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Un miliardo di muli umani lavora gratis per i padroni del web

I contenuti generati dagli utenti? Possono essere un bel guaio. Alcune cose che dovete sapere su quell’internet che state usando-creando e che vi usa. [Glauco Benigni]

Un miliardo di muli umani lavora gratis per i padroni del web

Redazione

5 Ottobre 2016 - 17.29


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Dynamic 1
di
Glauco Benigni

Tratto da: [url”http://www.pandoratv.it/?p=11619″]http://www.pandoratv.it/?p=11619[/url]

Dynamic 2

Nella immensa scena della comunicazione
contemporanea si possono individuare tre
grandi famiglie di
contenuti:

Dynamic 3
a) quelli prodotti dagli
editori tradizionali e veicolati ai loro utenti soprattutto attraverso stampa,
tv e web;

b) quelli prodotti dagli
utenti stessi per manifestare il talento, attivare il dialogo con altri utenti,
passare il tempo;

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c) i contenuti prodotti
e veicolati dalla pubblicità.

Dynamic 5
I contenuti generati dagli utenti sono senza dubbio il nuovo
fenomeno.

Ma che cosa erano le “lettere
al Direttore”? Gli annunci economici pubblicati dai grandi quotidiani ? I
settimanali di compro-vendo quali Porta
Portese
, Seconda mano, etc ? Le
telefonate in diretta alle Radio Private ?

Erano già contenuti generati dagli utenti.

Oggi si chiamano UGCUser Generated Content – e
si fa risalire il loro debutto ai social
network
. In realtà esistevano già nel secolo scorso, ma di certo non erano
così importanti.

Non erano così importanti per gli editori,
per gli utenti stessi e soprattutto non erano così importanti per i pubblicitari.

Nei primi anni 80, con il forsennato
sviluppo della TV commerciale si
capì che i contenuti (news, sport, intrattenimento, film, serie televisive) servivano
soprattutto a veicolare al meglio la pubblicità.

Si capì che se il prodotto è offerto gratuitamente allora il prodotto finale sei Tu!

Si capì che lo scopo principale
della TV commerciale era quello di ammassare spettatori di fronte allo schermo
casalingo e perseguitarli con annunci che servivano a spingerli al consumo.

In termini tecnici questa attività
si definisce “influenzare la domanda” di beni e di servizi affinché,
al dunque, un agguerrito drappello di
multinazionali possa invadere e presidiare qualunque punto vendita
e in
particolare gli scaffali dei supermercati con merci spesso di bassa qualità ma
molto, molto impacchettate… talmente impacchettate che spesso la merce pesa
la metà o meno del suo scintillante involucro e per smaltire le tonnellate di
rifiuti che ne derivano i comuni devono scendere a patti con le mafie locali (questo è uno dei tanti effetti collaterali della pubblicità).

Con il debutto del Web 2.0, verso i
primi anni del secolo, ai contenuti degli editori e della pubblicità,
giustamente considerati un monologo unidirezionale tra medium e utente, si
comincia ad affiancare, prima lentamente poi su vasta scala, il dialogo interattivo
e la condivisione
: due concetti magici diligentemente promossi dai massmediologi
e dagli opinion maker. L”utente, a quel punto, grazie alla Rete
raggiunge altri utenti, idealmente senza
pagare , idealmente senza censure, idealmente senza arrecare danni a se stesso
e alla collettività
.

In realtà come vedremo non è proprio così.

Quei volponi dei gestori di social network, finanziati da
spregiudicati venture capitalist,
capiscono da subito che i nuovi giocattoli che stanno facendo impazzire il
mondo (in primis Facebook e YouTube) hanno delle caratteristiche molto, molto
interessanti.

Gli utenti sanno ormai tutti leggere
e scrivere, fanno molte foto, vogliono partecipare e commentare, molti sanno
fare le videoclps, vogliono avere visibilità, hanno a disposizione somme che consentono
di comprare PC, tablet, webcam, smart phone, etc…

E allora ? Basta offrire a tutti la
possibilità di “caricare” in rete e di condividere i propri contenuti
e , come d”incanto , si vengono a creare sterminate
comunità pronte a fornire gratis e con continuità contenuti con i quali
“incartare” messaggi pubblicitari
.

Non importa se tali contenuti
saranno banali o geniali, se saranno eversivi o conformisti, se saranno utili o
inutili … per i padroni della Rete
l”importante è:

1) che la loro
produzione costi zero;

2) che si crei una
immensa quantità di testi, foto, musica, videoclip consultabili;

3) che si possano
misurare, grazie ai contatori di Google e Facebook, i lettori e i visualizzatori
raggiunti così da poter vendere i contatti agli inserzionisti.

Et voila! In sostanza gli utenti
della Rete producono contenuti per altri utenti della Rete gratuitamente,
sprigionando una creatività sommersa
come un”immensa energia, da addomesticare, che era in latenza.

