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Poca voglia, ma insomma...

Elezioni amministrative 2016. Il commento di Gianfranco La Grassa.

Poca voglia, ma insomma...

Redazione

21 Giugno 2016 - 17.57


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di Gianfranco La Grassa

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E’ da circa 40 anni che non vado a votare, a parte un’eccezione per le europee del ’99. Non è quindi per me entusiasmante dover commentare (poco) queste elezioni comunali, che mi sembrano considerate da molti come una sorta di svolta. Dalla fine della seconda guerra mondiale si è vissuto un periodo relativamente pacifico e per qualche decennio con benessere crescente (qui da noi quanto meno); e sotto l’influenza della falsa e ipocrita democrazia importata dagli Usa. Ero già irridente e sprezzante all’epoca della prima Repubblica; adesso siamo semplicemente al ridicolo. Ieri sera ho assistito al solito “spettacolo” da Vespa (che è pur sempre il meno peggiore) e ho ascoltato le dichiarazioni dei nuovi sindaci delle maggiori città; e anche di due sconfitti, fra cui quello di Milano, il candidato berlusconiano per eccellenza (l’altro era l’imbronciato “fantasma” di nome Fassino). Una noia infinita, non sanno assolutamente dove stia di casa la politica; discorsi da famigliola piccolo-borghese, piena di buoni sentimenti con una recita pessima, senz’altro la peggiore cui abbia assistito.

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Comunque, per quello che possono avere significato queste elezioni, sono indubbiamente andate bene. Il Pd ha preso delle ottime botte; ed in particolare il governo. Fra l’altro, il risultato darà qualche risalto alla cosiddetta opposizione interna (dei vecchi “babbioni”, falliti già da decenni, incapaci anche come servi degli Stati Uniti), per cui il “bamboccione fiorentino” dovrà molto giocare con il suo cellulare, senza nemmeno avere a fianco Putin. Non si creda però alla fine della linea governativa, che ha preso deciso sopravvento nel 2011 con le decisioni di Napolitano e il complice cedimento del “nano” (mai smascherato da nessuno degli altri politicanti, avversari o alleati). Con Renzi o senza, la nostra servitù proseguirà fin quando ci si affiderà a questo squallido avanspettacolo “democratico”.

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Per fortuna, a Milano non ha prevalso il meschinello per cui aveva garantito il “nano malato”; e se era garantito da lui, figuriamoci che tempra deve avere costui. Il fallimento non è stato solo dei governativi e del “cavaliere”, ma pure degli alleati di quest’ultimo. In realtà, la Lega non è andata male a Bologna, malgrado tutti abbiano solo saputo constatare che avrebbe vinto di nuovo il “rosso”. Già fa ridere che si prenda il Pd come ancora comunista (qui si dimostra la stupidità sesquipedale dei suoi avversari); inoltre, la misera vittoria ottenuta mostra una città molto diversa da quella dei decenni passati. Tuttavia, a parte i limiti “piddini” nella “loro” Emilia, mi sembra evidente che la Lega non ce la fa proprio; e il suo massimo dirigente ha mostrato notevole inettitudine. Sta pagando la sua totale incapacità, doppiata dalla leader di FdI, di smascherare senza più esitazioni il ruolo badogliano svolto dal loro infido alleato, che a Roma gliel’aveva combinata proprio brutta. Sono pure loro dei poverelli senza spessore politico. Una miseria dietro l’altra.

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Resta il “trionfo” dei cinque stelle. Sentir parlare Di Maio è ascoltare uno che non ha proprio niente da dire. Lasciamo perdere i discorsi della Raggi (concediamole magari l’emozione) e dell’Appendino (appena un po’ più sensata). Non è tuttavia quello che conta; ho in realtà molti dubbi che rappresentino una concreta alternativa. Si sa già che per me – fin quando non si troverà qualcuno capace di una nuova politica estera, di autonomia effettiva e perfino di ostilità rispetto agli Usa – non vi sarà alcuna novità in Italia; nemmeno sul piano interno dove tutto andrà degradando come in questi ultimi anni. Non credo proprio che questo movimento cambierà qualcosa, nemmeno una virgola a mio avviso. Solo chiacchiere e incredibile richiamo alla finta moralità di Berlinguer (quello che spostò il Pci verso l’atlantismo); temo che ben presto i “grillini” mostreranno tutta la loro inutilità sostanziale. Se poi sbaglierò, ben felice; non dovremo aspettare moltissimo per saperlo. E mi auguro che si tratti solo di nullità e non invece di effettiva negatività, anche in tema di subordinazione alla potenza d’oltreatlantico.

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In ogni caso, per quel poco che poteva significare, diciamo che il voto non è stato negativo. Come ultima notazione, mi diverte segnalare il “grande successo” di De Magistris a Napoli; il 66% del 36% dei votanti. Questo della scarsa affluenza è l’unico vero bel segnale che ci arriva dalle elezioni. Al ballottaggio è chiaro che la bassa percentuale dipende pure dalla presenza di due schieramenti soltanto. Tuttavia, anche al primo turno l’astensione è stata notevole. Il fatto non è di semplice ed univoca interpretazione; però teniamolo presente. Il grave è l’assenza di una forza ben organizzata e decisa a farsi valere con i molti che non credono più all’utilità di andare in cabina. Speriamo arrivi infine chi ne saprà approfittare, impartendo una lezione esemplare e definitiva a tutte queste nullità che imperversano nel nostro paese; in particolare dopo la ben nota, e sporchissima, “mani pulite”. E’ augurabile che un giorno arrivi qualcuno in grado di tagliarle, queste mani.

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(21 giugno 2016)

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