi di essere totalmente sincero con te. Ti ho molto
apprezzato come magistrato e credo che i risultati processuali delle
tue inchieste, oltre che il tuo impegno civile quando ancora
indossavi la toga, siano stati di grande importanza per la crescita
morale della nostra Nazione. Allo stesso tempo ho avuto molti dubbi
sulla tua candidatura politica. Non mi è piaciuto il tuo confronto
con il processo costitutivo che si chiamò “Cambiare si può” né
la nascita di Rivoluzione Civile: un ibrido, fin dal nome, in cui la
presenza dei partiti tradizionali della sinistra, dietro la patina di
alcuni rappresentanti della società civile, ne vanificò il
potenziale di novità e reale cambiamento.

Ho
continuato a seguire, tuttavia, il tuo percorso politico che da
quella sconfitta elettorale è andato successivamente scrostandosi
del retaggio della politica tradizionale. Il tuo intervento
all’Assemblea nazionale di Alternativa (il laboratorio politico
fondato da Giulietto Chiesa) del giugno 2013 fu per noi partecipanti
molto importante. A noi tutti parve di vedere un Ingroia nuovo, più
determinato, con il progetto condiviso da Alternativa di costituire
una grande alleanza democratica e popolare. A tal scopo facesti
nascere Azione Civile ma il futuro era già delineato: più avanti
sarebbe dovuta nascere Rivoluzione Democratica.

Ora
credo che lo spazio politico per quel progetto si sia quasi
definitivamente consumato. La speranza tra i più fiduciosi che aveva
destato la lista L’Altra Europa con Tsipras sta partorendo ciò che
i meno fiduciosi avevano intravisto fin da subito: un agglomerato dei
partitini della sinistra istituzionale che avrà nel suo deprimente
orizzonte l’oscillazione tra l’opposizione al renzismo a livello
nazionale e la collaborazione col sistema di potere del
centrosinistra a livello locale (perfettamente interscambiabile con
quello del centrodestra, allo stesso modo irriformabile e
cancerogeno).

Tuttavia
non ti consiglio, caro Antonio, di seguire il percorso che ha deciso
Alternativa: lasciare per tempi migliori l’impegno più
marcatamente politico per dedicarsi al lavoro di lunga prospettiva,
culturale, di comunicazione e formazione. Piuttosto ti invito a
pensare al processo per una Rivoluzione Democratica sotto un’ottica
diversa.

Ritengo
fortemente che qualunque progetto politico di emancipazione dalla
dittatura del presente non abbia alcuna possibilità di successo in
Italia se non affermi radicalmente il principio della “legalità
democratica” largamente inteso. Ciò che significa: debellare le
mafie al sud come al nord; scoperchiare il verminaio del terzo e
quarto livello che fa di questo Stato, per usare una tua recente
espressione, uno “Stato criminale”; sconfiggere la corruzione
nella cosa pubblica; abbattere l’evasione fiscale.

La
tua grande esperienza e credibilità su queste tematiche non deve
essere messa a disposizione di una sola parte politica ma di tutte
quelle forze sane, da qualunque parte stiano, che volessero davvero
intraprendere un percorso rivoluzionario. Non ho bisogno di
ricordarti che il tuo maestro Paolo Borsellino avesse simpatie
politiche di destra, ma egli fu prima di tutto un autentico uomo
dello Stato nel senso più alto del termine, un servitore del popolo,
di tutto il popolo. Anche se non indossi più la toga, Antonio, sei
ancora un uomo del vero Stato, non rinchiuderti negli spazi della
sinistra ma poniti al servizio di un progetto il più largo
possibile.

3)
Caro Matteo Salvini
,

a
volte i percorsi politici compiono traiettorie imprevedibili. Non
avrei mai pensato di dirlo ma sei il politico che ho seguito con più
attenzione in questo ultimo periodo. Ho davvero apprezzato un paio di
posizioni che tu e il tuo movimento avete assunto. La prima,
pressoché solitaria per nettezza nel panorama asfittico italiano,
sul tema della pace in Europa, ovvero del colpo di stato in Ucraina,
della guerra civile e dell’ “aggressione occidentale” alla
Russia. La seconda è la raccolta firme per cancellare, tramite
referendum, la cosiddetta riforma Fornero. Su altre scelte
strategiche della Lega, invece, ho alcuni dubbi che ti sottopongo. I
temi sono l’uscita dall’euro e la rivoluzione fiscale (non
parlerò qui della questione immigrazione che ha sue specifiche
peculiarità).

Sull’euro
mi permetto di utilizzare un paio di metafore. Aggredire la questione
della sovranità monetaria partendo dall’uscita dall’euro è un
po’ come cercare di afferrare una vipera prendendola per la coda.
Oppure, detto in altri termini: un uomo (l’Italia) si trova alla
deriva su una nave (l’euro) in mezzo all’oceano (il sistema
finanziario globalizzato). La nave imbarca acqua pericolosamente, una
tempesta minacciosa si avvicina, l’uomo per salvarsi si butta in
mare ma si trova pur sempre in mezzo all’oceano e con tempeste
minacciose che incombono su di lui.

Insomma,
l’euro è una moneta sbagliata, certamente, ma è figlio di un
sistema finanziario che va ben oltre l’euro in sé. Il dibattito
politico dovrebbe dunque concentrarsi su come sfuggire/riformare tale
sistema finanziario. Più che la moneta è importante chi emette la
moneta. Affrontiamo dunque la questione di una banca centrale
pubblica nazionale e quali debbano essere i suoi rapporti con la BCE.
Da questo confronto discenderà quale tipo di moneta può essere la
più adatta alle nostre esigenze (una moneta nazionale? Una moneta
nazionale complementare all’euro? Due (o più) aree euro
distinte?). Inoltre non si può trattare utilmente la questione
monetaria se insieme ad essa non si affronta l’altro nodo
fondamentale, la matrice della gran parte dei problemi
economico-finanziari italiani, ovvero il debito pubblico: quanto di
esso è legittimo? Tale debito può essere almeno in parte ripudiato?
In che termini?

La
rivoluzione fiscale. La proposta della Lega è tranciante: aliquota
fissa uguale per tutti al 15%. Non so se tale proposta sia
finanziariamente sostenibile ed ho molti dubbi sulla sua eticità
(ritengo giusto il dettato costituzionale che parla di progressività)
però coglie un nesso fondamentale: la riduzione delle tasse non può
che nascere da uno storico patto fiscale tra istituzioni e popolo. La
riduzione delle tasse non può essere disgiunta da una rigorosa
equità contributiva e sociale, ovvero da una ampia “legalità
democratica” così come delineata precedentemente.

Così
impostate le problematiche, ti chiedo, caro Salvini, al di là della
ricerca elettoralistica del consenso, con chi ritieni di poter
affrontare queste battaglie epocali? Con il centrodestra? Vuoi fare
una rivoluzione di sistema con Berlusconi? Con i Gasparri e le
Santanché? Soprattutto con tutto il carrozzone delle cricche
affaristico-mafiose su cui quegli ambienti prosperano? Se ritieni
davvero di determinare una qualche sorta di egemonia culturale su
quell’area, ti faccio i migliori auguri. Ti auguro sinceramente di
non fare la fine di Bossi…


Comunque,
cari Grillo, Ingroia e Salvini, eccovi tutto in un unico tweet
:

#Grillo,
grazie per quanto fatto, ora #M5S vada con forze sue; #Ingroia,
segui Borsellino, non la sinistra; #Salvini, rompi con B. o cadi
.

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