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La festa del terrore

'C''è solo una strada: sganciarsi dalla follia USA, follia di un paese che da 70 anni pretende di governare il mondo e di imporre la sua visione della ''democrazia'' [Sandro Vero]'

La festa del terrore

Redazione

31 Marzo 2016 - 17.38


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di Sandro Vero

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È la festa. È la festa, da tempo preparata, in cui le passioni più fondamentali si allineano, perfettamente funzionali, al servizio di una strategia di tensione globale. Una strategia che non è diretta dai fanatici (e dai meno fanatici) integralisti, ma molto più verosimilmente dalle centrali del terrore che abitano dalle parti del Pentagono. Con i servizi dei loro degni compari europei, turchi, sauditi.

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C”è solo una strada: sganciarsi dalla follia americana, la follia di un paese che da 70 anni pretende di governare il mondo, destabilizzandolo in tutti i modi, imponendo la sua visione della democrazia al fine di imporre i suoi interessi, che da tempo coincidono con la weltanschauung del neoliberismo trionfante. Recuperare un”Europa autonoma, veramente autonoma, che non lecchi il culo all”America, che faccia quello che le spetta e le compete: resistere alla tenaglia che la stritola, CIA e Nato da una parte, odio islamico dall”altra. Sottrarsi alla morsa di uno scacchiere geopolitico in cui il vecchio continente non conta più nulla. E poi si vedrà cosa ne rimane dei vari califfi del piffero.

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Le immagini circolanti nei social network del recente incontro fra Obama e Raul Castro sono un nettare per i palati fini dei semiologi e degli esperti di comunicazione non verbale: c’è un momento in cui il cosiddetto “uomo-più-potente-del-mondo” tenta di posare il suo lungo braccio sulle spalle di Castro, un gesto più volte ripetuto nei cerimoniali americani che significa – inequivocabilmente – una bonaria, ammiccante, velenosa sottomissione del partner di turno. Il video immortala il placcaggio istintivo del presidente cubano, che afferra la leva dell’americano facendola pencolare pateticamente davanti alle telecamere.

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È evidente che qualunque volontà di dismettere le pezze al sedere ed aprirsi alle opportunità di una relazione commerciale e industriale col vicino gigante, non esime tuttavia uno degli ultimi baluardi del socialismo reale dal ricordare al mondo che si può evitare di calare le braghe sempre e comunque. Come sembra che siano sempre pronti a fare quelli che governano (per conto terzi) quest’Europa abortita.

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(31 marzo 2016) [url”Torna alla Home page”]http://megachip.globalist.it/[/url]

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