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Laboratorio politico Alternativa
Una circolare dell”amministrazione penitenziale ha cancellato qualsiasi contributo o sgravio fiscale per le imprese o cooperative che impiegano detenuti.
ROMA, 7 LUGLIO 2011: Lo scorso 16 giugno il Dipartimento dell”amministrazione penitenziaria (Dap) ha inviato una nota alle cooperative sociali che impiegano detenuti ed ex detenuti comunicando per che i fondi della legge Smuraglia sarebbero terminati.
La legge Smuraglia prevede sgravi fiscali per le cooperative e le imprese che assumono persone detenute. Nel solo 2010, ad esempio, hanno trovato un regolare contratto di lavoro presso cooperative sociali 518 persone recluse, mentre 348 hanno lavorato presso aziende private.
Dal 1 luglio, in modo improvviso e unilaterale tutto questo non potrà più accadere, poiché è stato deciso di non concedere più tali agevolazioni. Questo significa che migliaia di persone detenute rimarranno senza lavoro e che le cooperative sociali che si sono fino ad ora occupate del loro reinserimento sociale andranno in crisi.
Una decisione, ci sembra, totalmente in linea e perfettamente coerente con il quadro di tagli che il Governo Berlusconi sta proponendo per rispettare il Patto di stabilità dell”Unione Europea e condiviso sostanzialmente anche dalla cosiddetta opposizione del Partito Democratico.
Il laboratorio politico Alternativa crede che questa scelta, come le altre che seguiranno, porteranno sempre più il peso di questa crisi sui lavoratori e sul ceto medio. Occorre dire con chiarezza che
noi «Non vogliamo pagare questo prezzo sociale perché non siamo noi, i lavoratori, ad avere provocato il disastro», dichiara Marino Badiale, segretario del Laboratorio politico Alternativa «Paghino i grandi banchieri e le classi politiche e dirigenti che hanno portato il paese e l”Europa nel baratro. Non paghiamo perché, in ogni caso,
pagare non serve per andare in un”altra direzione, cioè dove siano difesi gli interessi delle grandi masse popolari.»
Per queste ragioni Alternativa aderisce all”appello dell”Associazione Antigone perché questa decisione, dannosa e pericolosa, sia rivista immediatamente: «Basterebbe – sottolinea nell”appello Patrizio Gonnella, Presidente nazionale dell”Associazione Antigone – assegnare alle cooperative i soldi stanziati per la costruzione di metà di un nuovo padiglione penitenziale per garantire lavoro ai detenuti e più sicurezza, o reinvestire i circa 5 milioni di euro della Cassa delle ammende, destinati un anno fa alla realizzazione di un”agenzia per il reinserimento lavorativo dei detenuti gestita dalla Fondazione per il rinnovamento dello spirito.»
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