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Il vero padrone dell'Impero: Peter Thiel e la lunga marcia del suprematismo digitale

Il potere cambia volto e linguaggio: non più partiti e ideologie, ma algoritmi, dati e sistemi opachi. Nell’ombra avanza una nuova élite tecnologica decisa a governare società, comportamenti e destino collettivo.

Il vero padrone dell'Impero: Peter Thiel e la lunga marcia del suprematismo digitale
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16 Marzo 2026 - 15.30


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di Turi Comito.

Sta arrivando a Roma (forse è già lì) il suprematista padre padrone di Palantir, la società di controllo sociale che si occupa, attraverso analisi di Big Data, di “predire” statisticamente il comportamento di individui, gruppi e comunità e quindi di controllarli. Pare che debba fare una conferenza “riservata”. Riservata a chi non ho capito ma è facile immaginarlo: ad altri facoltosi e influenti suprematisti come lui convinti che solo la tecnologia, controllata da élite coese ideologicamente, può arginare il famigerato “declino” dell’Occidente. Di Thiel, e degli altri tycoon della “PayPal Mafia”, ho già molte volte parlato in questa pagina. Insisto anche oggi per un motivo semplice. Thiel non è solo un ricco magnate come Gates, Bezos e ultramiliardari del genere. È un ideologo che maneggia alcuni concetti filosofici con una certa dimestichezza. È uno che non agisce solo in termini di profitto realizzabile. Agisce secondo la logica della conquista del potere politico per disegnare una nuova società occidentale basata su una idea di controllo totale e totalitario delle masse affidato a piccoli gruppi in grado di comprendere le sfide che altre potenze e superpotenze (la Cina innanzitutto ma non solo) mettono in campo e di contrastarle per mantenere egemonia e dominio. È qualcosa di molto più complesso e articolato rispetto ad un programma politico. È una visione del mondo, appunto una ideologia. Che non è quella liberista cui siamo abituati; quella, secondo Thiel, è perdente e perduta. Ora, il problema non è che abbiamo a che fare con uno dei tanti che comprano voti per sostenere un candidato all’Impero Usa (anche). Il problema è che questo qua ha infilato praticamente ovunque nelle posizioni di potere gente che la pensa come lui (il vicepresidente Vance è un suo protetto, ma sono decine le personalità di potere che sono piazzate ovunque: settore militare, spionistico, assistenza sociale, ecc.). Ma, ancora peggio, porta avanti una politica di penetrazione dei suoi sistemi di controllo informatici pervasiva e invasiva che ormai gestisce tre quarti di governo americano ed è in avanzamento costante e continuo nei governi europei. E non si tratta di software di videoscrittura. Si tratta di software che usano la polizia e l’esercito per controllare, prevedere, orientare, gestire il comportamento di moltitudini di individui. E che sono di proprietà di Palantir, non di chi li usa. L’ho già scritto altre volte e lo ripeto. Gli Usa hanno già avuto un colpo di stato. E non l’ha fatto il pericoloso pagliaccio chiamato Trump. L’hanno fatto Thiel e la sua congregazione penetrando, negli ultimi venti anni, praticamente in ogni blocco di potere politico e amministrativo americano attraverso software ormai diventati indispensabili e modificabili soltanto dalla sua società. Ecco, se vogliamo il volto del nuovo potere totalitario e suprematista in Occidente, conservatevi la foto di Thiel e lasciate perdere quella di Trump o di Epstein.

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