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Hillary Clinton è davvero pericolosa

'Hillary è la quintessenza di quanto c''è di sbagliato negli USA, e dopo la presidenza disastrosa di Obama avrebbe molto da dimostrare a se stessa e alle lobby a cui risponde'

Hillary Clinton è davvero pericolosa
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Redazione Modifica articolo

20 Novembre 2014 - 08.04


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di The Saker.

Ho appena letto l’articolo di Paul Craig Roberts:   Next-presidential-election      nel quale cita un articolo di Glenn Greenwald: firstlook.org/theintercept (tradotto qui sotto -ndt).

Entrambi gli autori concordano che la possibilità che la Clinton
diventi presidentessa degli Stati Uniti è una brutta notizia, Roberts
menziona addirittura il rischio di guerra.

Purtroppo devo essere d’accordo con loro. Hillary è la quintessenza
di tutto quanto c’è di sbagliato negli USA, e dopo la presidenza
assolutamente disastrosa di Barak Obama avrà molto da dimostrare a se
stessa e alle lobby a cui risponde (descritte da Greenwald nel suo
articolo). Non ripeterò gli argomenti dei due analisti; mi limito ad
aggiungere che sono assolutamente convinto che Hillary sia sia
abbastanza delirante che arrogante per credere di poter fare la
prepotente con la Russia, anche con l’uso della forza militare. Al costo
di sembrarvi un po’ ingenuo, aggiungo anche che penso sia una persona
semplicemente malvagia.

Il problema ovviamente è che la Russia non cederà. Non per questioni
che sono per essa di chiara importanza strategica, esistenziale. Ciò
include sicuramente il futuro dell’Ucraina. Temo che gli USA penseranno a
un confronto militare con la Russia come al gioco del coniglio, mentre
per la Russia sarà una questione di sopravvivenza. Sappiamo tutti come
può finire.

Due forze potrebbero, forse, impedire una guerra: un’ipotetica parte
dell’1% elitario che potrebbe rendersi conto di quanto gli USA
rischierebbero in tale guerra, e il capo di stato maggiore
dell’esercito. Questi, oppure una crisi interna che sottraesse
abbastanza energia al governo federale da renderlo incapace di
perseguire politiche imperiali all’estero.

In ogni caso, devo dire che guardo al futuro con un bel po’ di ansia.

Cinici, fatevi da parte: c’è eccitazione genuina per la candidatura di Hillary Clinton

Di Glenn Greenwald

E’ facile fare i cinici quando si considera l’inevitabile (e
purtroppo imminente) campagna presidenziale di Hillary Clinton. Da una
veterana dei giochi di potere di Washington squallidamente senz’anima,
priva di principii, assetata di potere qual è, è il politico americano
più banale che possa esserci. Uno dei suoi pochi aspetti unici, forse il
solo, sta nel modo in cui la prima presidenza femminile verrà sfruttata
(seguendo il modello di Obama) per oscurare il suo ruolo di guardiana
dello status quo.

Che Hillary sia la beneficiaria di una successione dinastica la rende
ancora più invitante per un mix di noia e disprezzo. Le decine di
milioni di dollari che i Clinton hanno “guadagnato” con la loro
celebrità politica (washingtonpost.com/politics/how-the-clintons-went-from-dead-broke-to-rich-bill-earned-1049-million-for-speeches)
in gran parte parlando ai globalisti, gruppi industriali, fondi
avvoltoio e altre appendici di Wall Street che avrebbero il maggiore
interesse nella presidenza di lei, rendono lo spettacolo molto più
deprimente (la probabile candidata è raffigurata nella foto sopra con
l’AD di Goldman Sachs Lloyd Blankfein a un evento di settembre).

Ma non dovremmo essere così cinici. C’è un’intensa e genuina
eccitazione alla prospettiva di (un’altra) presidenza Clinton. Molte
importanti fazioni americane considerano la sua elevazione all’Ufficio
Ovale come un’opportunità per il ringiovanimento, un entusiasmante
simbolo di speranza e cambiamento, il veicolo per vitali avanzamenti
politici. Quelle sempre più eccitate fazioni includono:

Wall Street

Tratto da Politico Magazine dell’11 novembre 2014 (Perché Wall Street ama Hillary):

“Giù a Wall Street non credono alla retorica populista della Clinton
neanche per un minuto. Mentre l’industria finanziaria effettivamente
odia Warren, i grandi banchieri amano la Clinton e in linea di massima
la vogliono a tutti i costi come presidente. Molti tra i ricchi e
potenti dell’industria finanziaria (tra cui l’AD di Goldman Sachs Lloyd
Blankfein, l’AD di Morgan Stanley James Gorman, il potente
vice-presidente di Morgan Stanley Tom Nides e i capi di JPMorganChase e
Bank of America) considerano la Clinton una pragmatica risolutrice di
problemi poco propensa alla retorica populista. Per loro è una che ha
l’idea che tutti beneficiamo se Wall Street e il business americano
prosperano. Che dire delle sue incursioni nell’ardente retorica? Nessuno
di loro pensa che lei faccia sul serio con il suo populismo.

