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'Con la scusa dell''ISIS hanno istituito la legge marziale'

'Il decreto ''antiterrorismo'' approvato in Commissione alla Camera è un gigantesco passo avanti verso il controllo totale sulle comunicazioni di qualunque cittadino.'

'Con la scusa dell''ISIS hanno istituito la legge marziale'
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26 Marzo 2015 - 18.37


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da Contropiano.org.

Con la scusa dell”Isis viene formalizzato uno Stato di polizia
integrale
. Il decreto “antiterrorismo” approvato in Commissione, alla
Camera, costituisce un gigantesco passo avanti verso il controllo totale
sulle comunicazioni di qualunque cittadino di questo paese (ma anche di
altri, visto che la Rete e i social network sono uno degli obiettivi
principali del testo). “Preventivamente”, ossia in assenza di qualunque
reato o sospetto giustificato da indizi.


La polizia sarà infatti autorizzata utilizzare programmi (“trojan”)
per acquisire “da remoto” le comunicazioni e i dati presenti in un
sistema informatico e viene anche autorizzata l”intercettazione
preventiva sulle reti informatiche. Di fatto, si potrà impossessare del
computer o dello smartphone che usiamo, da casa o dal lavoro, e fare
quello che vuole; anche depositarvi “prove false”, in assoluta assenza
di qualsiasi controllo terzo e, ovviamente, in barba qualunque diritto
di difesa. Sembra quasi che questo decreto intervenga a inquadrare
legislativamente pratiche già in atto. Anche questa non è una novità. Ma
la ripetizione è un”aggravante, non un”attenuante.


La cosa stupefacente, ma non troppo, è che quasi nessun parlamentare
abbia osato eccepire alcunché a un”invasione di questa portata nella
vita di ognuno. E” insomma evidente che su questa materia non ci si
fanno più troppe domande: ci sono i jihadisti tagliagole alle nostre
porte, che volete che sia un po” di privacy in meno?


Il problema, appunto, non è un po” di privacy in meno – ormai quasi
tutti postano di tutto su Facebook e altrove, in forma accessibile a
chiunque – ma il dominio assoluto del potere poliziesco sui singoli e
sui gruppi. Non è una convinzione soltanto nostra, “veterocomunisti che
vedono spie dappertutto”, ma addirittura di un ex generale della Guardia
di Finanza specializzzato, appunto, nelle indagini informatiche.
L”intervista, realizzata da Il Fatto Quotidiano – è riportata in fondo a questo articolo.


Dov”è il salto di qualità? Non solo nel “controllo totale” delle
nostre comunicazioni (pratica fin qui illegale, ma che sappiamo essere
comune per gli investigatori di questo paese come per i servizi Usa (se
lo “scandalo Datagate” vi ha insegnato qualcosa). Ma nel fatto che,
impossessandosi via software dei nostri strumenti di comunicazione,
diventa possibile “agire al nostro posto”. E quindi addebitarci
qualsiasi infamia convenga al potere.


Troppo sostettosi? Beh, non dite che non avete mai sentito di
poliziotti/carabinieri che infilano buste di droga nelle tasche di
qualcuno che vogliono arrestare… E, per restare alla cronaca di queste
ore, immaginatevi cosa potrebbero fare due “agenti delle forze
dell”ordine” come i due carabinieri arrestati in Campania per una rapina
al supermercato.


Ma lasciamo anche perdere il caso delle “rare mele marce” presenti in
ogni corpo repressivo. Concentriamoci invece sul tipo di rapporto che
in questo modo si stabilisce tra “potere” e singolo cittadino. Il primo
può qualsiasi cosa, il secondo nulla, neanche difendersi.


Rapporto tanto più “inquietante” se si pensa che questo Parlamento è
costituito interamente di individui “nominati” dai capi di partito (meno
i Pentastellati che si sono affidati a comunque incerte primarie
telematiche); che l”attuale governo è il terzo consecutivo non votato da
nessuno ed obbediente a trattati e vincoli sovranazionali mai
sottoposti all”approvazione popolare; che il premier non è neanche
parlamentare, “lo abbiamo messo lì noi” (disse Marchionne, senza mai
smentire), e qundi risulta quanto meno in deficit di legittimità
democratica “preventiva” (è proprio il caso di dire).


Secondo il decreto, inoltre, il Pm potrà conservare i dati di
traffico raccolti in questo modo fino a 24 mesi. I providers su Internet
saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti legati ai reati di
terrorismo, pubblicati dagli utenti. L”uso del Web e di strumenti
informatici per perpetrare reati di terrorismo (arruolamento di foreign
fighters, propaganda, ecc) diventa un”aggravante che comporta l”obbligo
di arresto in flagranza.


