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I diritti civili? E' la politica di Hollywood

Le battaglie per i diritti “civili”, anche molto importanti, sono una prerogativa della società borghese, come ci ha insegnato ampiamente tutta la storia degli ultimi due/tre secoli. [Sandro Vero]

I diritti civili? E' la politica di Hollywood

Redazione

23 Febbraio 2016 - 07.25


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di Sandro Vero

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Diciamolo ancora una volta: le battaglie per i diritti “civili” sono una prerogativa della società borghese, come ci ha insegnato ampiamente tutta la storia degli ultimi due/tre secoli. Ciò ovviamente non vuol dire che tali diritti siano poco importanti, tutt’altro. Ciò vuol dire intanto e soprattutto che le battaglie per l’affermazione dei diritti civili trovano il loro fondamento etico, politico, culturale, all’interno di una visione del mondo eminentemente borghese.

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Quando i diritti civili riescono ad avere una funzione “divisiva” (come usa dire oggi…) il loro compito è palese: affermare il principio dell’uguaglianza lasciando intatti i rapporti di potere. Se non che, tali diritti niente avendo a che fare con la medesima struttura di potere di una società, tale uguaglianza finisce inevitabilmente per essere l””uguaglianza” fra poveri. Ben altra sorte hanno, in una società in cui i poveri sono tutti uguali (uomini e donne, etero e omosessuali, bianchi e neri, ecc.), i diritti sociali.

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Pensiamo – così tanto per dire – alla guerra civile americana, che fu un’enorme “battaglia per i diritti civili”: sappiamo bene da dove nacque e dove portò. Oppure, pensiamo all’enorme forza disgregante che ebbe, all’interno della sinistra a sinistra del PCI, negli anni fra il 75 e il 77, la questione del femminismo.

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Mentre i poveri (soprattutto i poveri!) sono impegnati nella lotta per i diritti civili, il potere (dobbiamo ancora dire quale?) continua il suo incessante lavoro di spoliazione dei diritti sociali. Che sono quelli che importano veramente ai signori del capitale, della finanza, delle banche e a i loro tirapiedi politici!

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Un esempio sarà illuminante: la filmografia hollywoodiana degli ultimi anni è ricca di opere impegnate sul versante “civile”, basti pensare all’enorme quantità di oscar attribuiti a 12 anni schiavo, del (non a caso) britannico Steve Mc Queen, o alla risonanza di Selma o di Butler, che al costo di una lacrima regalano una rapida escursione nel registro dell’arte militante.

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Cosa ne è dei temi della crisi finanziaria e della finestra che la crisi ha spalancato sui meccanismi abnormi della finanza? O dei temi dell’ingranaggio formidabile che fa interagire politica e gruppi di potere nel sistema elettorale americano? Pochi esempi, qua e là, nessuno clamoroso, nessuno super celebrato!

In realtà l’esempio vale proprio per ciò che dice: Hollywood è la matrice di tutto ciò che oggi, in occidente, significa “battaglia per i diritti civili”. La Hollywood liberal (in un’accezione del termine che è ovviamente diversa rispetto a quella europea) da tempo ha il compito di cucinare a fuoco lento i rari germogli di coscienza critica e di classe della società americana (prima) e occidentale (sempre di più).

Il piatto servito è succulento: peccato che sa di sintetico, privo com’è di ogni elemento critico sulle questioni scottanti della disuguaglianza sociale. Un nero, in America, rimane povero. Anche se Obama è presidente.

L”articolo è uscito il 18 febbraio 2016 su [url”Sicilia journal”]http://www.siciliajournal.it/[/url].

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