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La manina di Sarkozy (e di Hillary) nella rivolta in Libia

La tempesta in Libia, quattro anni dopo l’intervento occidentale, non accenna a esaurirsi. Intanto una commissione del congresso USA fa clamorose rivelazioni.

La manina di Sarkozy (e di Hillary) nella rivolta in Libia

Redazione

3 Luglio 2015 - 18.12


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di Renato Piccolo.

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Dopo mesi di
trattative le fazioni libiche sarebbero ormai prossime a firmare
l’accordo per un governo di unità nazionale. A spingerli verso
l’accordo, più di qualsiasi considerazione “politica”, ci sarebbe la
paura per l’ascesa di quelle bande che dicono di fare riferimento allo
Stato islamico.


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A frenare un compromesso invece, oltre alle faide locali, ci
sarebbero anche gli sponsor internazionali dei due blocchi, Turchia e
paesi del Golfo, da un lato, Egitto dall’altro, impegnati a contendersi
l’egemonia sul Paese, oltre alle controversie più globali riguardo
il petrolio. Fattori frenanti che potrebbero far saltare tutto e aprire
le porte all’imperversare dell’Isis.


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La tempesta in Libia, quattro anni dopo l’intervento
militare occidentale, non accenna a esaurirsi. Intanto però una
commissione del congresso americano, quella che sta indagando
sull’assalto all’ambasciata Usa di Bengasi nel 2012, sta svelando una serie di documenti che aiutano a far chiarezza su come si è arrivati alla crisi.


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Il 16 giugno la commissione di inchiesta ha pubblicato quasi duecento pagine di email inviate da Sidney Blumenthal, uno dei più stretti consiglieri di Hillary Clinton,
all’allora segretario di Stato. Blumenthal, che ha numerosi rapporti (e
interessi economici) in Libia, era incaricato di tenere i contatti con
le figure chiave della rivolta e coi servizi segreti dei Paesi europei
più presenti sul posto (tra cui i servizi italiani). I suoi messaggi
alla Clinton aprono una finestra sul genere di informazioni di cui
disponeva il dipartimento di Stato nelle settimane della rivolta anti-Gheddafi.


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La rivolta inizia a gennaio 2011 ma esplode in modo sanguinoso alla
metà di febbraio, quando alcune centinaia di persone scendono in strada a
Bengasi e si scontrano con gli apparati di sicurezza di Muammar
Gheddafi. Il 15 febbraio Gheddafi manda il suo ministro della giustizia Mustafa Abdul Jalil
a trattare coi ribelli. Sei giorni dopo Jalil passa dalla parte dei
ribelli: lo fa con un’intervista in cui dichiara di avere le prove del
coinvolgimento di Gheddafi nell’attentato di Lockerbie.


Blumenthal scrive alla Clinton: «Svelando queste informazioni Jalil
spera di ingraziarsi l’Occidente». Lo stesso giorno, il 22, si dimette
anche il ministro dell’Interno Abdul Fatah Younis. Blumenthal annota che
Younis Â«vuole giocare un ruolo nel prossimo regime», e invia il suo
numero di cellulare alla Clinton.


C’è però chi si sta muovendo più in fretta degli americani (e dei
servizi italiani che, stando a quanto riporta Blumenthal in una mail del
23 febbraio, sarebbero in contatto con la tribù Senussi, la ex famiglia
reale). Un mese dopo, il 22 marzo, Blumenthal scrive a Washington che,
appena Jalil e Younis si sono dimessi, i servizi segreti francesi (la
DGSE) sarebbero entrati in contatto con loro.


Cita «fonti ben informate», spiegando che la DGSE «ha fornito denaro e
assistenza nella formazione del Consiglio nazionale di transizione», la
nuova organizzazione “politica” dei ribelli, che viene costituita
formalmente il 26 febbraio. Gli agenti dei servizi che contattano Jalil e
Younis, secondo le fonti di Blumenthal, «spiegano di parlare a nome del presidente Nicolas Sarkozy,
e che la Francia riconoscerà ufficialmente il Consiglio di transizione
come governo legittimo della Libia non appena sarà costituito».


La mail prosegue: «Gli agenti aggiungono che Sarkozy è convinto di poter contare anche sul sostegno del premier britannico David Cameron.
Jalil e Younis accettano l’offerta e rimangono in contatto con gli
agenti della DGSE al Cairo. In cambio dell’assistenza, gli agenti della
DGSE spiegano di aspettarsi che il nuovo governo libico favorisca gli
interessi nazionali e delle aziende francesi, in particolare
sull’industria del petrolio».


Il sito al Monitor, riportando le mail di Blumenthal, nota
che la versione ufficiale raccontata da Sarkozy su tutta la vicenda
suona molto diversa: sarebbe stato il filosofo Bernard-Henri Levy,
di sua volontà, ad andare in Libia a incontrare i leader ribelli il 4
marzo successivo. Lo stesso Levy avrebbe poi messo in contatto Jalil e
il presidente francese.


Le mail svelano che quei contatti esistevano in realtà già da tempo.
Non solo. Una mail datata 5 maggio aggiunge qualche dettaglio poco
lusinghiero sul ruolo di Levy. Secondo le fonti di Blumenthal, il 22
aprile il “filosofo” francese sarebbe tornato in Libia a battere cassa:
«Levy, parlando cortesemente, ha spiegato ai leader del Consiglio di
transizione che hanno un debito con la Francia per il suo sostegno, e
che Sarkozy ha bisogno di qualcosa di concreto da mostrare ai politici e
agli imprenditori francesi». Quegli incontri avrebbero portato a una
serie di contratti per Total e per altre aziende francesi.


I francesi non sono soli. Bisogna tenere a mente che Blumenthal non
deve certo informare la Clinton di eventuali attività americane in
Libia, anche se il 6 marzo le racconta di aver incontrato Mahmoud
Jibril, un altro transfuga del governo di Gheddafi. Blumenthal consiglia
di investire su di lui: tre settimane dopo Jibril diventa leader del
Consiglio di transizione.


Il primo marzo, invece, Blumenthal scrive del sostegno fornito alla
rivolta dalle «unità d’elite» dell’esercito egiziano, presenti in Libia
già dal mese di febbraio. In Egitto Hosni Mubarak è già stato deposto ma il potere Ã¨ ancora in mano al suo capo delle forze armate, il maresciallo Tantawi.


La situazione intanto continua a evolvere. Il 10 marzo Blumenthal
comunica che Gheddafi starebbe valutando l’ipotesi di proporre una
tregua ai ribelli, con la creazione di un governo di unità composto da
tecnocrati.


La “diplomazia” internazionale però è all’opera su altri canali. Il
17 marzo il Consiglio di sicurezza dell’Onu vota la risoluzione che
autorizza l’intervento militare in Libia per istituire una no-fly zone.
«No-fly! Brava! Ce l’hai fatta! Sono molto fiero», scrive Blumenthal
alla Clinton. L’esito di quell’intervento è noto. Quattro anni dopo
Hillary e Sarkozy, i suoi principali artefici, stanno provando entrambi a
rimettersi alle redini dei rispettivi Paesi.

Fonte: http://piccolenote.ilgiornale.it/24102/la-manina-di-sarkozy-e-di-hillary-nella-rivolta-in-libia.

Sulle fasi che precedettero la guerra di Libia, leggi anche:

Giulietto Chiesa e Pino Cabras,

Tempesta sulla Libia: un War Game profetico

                        01/04/2015

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