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Monaco, uno nessuno e centomila

La verità è che oggi di ‘individuale’ – nel senso di unico e irripetibile – nella realtà aumentata dei videogame non esiste nulla, ma proprio nulla. [Sandro Vero]

Monaco, uno nessuno e centomila

Redazione

25 Luglio 2016 - 08.40


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di Sandro Vero

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Il singolare commento del giornalista televisivo de La7, a proposito dell’attentato di Monaco, che possiamo tirare un sospiro di sollievo, essendosi trattato di un atto singolo, compiuto da uno squilibrato, in alcun modo riconducibile al califfato del terrore, rivela – come gli atti mancati sovente fanno – lo stato miserevole della coscienza di quella cosa astrusa e zoppicante che è l’Europa.

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Facciamoci bastare questa sciagurata gerarchia di valori, che assegna alla strategia dell’Isis la palma di minaccia primaria, la quale gerarchia, se un singolo individuo con turbe psichiche fa una strage, ci rassicura e ci consola, potendo archiviare la cosa come “individuale”, privata, unica.

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La verità, come è facile intuire, è che di “individuale” — nel senso di unico e irripetibile — nella realtà aumentata dei videogame non esiste nulla, ma proprio nulla. Non il gesto estremo di un diciottenne disadattato, né il gesto scientifico del nazista norvegese Breivik che in un solo colpo accoppa 69 ragazzi.

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Una volta, nel tempo delle pagine stampate, gli atti classificati come “terroristici” nascevano da una irriducibile incommensurabilità fra la teoria del cambiamento del mondo e la prassi istituzionalizzata per la sua realizzazione. L’energia in esubero, la tensione etica residuale prendeva la forma del “gesto” esemplare, eroico, appunto unico.

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Oggi, nell’universo dei ”post” in tempo reale, il gesto nasce e si effettua completamente dentro a un’attesa di visibilità e di condivisione. Mancando la teoria del cambiamento del mondo, ci si fa bastare la micro-teoria del ripristino (dei valori dell’occidente, della morale cristiana, e così via), o quella un tantino più larga ma altrettanto asfittica della sostituzione (l’Islam al posto del cristianesimo, e così via). Per il resto, oltre il fragile corredo di tali coordinate concettuali a dir poco misere, è tutto e solo comunicazione, rappresentazione, incessante e circolare mise en abyme.

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Il bel [url”saggio”]http://www.einaudi.it/libri/libro/mario-perniola/contro-la-comunicazione/978880616820[/url] che Mario Perniola dedicò, una decina di anni fa, alla necessità di sviluppare un’etica contro la comunicazione è ancora là a lanciare il suo grido.

(25 luglio 2016) [url”Torna alla Home page”]http://megachip.globalist.it/[/url]

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