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Anima e corpo - Le emozioni non sono per tutti

Occorre dunque riconoscere che noi stessi siamo esseri multi dimensionali. Ma come fare? [Michela Sale Musio]

Anima e corpo - Le emozioni non sono per tutti

Redazione

24 Febbraio 2016 - 22.07


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di Michela Sale Musio.

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L”insegnante di religione aveva ragione:

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Il corpo è la casa dell’anima.

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Peccato che quella suora piccolina, che non amava rispondere alle domande, non avesse idea di quel che diceva e che non sia mai riuscita a spiegarlo bene a noi bambini.

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Molte altre suore e sante e mistici di varia natura, religione o corrente, avevano ben chiara l’origine di questo concetto, infatti è vero che nella trascendenza e nell’estasi, il nostro corpo è decisamente coinvolto, contrariamente al comune pensiero.

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È coinvolto proprio come lo è in un orgasmo.

Non voglio essere indiscreta, ma vi è mai capitato di provare quella bizzarra sensazione di trascendenza estatica dopo un eccezionale orgasmo? Ecco, che ciò avvenga proprio dopo un intenso coinvolgimento fisico, non è affatto un caso.

Il perché questo accada, lo raccontano bene le neuroscienze e per scoprirlo meglio vi rimando all’autrice Erica Poli, che dibatte da tempo sull’argomento e lo fa con un ampia gamma di teorie, studi, riferimenti e ricerche validate, in maniera sagace e interessante.

Fatto sta, che il nostro corpo – il nostro cervello, e le nostre emozioni, hanno delle correlazioni decisamente importanti e non possono prescindere l’uno dalle altre.

Per sviluppare un buon dinamismo con la propria multi-dimensionalità occorre allora (come ribadisco spesso) conoscere bene la propria personale situazione multidimensionale, sia essa fisica che emotiva.

Occorre insomma riconoscere che noi stessi siamo esseri multi dimensionali. Ma come fare? Nell’articolo “Spiritualità e stronzaggine” ho accennato su come fare a percepire la multidimensionalità emotiva che ci appartiene. Ma ritengo che un percorso importante, da affiancare alle percezioni emotive, allo studio e alla ricerca delle proprie personalità,

sia quello di ascoltare, conoscere, riconoscere ed imparare a comunicare col nostro corpo.

L’ascolto del nostro corpo, è utile non solo per ricavare informazioni importanti sul nostro stato di salute, ma per metterci nella condizione di provvedere al nostro benessere fisico e spirituale, in totale autonomia.

Quando ebbi modo di osservare i miei cari morire, e di passare del tempo con i loro corpi senz’anima, mi balenò immediatamente l’idea del “guscio”: ho da subito pensato e percepito che il corpo, privato dell’anima, fosse un bel guscio vuoto, in effetti è così, ma c’è da fare una importante specifica, per comprendere che il corpo solo dopo la morte diventa un guscio vuoto.

Perché in presenza dell’anima, (o della coscienza, intelletto, mente, che dir si voglia) il corpo è una vera e propria astronave, è la nostra astronave personale, che ci consente di fare cose prodigiose.

Basta conoscerla e imparare ad usarla.

Proprio come vogliono i corposi programmi di addestramento per gli astronauti!

È necessario, anzitutto, sapere che le emozioni sono un fatto fisico (e non siamo davvero abituati a pensare a questa forte correlazione, tra uno stato dell’anima, o mentale,

e la nostra fisicità), vale a dire che le emozioni, non si possono dire puramente “emotive”, non riguardano qualcosa di inafferrabile, ma si diramano nelle nostre molecole e si esprimono attraverso gli organi e le cellule di cui siamo fatti. (Vi rimando al libro Molecole d’Emozioni – Le emozioni come informazione per risolvere la dualità Mente-Corpo, di Candance Pert).

Ogni emozione insomma, ha una correlazione fisica e sarebbe arrivato il momento di cominciare a prenderci cura con attenzione e passione, sia delle nostre emozioni, che del nostro corpo, vedendoli come un continuum imprescindibile.

Cosa succederebbe se improvvisamente l’anamnesi del malato includesse anche il suo stato emotivo o la situazione emotiva correlata al disturbo fisico? Oggi chi si occupa di questo esiste, sono tutti coloro che trattano la medicina integrata. Ma nella globalità del pensiero medico, soprattutto nel nostro paese, in cui siamo succubi di una certa arretratezza, non è previsto che il vostro medico si ponga minimamente il problema di non scindere la mente dal corpo e viceversa.

