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'Washington e Parigi rilanciano la propaganda contro il ''regime di Bashar'''

Gli USA volevano condannare 120 dirigenti siriani, tra cui Assad, per giustificare il suo rovesciamento e la guerra. Rimanevano però da inventare i crimini... [T. Meyssan]

'Washington e Parigi rilanciano la propaganda contro il ''regime di Bashar'''

Redazione

10 Ottobre 2016 - 21.57


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«Sotto
i nostri occhi» – Cronaca di politica internazionale n°203

di
Thierry Meyssan
.

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Analisi
del cambiamento d’ordine mondiale

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I
Tribunali di Norimberga e di Tokyo permisero agli Alleati di esporre i crimini
commessi dall”Asse durante la Seconda Guerra mondiale e di giustificare sia il
prezzo della loro vittoria sia il loro dominio mondiale. Su questo modello,
Washington pensava di poter tentare di condannare 120 dirigenti siriani, tra
cui il presidente Bashar al-Assad, al fine di giustificare la guerra e il
rovesciamento della Repubblica araba siriana. Rimanevano però da inventare i
loro crimini…

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DAMASCO (Siria) – Ad aprile 2012 — vale a dire dopo il ritiro
francese dalla guerra (che riprese a luglio) e prima dell”accordo di spartizione
russo-statunitense (del 30 giugno a Ginevra)
—
gli “Amici della Siria” avevano deciso di giudicare il presidente
Bashar al-Assad davanti a un tribunale internazionale. Si trattava di mettere
in scena a posteriori la Pax Americana,
dopo l”assassinio di Slobodan Milosevic nella sua prigione all”Aja,
l”impiccagione di Saddam Hussein e il linciaggio di Muammar Gheddafi.

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Per far questo, gli Stati Uniti avevano
creato un”associazione all”Aja, il
Syria
Justice and Accountability Center
(SJAC). Per due anni, gli
esperti legali accumularono testimonianze sulle “torture praticate dal
regime”.

L”ufficio del segretario di Stato per la
giustizia globale, allora guidato dall’ambasciatore Stephen Rapp, aveva sollecitato
l”Arabia Saudita, la Giordania, il Qatar e la Turchia affinché finanziassero un
“Tribunale speciale delle Nazioni Unite per la Siria” sul modello del
“Tribunale speciale delle Nazioni Unite per il Libano”. Ricordiamo
che quest”ultimo, contrariamente al suo nome, non è un tribunale nel senso vero
e proprio, poiché è stato creato da due dirigenti esecutivi, il segretario
generale delle Nazioni Unite e il primo ministro libanese, senza essere mai
stato approvato né dal Consiglio di sicurezza né dal Parlamento libanese.
Questo pseudo-tribunale avrebbe così potuto affrancarsi dalle regole del
Diritto e condannare il presidente siriano senza prove.

Il principio dei tribunali per il Libano e per
la Siria risale a Jeffrey Feltman, ex ambasciatore degli Stati Uniti a Beirut, poi
Sottosegretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente e attualmente
direttore degli Affari politici delle Nazioni Unite. Feltman aveva creato il
Tribunale per il Libano, avendo egli stesso organizzato l”assassinio di Rafik
Hariri, per giudicare e condannare i presidenti Emile Lahoud e Bashar al-Assad
che intendeva incolpare. Secondo un documento interno del suo ufficio che
abbiamo potuto consultare, la NATO aveva previsto, dopo il rovesciamento della
Repubblica araba siriana, di giudicare e condannare 120 dirigenti del paese, di
cui 80 figuravano già nelle liste delle persone soggette a sanzioni stabilite
dagli Stati Uniti e/o dall’Unione europea.

Il 20 Gennaio 2014, due giorni prima
dell”apertura dei negoziati di Ginevra 2, lo studio legale londinese Carter-Ruck
accusava la Siria di aver torturato e ucciso più di 11.000 dei suoi cittadini nel
corso della guerra. Ha poi pubblicato un rapporto di tre giuristi
internazionali che autentificava 55.000 fotografie scattate presumibilmente da
un fotografo militare che aveva disertato [1].

