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'Letta e l''Europa, viva la mamma'

Ma questo inciucio vergognoso, avviato col patrocinio della Presidenza della Repubblica, non serve forse a costringerci nei parametri di un’Europa asservita alla finanza?

'Letta e l''Europa, viva la mamma'

Redazione Modifica articolo

12 Maggio 2013 - 23.53


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di Paolo Bartolini – Megachip.

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Leggo queste parole del presidente del Consiglio: «Penso che il novanta per cento del nostro lavoro e dell”efficacia del nostro lavoro, se ci riusciremo è legato alle scelte europee». E poi: «…o è l”Europa nel suo complesso che riesce a farsi accettare non come matrigna ma come madre affettuosa, che aiuta e riesce a mettere in campo iniziative concrete viste dai cittadini come un sostegno o viene a cadere tutto quello che abbiamo costruito in questi anni».

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Mi domando, dinnanzi a queste parole illuminanti del nipote di Gianni Letta, se basti oggi l’intuizione di Guy Debord – secondo cui «il vero è ormai diventato un momento del falso» (cito a memoria) – per comprendere il livello di ipocrisia a cui è giunta la classe dirigente del nostro Paese. In poche righe Letta ammette che il 90% delle politiche nazionali viene ormai decisa unilateralmente dall’Unione Europea e dalle sue istituzioni antidemocratiche (voi avete mai eletto qualcuno di questi signori che decidono della vita di milioni di europei?), e successivamente si raccomanda che l’UE sia mamma amorevole e nutrice fidata per tutti noi.

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Ma questo inciucio vergognoso tra PD e PDL, avviato con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, non serve forse a mantenerci con la forza dentro i parametri di un’Europa asservita alla finanza?

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Non si è salvato il soldato Berlusconi pur di garantire una fedeltà assoluta alla matrigna?

Bisognerebbe spiegare a lorsignori che non di una mamma abbiamo bisogno, perché non siamo più bambini, ma di una rappresentanza politica capace di dire la verità, o quantomeno di riconoscere la brutale realtà, che a mio avviso è la seguente: se non si modificano i trattati e non cambia la struttura dell’UE siamo destinati tutti all’impoverimento e alla disgregazione sociale. E non c’è mamma che tenga.

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