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Occorre giudicare Vladimir Putin?

I neocon tentano dal 2011 di arrestare, giudicare e condannare il presidente russo davanti a un tribunale internazionale. Il fedele Hollande scatta [T. Meyssan]

Occorre giudicare Vladimir Putin?

Redazione Modifica articolo

12 Ottobre 2016 - 20.41


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«Sotto
i nostri occhi» – Cronaca di politica internazionale n°204

di
Thierry Meyssan
.

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Analisi del cambiamento d”ordine
mondiale

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Nel
considerare Vladimir Putin quale responsabile della ripresa della Russia, i
neoconservatori statunitensi e israeliani tentano dal 2011 di arrestarlo,
giudicarlo e condannarlo davanti a un tribunale internazionale. Fedele
servitore della loro strategia, il presidente francese François Hollande ha
pubblicamente suggerito di renderlo responsabile dei crimini dei jihadisti in
Siria.

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DAMASCO (Siria) – Durante la seconda guerra
mondiale, il capo di Stato francese che aveva abolito la Repubblica, Philippe
Pétain, fece giudicare e condannare a morte il suo ex delfino diventato il capo
della Francia libera, Charles de Gaulle.

Seguendo questo modello, l”attuale
presidente della Repubblica francese, François, Hollande ha evocato la
possibilità di aprire un procedimento giudiziario internazionale per i crimini
di guerra commessi in Siria e di giudicare non solo il Presidente della
Repubblica araba siriana, Bashar al-Assad, ma anche quello della Federazione Russa,
Vladimir Putin [1]; propositi ripresi in
modo sfumato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

Queste dichiarazioni intervengono allorché
il Canada, gli Stati Uniti, la Francia, i Paesi Bassi e il Regno Unito sostengono
i jihadisti di Aleppo Est contro Hezbollah, l”Iran, la Russia e la Siria. [2]

La volontà di condannare Putin non giunge
nuova (ci fu già in successione per la seconda guerra di Cecenia, per l”Ucraina
e ora per la Siria). È un’idea ricorrente dei neoconservatori statunitensi e
israeliani. Durante la campagna elettorale presidenziale russa del 2012, gli
Stati Uniti avevano addirittura proposto al presidente Medvedev di aiutarlo a presentarsi
contro Vladimir Putin, di finanziare la sua campagna elettorale e di dargli un
pieno accesso ai circoli dei dirigenti del pianeta qualora avesse preso
l”impegno di consegnare loro Vladimir Putin. Cosa che evidentemente non ha
fatto.

Il 29 luglio 2015, i neoconservatori spinsero
al Consiglio di Sicurezza un testo di Victoria Nuland (la moglie del leader
repubblicano Robert Kagan, divenuta portavoce della Segretaria di Stato democratica
Hillary Clinton, oggi vicesegretaria di Stato per l”Europa e l”Eurasia) [3].

Proponeva la creazione di uno Tribunale
internazionale speciale per giudicare gli autori del disastro del volo MH17,
che fu abbattuto in Ucraina provocando 298 morti. Il testo rinviava a una
commissione internazionale d”inchiesta, di cui la Russia era ufficialmente un membro,
ma da cui gli altri membri l’avevano esclusa. Era pertanto possibile rendere la
Russia responsabile, nonché di giudicare e condannare Putin.

La Russia non solo ebbe gioco facile a
rilevare l”assurdità della creazione di un Tribunale internazionale per un
fatto specifico, ma anche l’indole ingannevole della procedura, e oppose il
veto. La stampa occidentale minimizzò l”evento.

Washington considera, a ragione, Vladimir
Putin come l”architetto della ricostruzione della Russia dopo la dissoluzione
dell”URSS e il saccheggio di Boris Eltsin (il cui governo era stato formato dalla
NED). Essa immagina, a torto in questo caso, che una volta eliminato dal gioco,
sarebbe possibile riabbassare la Russia al rango che occupava 20 anni fa.

Il presidente Hollande ha informato il suo
omologo russo sul fatto che non lo avrebbe accompagnato in occasione
dell”inaugurazione della nuova cattedrale ortodossa a Parigi, prevista il 19
ottobre, ma che si sarebbe accontentato di riceverlo all”Eliseo. L”incontro avrebbe
potuto quindi concentrarsi soltanto sulla situazione in Siria.

Il presidente Putin ha rinviato la sua
visita in Francia a data da destinarsi. Il suo portavoce ha detto che sarebbe
disposto a recarsi a Parigi, una volta che il suo omologo francese si fosse
sentito a suo agio. Una reazione che assomiglia a quella che si ha con un
bambino capriccioso.

L’attuale contenzioso tra Hollande e la
Federazione Russa verte sia sulla questione ucraina (il rifiuto del colpo di Stato
nazista di Kiev, l’annessione della Crimea e il sostegno alla Repubblica del
Donbass) sia sulla questione siriana (rifiuto del tentativo di colpo di Stato dei
jihadisti e sostegno alla Repubblica araba siriana). È improbabile che trovi
una via d”uscita da qui alla fine del mandato quinquennale di Hollande o del
suo successore, se si tratta di Juppé come suggeriscono i sondaggi. Questi due
uomini hanno infatti suggellato, con il sangue dei siriani, il loro futuro
personale con Washington.

Ufficialmente favorevole all”iniziativa
francese, il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, ha fatto appello ai
suoi connazionali affinché protestino davanti all”ambasciata russa a Londra; un
tipo di sostegno che sembra però prefigurare una ritirata del Regno Unito.

NOTE

[1] «François Hollande à propos de
Vladimir Poutine
», par François Hollande, Réseau Voltaire, 10 octobre 2016.

[2] «Chi vive e combatte ad Aleppo Est?», Rete Voltaire, 12 ottobre 2016.

[3] «Débat du Conseil de sécurité
sur le vol MH17 (véto russe)
», Réseau Voltaire, 29 juillet 2015.

Thierry Meyssan, 12 ottobre 2016

Traduzione a cura
di Matzu Yagi.

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