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I sorrisi della signora May

L’investitura di Donald Trump apre una nuova era nelle relazioni internazionali, ogni Stato tenta di riposizionarsi. Il regno Unito, per esempio... [Thierry Meyssan]

I sorrisi della signora May

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2 Febbraio 2017 - 18.48


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«Sotto i nostri
occhi» – Cronaca di politica internazionale n°221

di Thierry Meyssan.

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Mentre
l’investitura di Donald Trump apre una nuova era nelle relazioni
internazionali, ogni Stato tenta di riposizionarsi. Tuttavia, il governo
britannico, che si è visto imporre il Brexit dal referendum, cerca di
conciliare gli interessi della sua classe dirigente con quelli del suo popolo.
Per far questo, il primo ministro Theresa May esplora opzioni contrastanti.

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DAMASCO (Siria) – Niente risulta mai
semplice. Il cambio di amministrazione a Washington dovrebbe condurre allo
sradicamento dei Fratelli Musulmani e dell’insieme dei gruppi jihadisti che essi
hanno formato. Il nuovo presidente ha aspettato una settimana prima di
pubblicare un Memorandum su come combattere davvero Daesh. Tuttavia, gli alleati
degli Stati Uniti non intendono allinearsi così facilmente su questa inversione
a 180 gradi di una politica di cui hanno imparato a estrarre i dividendi.

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Il Regno Unito sta valutando varie
opzioni a sua disposizione con il Brexit: sia avvicinarsi alla potenza
economica emergente, la Cina, sia ripetere l”alleanza anglo-americana e formare
un direttorio mondiale con gli Stati Uniti. I problemi: i cinesi hanno una
pessima memoria della colonizzazione britannica e mostrano a Hong Kong che non
intendono proseguire l”accordo “un paese, due sistemi”, mentre gli
americani sperano di sostituire l’irraggiarsi di un’influenza commerciale al
loro imperialismo militare.

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Poiché Donald Trump al momento
declinava l”invito di Londra, la Prima ministra Theresa May si è precipitata oltreatlantico.
Nel corso di un discorso sorprendente davanti agli eletti repubblicani a
Philadelphia, ha ricordato la storia comune dei due Stati e l”influenza
internazionale del Commonwealth; per concludere che era pronta a riformare con
il presidente Trump la coppia Reagan-Thatcher che ha dominato il mondo
occidentale negli anni ”80.

Nell’incontrare il presidente Trump, la
Prima ministra è stata tutta un sorriso. Ha accolto con favore l”annuncio da
parte del suo ospite di un accordo commerciale bilaterale, il primo del suo
mandato. Tuttavia, esso potrà entrare in vigore solo dopo che il Regno Unito
fuoriesce dall”Unione Europea, ossia non prima di uno o due anni.

Non sentendosi certa di aver convinto,
la signora May ha continuato il suo viaggio in Turchia. Durante il suo incontro
con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha chiaramente annunciato uno sviluppo
del commercio bilaterale. Ma questo non era l”oggetto della sua visita. L’essenziale
della discussione si è concentrato su come Londra e Ankara potrebbero insieme
approfittare dell”Unione europea, dall”esterno.

Ma soprattutto, ha iniziato
congratulandosi con il dittatore per aver difeso con successo la democrazia in
occasione dell’infame colpo di Stato del 15 luglio; in realtà un tentativo di
assassinare il presidente Erdoğan sponsorizzato dalla CIA. Già all’epoca,
l”ambasciatore britannico era stato il primo a voltare gabbana e a celebrare la
vittoria dello “Stato di diritto”.

L”ultima idea del Foreign Office è di risolvere il conflitto di Cipro ottenendo
diritti economici speciali per la Turchia. Così, Ankara potrebbe godere del
mercato unico europeo senza aderire all”Unione. E permetterebbe a Londra di
usare questo privilegio per continuare a commerciare con l”Unione al di là del Brexit.
Un”idea certamente astuta, ma che non si nutre di buona fede né ispira la
fiducia che la stessa signora May pretende da Bruxelles per negoziare il
Brexit.

Theresa May è rimasta turbata dal
riavvicinamento russo-turco, nonostante l”antagonismo secolare tra le due
parti. Avendo capito che i negoziati di Astana non avevano lo scopo di
conciliare i punti di vista dei siriani, bensì di consentire alla Turchia di compiere
un primo passo verso Damasco, ha cercato di disturbare questa alleanza
nascente. A suo avviso, il problema non era tanto che Erdoğan si preparasse ad
abbracciare il presidente al-Assad, dopo averlo lungamente combattuto, ma che
lo facesse su impulso del grande rivale russo.

A proposito del teatro siriano, Londra
potrebbe aiutare a lottare contro i curdi, se Ankara le lasciasse il controllo
dei jihadisti; una proposizione totalmente contraddittoria con la proposta
fatta agli “Americani”. Indipendentemente da ciò, è un”abitudine
storica della “perfida Albione” tenere discorsi differenti a seconda
del suo interlocutore e vedere nel tempo quel che funziona o meno.

Traduzione a cura di Matzu Yagi.

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