Oggi si calcola che le ore di
filmati presenti su YouTube, Dailymotion, Vimeo, etc… sono migliaia di volte superiori alle ore
prodotte in decenni dalla cinematografia e dalla televisione
. I testi dei
blog e quelli presenti su Facebook, Twitter, etc… sono migliaia di volte superiori a quelli che erano stati stampati nei
secoli
.

Insomma lo tsunami dei contenuti generati dagli utenti ha travolto qualsiasi
tradizione
e tecnica di produzione cosiddetta culturale, scientifica, di
intrattenimento, etc…

Quelle faine dei pubblicitari , dal
canto loro , hanno velocemente fatto due conti e si sono detti:

“Meraviglioso! È successo
un miracolo! Perché dovremmo continuare a negoziare con i vecchi editori e le TV
e a pagare le loro lobby in declino per inserire messaggi pubblicitari in giornali
e palinsesti , quando grazie a questo fenomeno strabiliante possiamo inserire
messaggi pubblicitari nei contenuti generati dagli utenti ? Gli utenti non
hanno rappresentanze, non negoziano, prendono ciò che offriamo, ringraziano,
non protestano e lavorano sodo e in silenzio”.

E così sta avvenendo.

Al dunque un potenziale consumatore
raggiunto sul web è lo stesso che si può raggiungere con stampa e/o tv … anzi
è molto, molto più profilato. Di lui
sappiamo cosa cerca, cosa sogna, anche
cosa può permettersi
. E lo sappiamo immediatamente. Se poi ha anche una carta
di credito il gioco è fatto. Pochi clic
e la merce è venduta. Anzi pre-venduta.

Le conseguenze di tutto ciò NON SONO
sotto gli occhi di tutti . La questione non viene affrontata nei giusti termini
soprattutto perché i vecchi servitori
della pubblicità, cioè i media mainstream, considerano questo argomento tabù
.

E i loro direttori commerciali non
consentano che si affronti per non disturbare i pubblicitari che sono diventati
nel tempo i loro veri padroni.

Cerchiamo di riassumere gli effetti oscuri
più rilevanti :

1) Più di un miliardo di persone nel mondo oggi lavorano gratis per social
network e per i Boss della rete e non se ne rendono conto
. Forniscono
ossequiosi i loro dati personali ai Servizi Segreti. Con un clic sul quadratino
“accept” sottoscrivono frettolosamente i Termini e le Condizioni per
diventare membri manifestando una gioiosa sudditanza alla Dittatura digitale.

2) Le giovani generazioni sperano, in tal modo, di ottenere visibilità , esprimere
il proprio talento
e sperano un giorno di tradurre ciò in attività remunerate. Ma solo 1 su
10.000 , quelli che raggiungono più un milione di spettatori, ottengono piccole
cifre per gli inserimenti pubblicitari nei loro lavori.

3) Ancora: le giovani generazioni
per essere aggiornate tecnologicamente spendono miliardi di euro, dollari, yen e yuan in strumentazione digitale e
passano gran parte delle loro giornate a smanettare su tastiere e tastierine

4) Considerando lo stato medio
dell”evoluzione la gran parte di contenuti generati dagli utenti è basic,
ma la sua quantità e velocità di circolazione sta conducendo le forme di cultura evolute nel recinto
delle minoranze in via di estinzione
.

5) La Stampa e la tv tradizionale, già inquinate dalla prima fase
dell”espansione pubblicitaria, vedono con orrore la contrazione di quelle
risorse che, ormai da 10 anni, vengono destinate al web. Gloriose testate
giornalistiche licenziano vistosamente, prepensionano creando danni al sistema
previdenziale e poi chiudono.

6) Il costo delle inserzioni pubblicitarie è ridotto a un centesimo di quello che era 15 anni fa e quindi c”è una proliferazione di
messaggi che inquinano ogni nuova forma di comunicazione.

7) Sotto la spinta dell”induzione al
consumo di merci e servizi multinazionali le
piccole e medie industrie locali non tengono il passo con la concorrenza
e
chiudono anche loro i battenti o vengono svendute ai concorrenti esteri.

8) La Politica, per contro, che avrebbe dovuto godere al massimo dei
contributi degli utenti in rete, e talvolta c”è riuscita, appare confusa e disorientata dall”immenso
rumore di fondo che si è venuto a creare.

Bene , dopo questa narrazione, vi
aspettereste che io sia contrario ai contenuti generati dagli utenti? E invece
no! Io sono favorevolissimo ma mi
batterò affinché cresca la consapevolezza
circa gli aspetti oscuri del
fenomeno e affinché si creino Associazioni
e Sindacati
che difendano quella
parte di libertà che c”è
e impongano ai pubblicitari un equo compenso per il lavoro svolto in
rete dagli utenti.

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