Avere un buon rapporto con quel guscio che ci contiene e che ci aiuta ad “essere”,  ci permette di arrivare in maniera molto più immediata ad uno stato di benessere globale.

Avere cura del nostro corpo ed imparare ad ascoltarlo, a comunicare con esso ed a conoscerlo bene, ci aiuta ad avvicinarci sempre più e sempre meglio alla nostra spiritualità.

Ci aiuta a raggiungere con efficacia un grande panorama di possibilità, una ricchezza dell’essere più diretta ed immediata.

Ci rende ricchi per davvero.

“Per le medicine antiche il sintomo è una metafora, e oggi possiamo validare ciò anche grazie alle scienze, che mostrano il collegamento fra la salute e gli stati emozionali”.

Se solo l”avessimo capito da bambini, oggi non saremmo ad esempio, una generazione di intolleranti, allergici, celiaci, spasmodici lettori delle etichette dei prodotti, costretti a rompere le scatole agli amici quando ci invitano a cena e a spendere ore al supermercato per sapere se quegli ingredienti vanno bene per noi.

Se solo da bambini avessimo avuto una chiara cultura del corpo, se avessimo saputo come, a livello neurologico, il nostro benessere fisico è indiscutibilmente legato a quello spirituale o più semplicemente emozionale, oggi col nostro corpo ci potremmo addirittura “parlare”.

Mi spiego meglio.

Tante ricerche, che partono dai primi anni 70 sono improntate a confermare le numerose istruzioni presenti nei veda e nel vangelo: il nostro benessere fisico è legato, a livello neurologico, a delle aree cerebrali che sono le medesime che si potenziano durante la meditazione e molti di quegli stati onirici, spirituali e atemporali. 

Quando il nostro corpo guarisce (ovvero si protegge) si attivano guarda caso, le stesse aree coinvolte quando si pratica la “spiritualità” (meditazione, yoga, recitazione di un mantra, preghiera. Anche l”Ave Maria, perché per il cervello, vale tutto).

Se trattassimo veramente il corpo come una casa, dovremmo iniziare a pensare che la nostra maggiore attenzione per quella casa è, fin troppo spesso, dedicata alle facciate. Ogni giorno laviamo la facciata, sistemiamo il tetto, a volte la profumiamo, togliamo quello che ci sembra antiestetico, e la addobbiamo con dei vestiti che riteniamo adatti.

Fatto sta che dentro la casa non ci andiamo con la stessa frequenza con la quale ci occupiamo del fuori.

E se un giorno avessimo degli ospiti? O peggio, se un giorno volessimo goderci la nostra casa? Non sarebbe necessario entrarvi? O dovremmo continuare ad osservarla dall”esterno? E dentro come sarebbe?

Innanzitutto è bene conoscere quello che c”è dentro, perché i corpi, come le case, sono più o meno fatti allo stesso modo, è importante informarsi e conoscere gli ambienti della nostra casa per imparare ad orientarci al suo interno (e questo lo possiamo fare in mille modi, ci sono trattati importanti sulla fisiologia e sulle funzioni del cervello e come queste regolino le nostre attività interne).

Ma, come le case, i nostri corpi sono abitati da anime molto differenti, con esperienze diverse, ed è questo che può cambiare radicalmente il nostro stato di salute o più semplicemente il nostro benessere.

Poter comunicare col nostro corpo, equivale a saper ascoltare la propria anima e viceversa.

Se dovessi fare un esempio molto personale, direi che imparare a comunicare col proprio corpo è esattamente come imparare a comunicare con gli animali.

E quello che ci restituisce questa comunicazione è sempre molto di più rispetto all”impegno richiesto per attuarla.

Basta poco per sintonizzarsi con il corpo ed imparare a conoscerlo e a conoscersi, è una questione di esercizio e di abitudine, poi diventa naturale esattamente come dovrebbe essere.

L’importante è ricordare che la nostra casa-corpo, l’arreda l”anima, la arredano le nostre personalità. E sono loro che stabiliscono cosa vogliono che entri dentro la casa e cosa no, loro decideranno insieme a noi, solo se ne diventiamo consapevoli e riconosciamo pari dignità a tutti gli abitanti della nostra casa, se ci dedichiamo a conoscerli e li trattiamo con premure e attenzioni, proprio come faremmo coi nostri ospiti più cari.



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