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Ilan Pappè, la libertà e le pressioni di quelli più sionisti di Netanyahu

Per lo storico israeliano Ilan Pappè parlare liberamente, anche in Italia, è sempre un percorso a ostacoli. Eventi annullati, pressioni, tabù presidiati manu militari.

Ilan Pappè, la libertà e le pressioni di quelli più sionisti di Netanyahu

Redazione Modifica articolo

18 Febbraio 2015 - 12.45


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di Fiorangela S.
Altamura
.

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Per lo storico israeliano Ilan Pappè parlare liberamente, anche in Italia, è sempre un percorso
a ostacoli. L”annullamento improvviso dell”evento che lo vedeva ospite, deciso
dall”università Roma Tre e dall”Istituto di Studi francesi, si inserisce
all”interno di un contesto che impedisce sistematicamente un normale confronto
sulla questione israeliano-palestinese.

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Eppure si può avere la schiena dritta. È del 16
febbraio la notizia che la Southampton University (in Regno Unito) respinge le
richieste di annullare il convegno su “Diritto internazionale e Stato di
Israele”, formulate da alcuni notabili della locale comunità ebraica («l”evento
avrebbe impatto negativo sulla coesione, sarebbe squilibrato», dicevano).

Nei media italiani l”argomento è praticamente off limits. Nella televisione pubblica,
da molti anni, il punto di vista dell’oppressore dilaga, mentre non c”è spazio
per l”oppresso; i quotidiani non ospitano articoli sulla problematica (tranne “il manifesto”); nei talk show
compaiono frequentemente soggetti di chiara ispirazione sionista.

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Le influenze istituzionali sioniste in Italia sono
frequenti, così come pure le violenze di gruppi filo-israeliani che scatenano
la loro ira soprattutto nella Capitale, con un modo militare di occupare lo
spazio del discorso pubblico, scandito da pressioni e dichiarazioni – che
suonano come veri e propri “ordini” – quando non da atti di violenza.

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Nel luglio del 2013 una delegazione di parlamentari
del M5S, accompagnata dalla pacifista ed ex vicepresidente del Parlamento
europeo Luisa Morgantini, al rientro dal viaggio conoscitivo in Cisgiordania,
ricevette una lettera dall”ambasciatore di Israele Naor Gilon che attaccava le
scelte dei parlamentari e diffamava la signora Morgantini. Nella lettera veniva
detto che bisognava «evitare di fiancheggiare esponenti estremisti, aventi come
obiettivo quello di infiammare l’odio e la violenza». Il Ministero degli Esteri
non replicò a questa pesante interferenza.

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I palestinesi subiscono persecuzioni non solo nella
loro terra. L”obiettivo è quello di togliere dignità e memoria ai palestinesi
anche fuori dalla Palestina, con aggressioni razziste verso i palestinesi e gli
attivisti che denunciano la pulizia etnica. Infatti, in particolare in alcune
zone della Capitale, è molto rischioso circolare con simboli palestinesi, com”è
accaduto nell”estate del 2014 a un ragazzo picchiato in piazza Venezia perché
girava con una kefiah, in una serata in cui gli squadristi filoisraeliani hanno
aggredito brutalmente anche sei attivisti filo-palestinesi.


Già in occasione del corteo del 25 aprile 2014, in
piena festa della Liberazione, lo squadrismo sionista si era mostrato impunito.
Diversi attivisti della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
furono picchiati e isolati e fu persino loro impedito di partecipare al corteo.


È ormai da tempo che si assecondano gli atti di una
parte delle comunità ebraiche in Italia, un”ala che ritiene semplicemente che
la questione della Palestina sia un tabù e che non si possano sostenere i
diritti dei palestinesi in nessuna sede. Questa parte del mondo ebraico combatte
con veemenza in primo luogo le posizioni di quegli esponenti dell”ebraismo
italiano e internazionale che invece affermano i diritti inalienabili del
popolo palestinese.

La censura preventiva a Pappé rientra in questo
contesto, ma stupisce particolarmente per due motivi: perché è avvenuta nei
confronti di un grande studioso, le cui posizioni sono molto seguite nel
dibattito scientifico e politico a livello mondiale, e perché ha colpito un
incontro che avrebbe dovuto tenersi all”Università, cioè il luogo del libero
pensiero e del confronto per antonomasia.


Dopo il diniego improvviso del Rettore dell”università
romana gli organizzatori sono riusciti a trovare un altro locale. La grande
partecipazione nella sala gremita, il 16 febbraio, ha rappresentato un”importante
risposta a chi aveva cercato di impedire un dibattito democratico. Ma il luogo
scelto è stato presidiato da agenti di polizia e blindati. In sala
era presente (da
spettatore) il parlamentare cinquestelle Manlio di Stefano, della commissione esteri
della Camera dei deputati.

Moni Ovadia, ebreo agnostico, scrittore, attore e
attivista, parte attiva all”evento, ha proposto di inviare una lettera di
denuncia dell”accaduto al Presidente della Repubblica, corredata di petizione.


Pappè ha dunque proposto i suoi temi scomodi. Ha innanzitutto
sottolineato la necessità di distinguere dal colonialismo il concetto di insediamento
coloniale (settler-colonialism) che
si ha quando si colonizza un altro paese e «ci si reinventa come abitanti del
paese che è stato colonizzato».

Solo guardando alle cose con questa visione si può
discutere correttamente del sionismo. L”insediamento coloniale è oggi la
mentalità/ideologia di Stato che vige in Israele, ma la politica elude e
rimuove questa realtà.


Anche nei cosiddetti “Processi di pace” – secondo Pappè
– non si fanno i conti con la natura coloniale di Israele e questo
“vizio” li condanna a non trovare alcuna soluzione. Negli
interminabili negoziati si considerano eventualmente due Stati cui attribuire
territori e per questo si continua a discutere in termini di
“concessione” ai palestinesi.

«Quella dei due popoli per due Stati appare così una
prospettiva percorribile anche per i politici della Cisgiordania, in quanto
soluzione “comoda”», mentre a Gaza si è concordi nel proseguire con
la resistenza, anche armata.


Infine Pappè ha posto l’attenzione su tre punti:

РLa questione ̬ da porsi sui diritti civili e
umanitari dei palestinesi anziché sui diritti nazionali e religiosi;

– occorre ragionare sul futuro dei coloni israeliani;
la lotta dei palestinesi non ha niente a che fare con la religione ma è una
lotta anticolonialista;

Рtema importantissimo ̬ infine il dibattito
accademico, che non deve aver paura di parlare di sionismo né della pulizia
etnica del 1948, perché una discussione vera su questi temi consentirebbe anche
ai giornalisti e ai media di poter scrivere sulla materia con meno
condizionamenti.


Una
parte degli interventi in sala sottolineava che porre l”accento sulla
dimensione umanitaria rischiava di spostare l”attenzione rispetto alla questione
politica della liberazione nazionale, tanto che a qualcuno restava il dubbio: quando
Pappé parla di stato unico in cui vivano con pieni diritti cittadini di diverse
origini e religioni, fa un ritratto della Palestina libera o di un ‘Israele 2.0’
più grande e inclusivo? La risposta rimanda al futuro.

VIDEO A CURA DI CONTROPIANO.ORG:

Intervento di Ilan Pappè

Europa e Medio Oriente oltre gli
identitarismi,

Roma 16 febbraio 2015

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