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M5S: perché Grillo cala (e a volte crolla)

Un calo fisiologico era naturale, ma in alcuni casi il Movimento 5 Stelle è passato dal 40% al 3%. In 3 mesi. Non bastano gli alibi. Perché questa slavina?

M5S: perché Grillo cala (e a volte crolla)

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13 Giugno 2013 - 21.42


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di Andrea Scanzi.

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Un calo fisiologico era naturale, ma in alcuni casi il Movimento 5 Stelle è passato dal 40% al 3%. In tre mesi. Distinguere amministrative da nazionali non basta come alibi. Perché questa slavina?

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Immobilismo.
Molti dei 9 milioni che hanno votato M5S a febbraio hanno avuto la
percezione, vera solo in parte, di un Movimento che in Parlamento ha
parlato solo di diaria e detto solo no. E il voto non va mai messo in
frigo, soprattutto se hai ottenuto il 25%.

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Stampa.
Il Movimento 5 Stelle è odiato da quasi tutti i media. Se i giornalisti
avessero cercato le pulci (vere e immaginarie) a Pd e Pdl come hanno
fatto e fanno al M5S, non vivremmo nel paese in cui viviamo. In Italia
sei un “giornalista libero” soltanto se voti Pd fingendo di criticarlo;
in tutti gli altri casi sei fazioso. Funziona così (prrrrrr).


Lombardismo.
La classe dirigente del M5S, soprattutto nei primi due mesi, è stata
quasi sempre imbarazzante. Soprattutto quella che andava in tivù.
Scegliere Crimi e Lombardi è stato un errore drammatico, dettato
peraltro dalla fretta (i capogruppo furono scelti nel famoso raduno in
hotel quando i parlamentari neanche si conoscevano tra loro e la
Lombardi venne eletta in quanto donna, per diversificarsi dopo
l’elezione di Crimi).

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Mastrangelismo.
Nel Movimento 5 Stelle c’è almeno un 15-20% di scilipotismo.
Probabilmente anche un 30%. I dissidenti sono ovunque, anche nel Pd (e
non tutti rimangono dentro a contar le stelle come Civati; c’è anche chi
finisce nel Gruppo Misto). Però fanno meno notizia. Il problema del
Movimento, comunque, non è che i Mastrangeli se ne vadano. Ma che siano
stati prima scelti (va be’) e poi eletti.


Cazzeggio.
Nei primi mesi, quando tutti lo cercavano, Grillo ha fatto vincere la
sua anima di guitto di talento. Un’anima che va benissimo sul palco ma
non quando milioni di italiani vorrebbero da te scelte concrete. Farsi
fotografare sulla spiaggia, tra maschere e inseguimenti sulla sabbia, ha
inizialmente alimentato il suo ego – e strappato qualche risata – ma lo
ha poi reso prossimo alla parabola del marziano a Roma. Per un po’
l’alieno fa notizia, ma dopo un po’ rompe gli zebedei pure lui. E
nessuno lo cerca (vota) più.

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Massimalismo.
Dire no al Pd era coerente, e il Pd non ha mai cercato veramente il M5S
(tranne qualche panda qua e là). Ma è stato detto male e comunicato
peggio. Fare il nome al secondo giro di consultazioni era decisivo,
quantomeno per non dare alibi al Pd. La cattiva stampa, che ha già
cancellato il caso-Quirinale, ha fatto il resto. Trasformando la
buffonata del “è tutta colpa di Grillo” in postulato assoluto.


Comunicazione.
Non andare in tivù è stato un errore, come lo è stato mandarci (troppo
spesso) attivisti caricaturali o parlamentari oltremodo manichei. I Di
Maio, Di Battista e i Morra esistono: perché castrarsi da soli? Nota a
margine: farsi gestire la comunicazione da Biondo o Martinelli è come
chiedere lezioni di calcio a Blissett. Datevi una svegliata, ragazzi. Ed
evitate buffonate tragicomiche come il Vergassola a cui viene “vietato”
di fare domande ironiche a Crimi con la scusa del “non personalizziamo
la politica, uno vale uno”: più farete così, più riuscirete a far
passare i Gasparri per democratici.