Benché due dei giuristi fossero già stati
ampiamente messi in causa per la loro parzialità in casi precedenti e il terzo avesse
ricevuto l’incarico dalla CIA per creare il
Syria Justice and Accountability Centre (SJAC), e nonostante le smentite dalla Siria, John Kerry non mancò
di citare questo documento in occasione dell”apertura della Conferenza di
Ginevra 2.

Il 31 luglio 2014, la Commissione esteri
della Camera dei Rappresentanti ebbe un’audizione con il fotografo siriano.
Quest”ultimo mostrò appena 10 foto sulle 55.000 della sua collezione, ma solo dopo
averle offuscate e rese non identificabili.

Ahimè! Il 22 settembre 2014, la Russia e la
Cina opposero il loro veto a un progetto di risoluzione francese che rinviava alla
Corte penale internazionale per i crimini commessi in Siria. Da parte sua, il
Dipartimento di Stato riteneva che il materiale accumulato, per quanto
estremamente voluminoso, non aveva più valore delle false testimonianze del
Tribunale per il Libano. Cessò dunque di sovvenzionare la preparazione della Norimberga
siriana.

Tuttavia, il segretariato di Stato ha
recentemente finanziato il
Center for
Victims of Torture
del Minnesota, non solo per tutte le sue
attività, ma anche per aiutare le “vittime del regime”, se ne trova,
ma non le 80.000 persone rapite dagli Stati Uniti e torturate dalla Navy a
Guantánamo e nelle navi-prigione in acque internazionali durante i due mandati
di George Bush.

Inoltre, il Dipartimento di Stato ha
sostenuto un’esposizione del Qatar alle Nazioni Unite dapprima a New York, poi al
Museo dell”Olocausto a Washington e, infine, la settimana scorsa, a Roma,
basata sulle fotografie dello studio legale Carter-Ruck [2].

Naturalmente, non si tratta di mostrare le
55.000 fotografie, ma sempre le stesse 10 foto offuscate, accompagnate da altre
relative alla guerra. Allo stesso tempo, il rappresentante di Israele Eliot
Engel (già autore del
Syrian
Accountability Act
) ha presentato il disegno di legge H.R. 5732
mirante ad aumentare le sanzioni contro la Siria.

Il 6 ottobre 2016, i Paesi Bassi (che sono
illegalmente schierati militarmente in Siria) hanno organizzato presso la loro
ambasciata a Washington un incontro per rilanciare il centro SJAC e finanziare
il progetto di un Tribunale per la Siria. La Germania, il Belgio, la Danimarca,
l’Italia, la Norvegia, il Regno Unito, la Svezia, la Svizzera e naturalmente gli
Stati Uniti hanno annunciato il versamento di un obolo. Questo progetto
dovrebbe costare solo pochi milioni di dollari all”anno.

Per Washington è ormai chiaro che la
Repubblica araba siriana non cadrà e che non sarà possibile giudicare e
condannare senza prove il presidente Bashar al-Assad. Questa messa in scena si
inscrive nel condizionamento degli occidentali, «difensori del Bene di fronte
ai crudeli siriani» [3].

La Francia, successivamente portavoce degli
interessi turchi, poi qatarioti, poi sauditi e oggi israeliani, non ci sente da
quest’orecchio. Spera quindi di giudicare i 120 dirigenti siriani (già
condannati sulla carta) davanti alla Corte penale internazionale… in
contumacia.

Il 10 ottobre, il ministro degli Esteri
francese, Jean-Marc Ayrault, ha annunciato di aver chiesto a un gruppo di giuristi
di trovare un modo per adire la CPI, nonostante l”opposizione prevedibile del
Consiglio di Sicurezza.

Sembra che Washington si
prepari ad accettare la fine del mondo unipolare. In questo caso, le accuse più
strampalate e più terrificanti contro la Siria serviranno a infangare
l”immagine del campo russo.


NOTE – Documenti:

[3] “The Caesar Photo
Fraud that Undermined Syrian Negotiations
”, Rick Sterling, March 2016.

Thierry Meyssan, 10 ottobre 2016

Traduzione a cura di
Matzu Yagi.

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