Messa così, ben pochi hanno qualcosa da eccepire. Ma chi decide cosa è “terrorismo” e cosa no?
Se dobbiamo dar retta alla procura di Torino, per esempio, qualsiasi
atto di resistenza o sabotaggio ai lavori del Tav in Val Susa sono
qualificabili come tali (non però secondo i giudici di primo grado,
sempre di Torino, che non hanno riconosciuto tale aggravante per i
quattro ragazzi condannati per danneggiamento di un generatore).
Ricordiamo – banalmente – che non esiste nessuna definizione condivisa a
livello internazionale. L”Onu non ha mai trovato una maggioranza
sufficiente ad approvare una formulazione inequivoca.


Così siamo nella situazione, assolutamente extra legem, per
cui ogni Stato – o meglio: ogni governo di qualsiasi Stato – considera
“terrorismo” quanti gli si oppongono (in forme non necessariamente
armate, come si visto sopra), e magari riconosce come “freedom fighters”
i combattenti che prendono di mira uno Stato considerato “nemico”.


Non è una novità, il mondo è stato sempre pieno di questo tipo di conflitti e anche delle retoriche conseguenti.


Ma, ripetiamo, nessuno aveva mai provato a legalizzare
l”espropriazione dei mezzi di comunicazione dei cittadini per operarvi
in loro vece. E successivamente incriminarli per quello che nessuno più
può dimostrare di “non aver fatto” (che sarebbe comunque già un
rovesciamento dell””onere della prova” dall”accusa alla difesa).


Neanche il fascismo.


*****


Ultim”ora. Forse preoccupato da alcune
reazioni interne (dalle parti dell”Nce e di Forza Italia, ma anche
dentro il Pd, ci dovrebbe essere qualche preoccupazione per
l””eccessivo” potere concesso in questo decreto agli “investigatori”)
Matteo Renzi sembra aver deciso di stralciare la parte “Intercettazione
via trojan dei computer” per rielaborarla in modo più attento.


Il premier di Pontassieve ha chiesto ed ottenuto lo stralcio dal
testo di quel del passaggio. “Un tema delicato e importante”, spiegano
fonti di governo fin qui non attente all”importanza e alla delicatezza,
che “verrà affrontato in maniera più complessiva nel provvedimento sulle
intercettazioni già in esame in Commissione”.


E son belle gatte da pelare, quelle per cui vorresti dare tutto il
potere a giudici e poliziotti per apparire “duro”, ma qualcuno deve
strattonarti per la giacchetta ricordandoti che “così ci arrestano
tutti”…


*****

L’ex Generale GdF Umberto Rapetto: Hanno istituito la legge marziale


di Pa. Za. – Il Fatto Quotidiano.


Io sono sbigottito. Non ce l’hanno detto e hanno istituito il regime
marziale?”. Umberto Rapetto – già generale della Guardia di Finanza,
“colpevole” di aver indagato troppo sulle slot machine, soprannominato
“lo sceriffo del web” – scorre il testo del dl antiterrorismo con gli
occhi fuori dalle orbite.


Cosa la sconvolge di più?


Intanto, solo il fatto che si ponga l’attenzione su semplici
sospettati di qualunque reato, non indagati, fa già venire meno le basi
del diritto. E poi si autorizzano le perquisizioni senza alcun
controllo.


Parla dell’accesso remoto ai computer?


Vorrebbero guardare nei computer attraverso dei grimaldelli come
trojan: fa rabbrividire. Cioè, quello stesso Stato che manda a morire i
processi, tira fuori le unghie con chi non potrà nemmeno dire “quella
roba non era sul mio computer”.


Sta dicendo che non si potrà avere nessuna certezza sulla paternità dei dati estrapolati?


Dico che durante una perquisizione tradizionale io, o il mio legale,
ho la possibilità di assistere e dunque non potrò mai negare l’evidenza
delle prove raccolte. Qui invece, se l’accesso avviene da remoto senza
alcun controllo, viene meno addirittura la certezza che quei documenti
fossero realmente lì. Salta il diritto alla difesa.

E poi chi l’ha detto
che un dato, fuori da un determinato contesto, possa avere una
rilevanza diversa? Facciamo un esempio. Io l’altro giorno ho visto on
line i video di propaganda dell’Isis. Ho consultato quel materiale
perché dovevo fare un’intervista, ma non sono né un loro fan né un
istigatore. I comportamenti possono essere dettati da curiosità, diritto
di cronaca e mille altre ragioni. Che il decreto non contempla. Ce lo
dicano: o riconosciamo lo stato di guerra e allora le leggi marziali
prevalgono sul diritto vigente, oppure non si può istituire una
opportunità investigativa senza garanzie contro gli abusi. Il momento è
delicato, ma servono regole che vadano al di là delle suggestioni
emotive. Ci vogliono modalità di attuazione stringenti, oltre alla
garanzia che il materiale sequestrato sia usato solo per quelle
finalità. Non vorrei che finissero per vedere anche se sono vegetariano,
quale collega odio e che squadra tifo.

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