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Le elezioni in Ucraina a botta calda

Poche sorprese alle elezioni ucraine. L’alleanza tra il cioccolataio e il bancosauro è inevitabile per formare l’esecutivo. Donbass perduto e altri scricchiolii.

Le elezioni in Ucraina a botta calda
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27 Ottobre 2014 - 10.00


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di Gianni Petrosillo.

Il
verdetto delle elezioni in Ucraina
non ha riservato grosse sorprese. La partecipazione è stata poco sopra il 50%
secondo gli occidentali, i media russi parlano di percentuali più basse. Ha
vinto di misura Petro Poroshenko con il suo “Blocco” che, a
scrutini ancora in corso, si sta attestando intorno al 23%.

Secondo
posto, niente affatto inaspettato, al contrario di quello che ci hanno
raccontato per giorni i giornali euro-atlantici, il “Fronte popolare”
dell’attuale e futuro Premier, Arseniy
Yatsenyuk
, il quale, pur avendo il carisma di un rospo delle paludi, ha
raccolto il 21,3% dei suffragi.

Gli
americani hanno lavorato per lui costruendo un consenso dal nulla e comprando pacchi di voti per
influenzare le scelte del futuro governo.

L’alleanza tra il
cioccolataio e il bancosauro

è ormai inevitabile per la formazione dell’esecutivo.

Terzi
classificati i majdanisti del sindaco
di L’viv Andriy Sadovy, che prendono
il 13,2%.

Brutta
batosta invece per i nazionalisti radicali che, accreditati di un exploit nei
sondaggi pre-elettorali, sono stati superati dall’opposizione filo-russa arrivata al 7,6%, un punto percentuale in
più del partito di Oleh Lyashko, il
quale è stato agganciato anche da Svoboda
(6,3%), i nostalgici del fascismo che su consiglio della Casa Bianca si sono
riciclati in libertari.

Yulia Timoshenko è la grande sconfitta dalle urne,
senza l’endorsement di Washington e
con il tradimento del suo pupillo che si è fatto il suo partito, è precipitata
al 5,6%. Avrà scarsa influenza sul futuro gabinetto ma conoscendo la signora
non rinuncerà facilmente alle sue aspirazioni di leadership, forse tenterà di
organizzare un altro complotto per risollevare le sue sorti in forte ribasso.

I
più delusi sono però i nazisti
filostatunitensi
di Pravyi Sektor,
dopo essersi fatti usare per stragi e crimini contro l’umanità dalla CIA,
facendo la solita figura degli utili idioti, non entreranno nemmeno in
parlamento col loro misero 2,4%. Come anche i comunisti, giunti intorno al 3%.

Tuttavia,
il dato più interessante di questa tornata elettorale non sta nelle cifre
ufficiali e negli equilibri che ne conseguiranno in Parlamento. L’aspetto più
rilevante riguarda i futuri assetti del
sud-est del paese
che ha scarsamente partecipato alle elezioni. Da Odessa a Kharkov si respira un’aria di ribellione contro Kiev e i suoi
oligarchi. In questo caso si parla di due regioni economicamente molto vive che
non vogliono pagare il conto dei disastri commessi nella Capitale e che non
nascondono la voglia di autonomia per gestire in loco le proprie risorse.

Poroshenko
ha capito che da qui verranno i prossimi problemi per l’Ucraina. Mentre il Donbass è considerato perso, come la Crimea (impossibile continuare
la guerra contro questi territori con il 65% della forza militare distrutta) i
dittatori di Kiev temono futuri disordini in queste aree strategiche dove
vivono grandi comunità russe e sussistono tessuti economici sviluppati.

Per
questo il Tycoon di Bolgrad ha rilasciato dichiarazioni di fuoco sul destino
della città e dell’intero Oblast’ di Odessa, osando giustificare il massacro del 2 maggio scorso, quando più di 200 militanti antimajdan furono
sterminati
nella casa del Sindacato da ultras ed estremisti di destra.
L’Occidente, ovviamente, non ha avuto nulla da ridire sulle affermazioni scioccanti
del presidente ucraino, fiero dei pogrom
banderisti contro la popolazione
civile e del sangue innocente versato per permettere a delinquenti corrotti
come lui di rovinare una nazione.

Nei
prossimi mesi potrebbero esserci delle sorprese perché l’Ucraina è economicamente in fondo al baratro (calo del 9% del
PIL, svalutazione monetaria del 50%, declino accelerato del tenore di vita,
spopolamento progressivo e insufficienza di aiuti dall’estero) e potrebbe essere incapace di resistere ad
ulteriori spinte centrifughe
innescate dal disastro finanziario in atto.
Staremo a vedere.

P.s. –
Una curiosità: come scrive
oggi sul Corriere Fabrizio Dragosei (si proprio lui,
il nostro fervente russofobo): 

«il Donbass è di fatto staccato da Kiev.
Nonostante le assenze (senza contare gli abitanti della Crimea), uno dei
partiti che fanno riferimento all’ex presidente filorusso Viktor Yanukovich
entrerà in Parlamento. E se avessero votato tutti? Alle elezioni del 2012,
dichiarate legittime da osservatori internazionali, il partito di Yanukovich
aveva conseguito il 30%. Anche oggi sarebbe il gruppo di maggioranza relativa.
E avrebbe l’incarico di formare un governo.
»

Avete
capito bene, senza il colpo di Stato finanziato dagli USA, oggi l’Ucraina sarebbe
ancora lo stesso paese di ieri, in pace con Mosca e con se stesso.

Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/le-elezioni-in-ucraina-a-botta-calda.


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