Sebbene Hillary Clinton non abbia annunciato formalmente la sua
candidatura, l’opinione di Wall Street è che sia in lizza (e con
decisione) e che la sua organizzazione nazionale stia rapidamente
prendendo posizione dietro le quinte. Tutto ciò la rende attraente. Wall
Street, soprattutto, ama i vincitori, tanto più quelli che
difficilmente toccheranno troppo il suo salvadanaio. […]”

La lobby israeliana

Tratto da Foreign Policy del 7 novembre 2014 (Hillary andrebbe bene per la Terra Santa? di Aaron David Miller):

“Se dovesse diventare presidente, rapporti migliori con Israele
sarebbero praticamente garantiti… Non dimentichiamo che i Clinton hanno
trattato con Bibi primo ministro. Non è mai stato facile, ma chiaramente
era molto più produttivo di quanto vediamo adesso… Per dirla in modo
semplice, Hillary è buona per Israele e si relaziona al paese in un modo
in cui questo presidente non fa… Hillary è di un’altra generazione e ha
lavorato in un mondo politico in cui essere buoni per Israele era sia
obbligatorio che intelligente.

Siamo chiari: quando si tratta di Israele, non esiste un Bill Clinton
2.0. L’ex presidente è probabilmente unico per la profondità dei suoi
sentimenti per Israele e la sua disponibilità a mettere da parte le
proprie frustrazioni per certi aspetti del comportamento di Israele,
come gli insediamenti. Ma questa intesa vale anche per Hillary. Sia Bill
che Hillary sono così innamorati dell’idea di Israele e della sua
storia unica che sono propensi a fare certe concessioni sul
comportamento del paese, come la continua costruzione di insediamenti.”

Gli interventisti (ovvero i fanatici della guerra)

Tratto dal New York Times del 15 giugno 2014 (Gli avvenimenti in Iraq
aprono la porta per un revival degli interventisti, afferma uno
storico):

“Ma l’esempio migliore per quella che Robert Kagan descrive come la sua
visione “convenzionale” della forza americana è il suo rapporto con l’ex
segretaria di stato Hillary Rodham Clinton, che resta il veicolo nel
quale molti interventisti stanno riponendo le loro speranze. […]

‘Mi sento a mio agio con lei in politica estera’ ha affermato il sig.
Kagan, aggiungendo che il prossimo passo dopo l’approccio più realista
di Obama ‘potrebbe in teoria essere qualsiasi cosa Hillary porti in
tavola’ se eletta alla presidenza. ‘Se perseguirà la politica che noi
crediamo perseguirà’, ha aggiunto, ‘è qualcosa che si potrebbe chiamare
neoconservatrice, ma chiaramente i suoi sostenitori non la definiranno
così; la chiameranno in modo diverso.’

I neo-con della vecchia scuola

Tratto dal New York Times del 5 luglio 2014 (Il prossimo atto dei
neocon: … pronti ad allearsi con Hillary Clinton? di Jacob Heilbrunn):

“Dopo quasi un decennio di esilio politico, il movimento
neo-conservatore è tornato… Mentre castigano Obama, i neo-con forse si
stanno preparando per un’impresa più sfrontata: allinearsi con Hillary
Rodham Clinton e la sua nascente campagna presidenziale, nel tentativo
di tornare al posto di comando della politica estera americana…

Altri neo-con hanno seguito il prudente centrismo e rispetto di Robert
Kagan per la signora Clinton. Max Boot, membro anziano al Council on
Foreign Relations, quest’anno ha notato ne La Nuova Repubblica che ‘nei
consigli dell’amministrazione Hillary era una voce di principio per una
posizione forte su questioni controverse, che fosse a supporto
dell’insorgenza afghana o dell’intervento in Libia.’

E il fatto è che questi neo-con hanno ragione. La signora Clinton ha
votato per la guerra in Iraq; supportato l’invio di armi ai ribelli
siriani; paragonato il presidente russo Putin ad Adolf Hitler; supporta
appassionatamente Israele; e sottolinea l’importanza di promuovere la
democrazia.

E’ facile immaginare che la signora Clinton nella sua amministrazione
farà spazio ai neo-con. Nessuno la potrebbe incolpare di essere debole
nella sicurezza nazionale con uno come Robert Kagan a bordo… Lungi
dall’essere finita, dunque, l’odissea neo-con sta per continuare. Nel
1972 Robert L. Bartley, editorialista del Wall Street Journal e uomo che
appoggiò i primi sostenitori neo-con, definì acutamente il movimento
come ‘un gruppo altalenante tra i due maggiori partiti’. Nonostante le
battaglie tra partiti dei primi anni 2000, è notevole quanto poco sia
cambiato.”

Perciò beccatevi questo, cinici. Ci sono sacche di vibrante
eccitazione politica che si stanno entusiasmando nel paese per una
presidenza di Hillary Clinton. Si fanno poster, si attaccano distintivi,
si preparano assegni, si bramano appuntamenti. I costituenti uniti,
alleati, sinergici della plutocrazia e della guerra senza fine hanno la
loro beneamata candidata. Ed è davvero difficile argomentare che la loro
eccitazione ed affetto non siano giustificati.

Fonti: Vineyardsaker   Firstlook

Traduzione: Anacronista.

Tratto da:  http://www.controinformazione.info/paul-craig-roberts-e-glenn-greenwald-hanno-ragione-hillary-e-davvero-pericolosa/.

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