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Italianità. Quando
Grillo chiede agli italiani di non perdere il gusto per l’indignazione,
chiede a un pesce di rinunciare all’acqua. La maggioranza degli
italiani non si indigna. Mai: si sfoga, si incazza. E poi lascia che
tutto rimanga com’era. E’ un paese che ha creduto a Mussolini, a Craxi,
che continua a credere a Berlusconi: siamo geneticamente anomali da un
punto di vista politico. Accettiamo (accettano) cose e ingoiamo
(ingoiano) rospi allucinanti. Dei nove milioni o giù di lì che hanno
votato M5S a febbraio, molti lo hanno fatto come sfogo di pancia.
Sperando in una sorta di abracadabra immediato: “Adesso arriva Grillo in
Parlamento e gli fa un culo così”. Neanche lo conoscevano il programma.
Neanche gli interessava. E adesso tanti di loro non lo rivoteranno mai
più, adducendo motivazioni ora giuste e ora un po’ meno.

Grullate.
Grillo è un grande motivatore, ma anche uno straordinario demotivatore.
Alterna up e down micidiali. Durante lo Tsunami Tour avrebbe convinto
anche un sasso. Dopo la delusione-Rodotà è intriso di rabbia e
frustrazione (legittime, ma controproducenti). Molti post recenti erano
effettivamente discutibili, quando non tafazziani.

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Memoria.
In Italia non c’è memoria storica. Gli errori del Pd durante la
rielezione di Napolitano non li ricorda più nessuno. Sarebbe bastato
votare Rodotà per avere una storia diversa. Però, ormai, è sempre e solo
colpa di Grillo. E guai a chi non è d’accordo.

Utopia. il
più grande limite del M5S risiede nell’utopia (infantile) di credere
che milioni di italiani possano cambiare mentalmente. Follia pura. In
Italia non c’è mai stata una rivoluzione fisica, figuriamoci culturale.

Plebiscito.
A febbraio il M5S ha preso troppi voti. Questo ha provocato lo sbarco
in Parlamento di figuri improbabili, un aumento di responsabilità non
gestibili da “cittadini con l’elmetto” esordienti e un fuoco di fila
violentissimo della Casta. La quale, timorosa del cambiamento, ha
reagito con la più violenta (poiché apparentemente “quieta”) delle
restaurazioni. Decrescere era naturale (crollare, come a Siena o in
molte città siciliane, no). Fino a inizio 2012 il M5S era una forza da
3-4%, un anno dopo si è trovata al 25%. Un’accelerazione troppo
impetuosa, che ha portato con sé l’inesorabile riflusso.


Succursale.
Il Movimento è stato votato da molti italiani come una succursale della
sinistra. Come un Ingroia più forte o un Di Pietro più efficace. Chi lo
ha fatto, oggi, imputa a Grillo il ritorno di Berlusconi. E non lo
rivoterà neanche sotto tortura.


Astensionismo.
Il M5S è stata l’ultima diga contro astensionismo e deriva violenta.
Ora quella diga è in larga parte saltata. E’ una buona notizia? Per
Boccia, sì. Per l’Italia, non lo so.


Conclusione.
Da qui alle poco imminenti elezioni nazionali può ancora accadere di
tutto. Il M5S ha due strade. Continuare l’implosione. Oppure accettare
un ridimensionamento salvifico (un altro 25% non lo ribeccano neanche
nei sogni più hard); liberarsi di chi (eletti ed elettori) non c’entra
nulla; imparare dai propri sbagli; continuare a fare (unici o quasi)
opposizione autentica; e costituire un’alternativa credibile
all’inciucismo permanente. Sentinelle vigili, e costruttive, di un
potere incancrenito. A voi la scelta.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/13/m5s-perche-grillo-cala-e-a-volte-crolla/625287/.

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